PALAZZO CELIO ROVIGO Un successo il convegno con oltre 50 relatori sul tema della cultura con Giorgio Osti dell’università di Trieste ad aprire i lavori. La sintesi degli interventi: le istituzioni devono farsi promotrici 

Il divario culturale tra Rovigo e il resto d’Italia, come farcela 

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Si è tenuto venerdì 17 e sabato 18 marzo a Palazzo Celio il 12° convegno dal titolo “Alfabetizzazione, apprendimento, arte. Il divario culturale delle aree rurali fragili”, organizzato dal dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, Università di Trieste-Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Banca Popolare Etica e dalla Cooperativa sociale Porto Alegre- Rovigo. Una due giorni ricca di interventi con relatori provenienti da tutta Italia. “La cultura è un bene essenziale: basta piagnistei, trasformiamo la fragilità in un pezzo unico”



Rovigo - Ad aprire i lavori a Palazzo Celio, in una due giorni dedicata alle aree fragili, è stato il professore Giorgio Osti, docente del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Trieste organizzatore e animatore del convegno. “Perché quest’anno abbiamo pensato all’alfabetizzazione, all’apprendimento e all’arte come tema del conveglno? Perché non c’è solo un periodo per apprendere, si apprende tutta la vita. L’arte è invece la modalità più espressiva ed incommensurabile dell’animo umano. Istruzione, formazione, arte, teatro e folklore, sono tutti strumenti di riscatto individuale e sociale”.

Il focus del convegno si riassume nel concetto che le aree rurali non sono zone reiette, le aree rurali possono diventare casi nazionali in termini positivi culturali. “Da anni insistiamo sul fatto che per ridurre la forza centripeta occorre rovesciare la prospettiva: la periferia deve diventare centro. Si fanno cose eccezionali e attraenti anche nel paesino di valle. Ma per fare ciò si deve andare oltre lo schema periferia concetto prevalentemente di accezione politica” ha concluso il professore dell’Università di Trieste. Ad avvalorare questo concetto, l’intervento di Emmanuele Curti, consulente che segue il progetto di Matera 2019 Capitale europea della Cultura. “I sassi di Matera fino gli anni ‘50 erano considerati una vergogna nazionale. Con il passare del tempo si è sviluppata l’idea di conservazione del bene culturale – spiega il professore Curti – Rimettere la cultura al centro è una questione che spetta alla politica. Non si può più pensare alla cultura come una cosa chiusa in mostre o musei. Altrimenti è solo retorica”. 

Per il territorio polesano, è intervenuto il professor Livio Crepaldi, ex preside che alla fine degli anni ’50 fu chiamato a Porto Tolle per istituire, su mandato del provveditore agli studi, la scuola media statale secondo l’ordinamento allora vigente, quello della riforma Bottai 1940. Dopo una mattinata intensa di relazioni e testimonianze, divise in sessioni parallele, il primo giorno del convegno si è concluso con una tavola rotonda, moderata dall’onorevole polesano Diego Crivellari, che ha visto protagonisti Carmela Palumbo dirigente del Miur, Marco Cammelli, presidente Commissione per le attività e i Beni culturali dell’Acri, e Giulia Narduolo, deputata polesana e componente della Commissione Cultura della Camera. “Rovigo ha un divario culturale con il resto del paese. Le istituzioni possono aiutare a superare questo gapfra aree marginali fragili contro quelle metropolitane su aree globali?” il tema introduttivo. Carmela Palumbo, dirigente generale Miur risponde: “Per quanto riguarda il rapporto tra alfabetizzazione e scolarità nel fenomeno di abbandono in età di scuola dell’obbligo si può dire che il nostro paese ha raggiunto risultati di assoluta civiltà. Fenomeno debellato in tutti i contesti territoriali, solo nelle aree fragili è presente qualche fenomeno di evasione associato in territori con alto tasso di criminalità”. 

Altra questione quella legata al divario dell’apprendimento nelle diverse aree geografiche lungo lo Stivale. Marco Cammelli, presidente Commissione per le attività e i Beni culturali dell’Acri: “Cosa fanno le fondazioni per le aree fragili? C’è un problema di aggiornamento delle idee che vanno adattate e cambiate. Vanno mappate. Le fondazioni si muovono in combinazione con cooperative e associazioni che si muovono dal basso e con le istituzioni – spiega Marco Cammelli – spesso però c’è bisogno di una cornice, di elementi di stabilizzazione che passano attraverso le istituzioni e il rischio è quello di costruire cattedrali nel deserto. E’ rara purtroppo la combinazione delle due cose”. Giulia Naduolo della Commissione Cultura della Camera: “Il servizio culturale va considerato alla stregua di scuola e sanità. Un concetto di bene essenziale anche in aree marginali che può diventare il vettore per far sì che la fragilità diventi un pezzo unico. I nostri territori etichettati come aree fragili, per rinsavire devono essere i primi a rilanciarsi. Rovigo deve fare tesoro di una cultura diffusa, che sembra scontata ma che tanto scontata non è. Guardare con occhi diversi la propria terra è il primo modo per porre fine alle lamentele e ai piagnistei che vedono il Polesine come un’area depressa”.

20 marzo 2017
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