PROSA TEATRO SOCIALE ROVIGO Natalino Balasso ha portato in scena il secondo episodio de La Cativisima. Teatro sold out per la commedia dell’attore polesano e la sua ottima compagnia 

Toni Sartana l’eroe dei cattivi vince ancora

Foto dal sito del Teatro stabile del Veneto
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Si chiude la stagione di prosa con lo spettacolo di Natalino Balasso, la seconda puntata dell’epopea di Toni Sartana. Applausi e apprezzamenti dal pubblico rodigino



Rovigo - A tre giorni dal debutto della commedia, Toni Sartana e le streghe di Bagdad, è andata in scena a Rovigo. Un teatro Sociale stipato di gente ha accolto il dissacrante, ed eroico, Natalino Balasso. Non è il primo spettacolo che il comico polesano porta nel capoluogo in questa stagione di prosa, fu infatti il Welson&Smith di Baricco, con la regia di Gabriele Vacis e Balasso tra i protagonisti, ad inaugurare il 19 novembre scorso la stagione (LEGGI ARTICOLO). 

Toni Sartana è tutta un’altra cosa rispetto a Baricco. E’ un personaggio corrosivo, ideato da Balasso, che ritorna in scena con il secondo capitolo di una trilogia chiamata La cativissima dopo il grande successo della prima parte, vistasi al Sociale un anno fa (LEGGI ARTICOLO).

La commedia vuole mettere in luce il decadimento assoluto dei valori sociali ed umani, l’unico obiettivo di Sartana è quello di avere schei, solo per il piacere fine a se stesso del voluttuoso possesso. I sette vizi capitali sono la regola, come i rapporti con la mafia e con la setta segreta degli industriali magnaschei che comandano il sistema, dove i schei non sono nient'altro che il mezzo attraverso cui si raggiunge il potere, organizzato e gestito dal sistema. Il bancomat della setta segreta rilasciato a Sartana per esempio è una tessera della conoscenza che mette in contatto l'affiliato con un altro membro segreto del "sistema". Poco importa se sia al vertice di una cupola mafiosa, è del sistema e lavora per il sistema, questo basta. Il dualismo tra Sartana, che vorrebbe avere solo i schei, dal "sistema", che come una piovra è dappertutto ed usa i schei per comprarsi il potere, è chiaro, Sartana si avvicina, ma non si affilia, tanto che non riesce a salire il terzo gradino dell'iniziazione: non riesce a mangiare una banconota da 500 euro, sacrificio imposto dal sistema per far comprendere che la finalità non devono essere i schei, ma il potere. 

Un mondo dove le donne sono chiaramente più furbe, organizzate ed intelligenti ma comunque non godono di pari opportunità degli uomini. “In questo mondo qua una donna non conta niente se non c’è qualcuno a sostenerla - dice Lea, la moglie feroce di Toni  - Si dice che dietro ad un grande uomo ci sia una grande donna, a volte c’è una grande donna anche dietro ad un mona”. “Io non ho sposato una donna, ma l’ebola in persona” dice ad un certo punto Sartana riferendosi alla donna, e non ha tutti i torti.

La vendetta cova nei cuori e gli obiettivi si raggiungono candidamente a colpi di pistola e cadaveri fatti a pezzi. Le streghe di Bagdad hanno il compito di annunciare l’inquietante ed immeritato futuro a Sartana. Come in una favola alla fine solo l’amore vero lo può salvare. Peccato che Selma, la donna a cui Toni attribuisce il suo sentimento, sia un viados ma lui lo ignora e quando il protagonista lo scopre impazzisce all’idea di essersi innamorato di una donna con "un attrezzo in più". E qui il finale è pure bizzarro, Sartana uccide per sbaglio il suo viados. Balasso stesso commenta il finale della sua storia direttamente dal palco, nella veste per un attimo dell’autore, e non sbaglia.

Sono quasi una trentina le scene-sequenza di entrata e uscita dei personaggi. Il linguaggio principe è il veneto, con la cadenza bella calcata, anche se non mancano “terroni”, romagnoli ed esposizioni più raffinate. Parole a fiumi in una quantità esagerata nella tipica comicità di Balasso, che calca i concetti e le descrizioni in maniera grottesca. Fantastici gli attori di cui si accerchia a partire dalla Lea di Francesca Botti, il re dei jeans strappati Munerol che è Andrea Collavino, Marta Dalla Via nel ruolo di Sharon, Denis Fasolo è l’amico Bordin e Beatrice Niero è Selma Chiereghin.

Due ore e venti con pausa sono forse un po’ troppe e pur nel divertimento la storia è grottescamente strampalata e sembra non sapere dove andare a finire. Si immagina che se fosse stata un po’ meno calcata, non avrebbe di certo corso il rischio di essere poco apprezzata da un pubblico, sul finale, poco presente.

17 marzo 2017
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