IL CASO A ROVIGO In origine era stato accusato di ben 19 furti con strappo in una estate ai danni di altrettante cicliste. Dopo la condanna in primo grado a sette mesi, sospesi, in Appello lo salva del tutto la prescrizione

"Scusi signora, devo scipparla". Assolto

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Lo avevano chiamato "lo scippatore gentile", perché, durante e dopo il colpo, ringraziava e si scusava. Almeno secondo la ricostruzione dell'accusa, che ha retto in primo grado, quando a giugno 2015 era arrivata una condanna a sette mesi, sospesi, in virtù della incensuratezza del giovane, ma non in Appello, quando la prescrizione ha salvato il 34enne originario di Cavarzere ma residente ad Adria, K. G. le sue iniziali



Rovigo - E' arrivato a processo accusato di 19 scippi in poche settimane. L'assoluzione da alcuni e la sua incensuratezza aveva portato, nel giugno del 2015, a una condanna a una pena estremamente moderata: sette mesi sospesi, tenuto conto anche dei dubbi sui riconoscimenti operati dal alcune delle vittime. In Appello, invece, è arrivata la sentenza di assoluzione tout court: tutti i reati che gli venivano contestati, come rilevato dall'avvocato difensore, Lorenza Munari di Rovigo, erano caduti in prescrizione.

Si chiude quindi in questa maniera una delle vicende che maggiormente hanno fatto parlare all'epoca. Protagonista, un 34enne residente ad Adria e originario di Cavarzere, K. G., 34 anni. A seguito delle indagini dei carabinieri, gli venivano originariamente contestati ben 19 furti con destrezza messi a segno ai danni di varie cicliste tra il 9 giugno e il 5 agosto del 2009. Numerosi i luoghi in cui si sarebbero verificati i fatti: Rovigo, Adria, Baricetta, Villanova Marchesana, Loreo, Taglio di Po, Corbola, Ariano, Guarda Veneta, Polesella, Crespino, Cavarzere, Piove di Sacco.

Secondo questa ricostruzione, "lavorava" in sella al proprio scooter, col volto coperto da un casco. Un particolare che, nel corso del dibattimento di primo grado, aveva reso difficili alcune identificazioni, anche grazie al lavoro dell'avvocato Munari, che aveva posto in evidenza alcune delle discordanze emerse dai resoconti delle vittime. Discordanze sul colore del motorino, del casco, dei capelli e dei peli sulle braccia del conducente, ma anche sulla sua altezza, con oscillazioni molto significative.

L'accusa, invece, puntava sulle prove positive che riteneva di avere raccolto, tra le quali il ritrovamento di uno scooter ritenuto assolutamente compatibile con quello che era stato descritto dalle vittime.

Gran parte di queste aveva poi descritto una condotta, da parte dello scippatore, molto gentile. Nel corso dei colpi, secondo questi resoconti, ringraziava e si scusava varie volte. Tanto da finire per essere noto come "il ladro gentile".

Nella giornata di lunedì 20 marzo, di fronte alla Corte di Appello di Venezia, ha chiuso la propria vicenda processuale senza nulla a carico, alla luce della decorrenza dei termini di prescrizione.

20 marzo 2017
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