AMBIENTE ADRIA (ROVIGO) Impegno per il bene comune e Siamo Adria sono contrari all’abbattimento degli alberi davanti al teatro comunale ritenendo sia meglio abbattere solo le piante ammalate 

"Sindaco e giunta silenti sul caso del filare di tigli"

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Premettendo che le piante adulte diano maggiori benefici per la qualità dell’aria rispetto ad una pianta giovane, i gruppi Impegno per il bene comune e Siamo Adria chiedono al sindaco Massimo Barbujani, relativamente all’abbattimento dei tigli davanti al teatro comunale, che dovrebbe esigere un consolidamento meno invasivo: tagliare i tigli ammalati e potare e curare invece gli altri per conservare poi anche le sponde arginali 



Adria (Ro) - “Le pubbliche amministrazioni dovrebbero tutelare le piante, non essere inerti e passive di fronte alla prospettiva di frettolosi abbattimenti e invece, nell’anno dei ripetuti sforamenti rispetto alla soglia limite delle polveri sottili, l’albero non è considerato il nostro primo alleato nella guerra contro lo smog ma, paradossalmente, sembra essere il nemico numero uno”.  

E’ la considerazione di Impegno per il bene comune e Siamo Adria che sono contrari agli abbattimenti indiscriminati e ingiustificati degli alberi, riferendosi principalmente ai tigli di Adria (LEGGI ARTICOLO), che ritengono come si debba intervenire puntando ad una potatura delle piante adulte piuttosto che all’eliminazione di queste e la sostituzione con una pianta più giovane che comunque non è paragonabile, in termini di benefici per la qualità dell’aria, a una pianta di ottant’anni.

“Riteniamo grave che sindaco e giunta non abbiano fatto sentire la propria voce di fronte al taglio indiscriminato e ingiustificato degli alberi in fregio alla strada per Rovigo, - affermano - un taglio che ha compromesso uno dei pochi filari storici ancora presenti nel territorio comunale adriese. Altrettanto grave è il fatto che il sindaco abbia avallato il taglio degli alberi di fronte al teatro comunale senza l’esplicito benestare della Soprintendenza. La presenza di quel filare in quella precisa posizione è una realtà ultrasecolare, come dimostrano alcune immagini di inizio ‘900. Allora se c’è un numero limitato di piante malate si intervenga esclusivamente su quelle, non si elimini l’intero filare. Ma forse quei tigli sono tornati ad essere di impiccio per i lavori sulle sponde: se così fosse, tutta la vicenda sarebbe una presa in giro”. 

Per i due gruppi “è incomprensibile, infatti, come una soluzione così drastica venga oggi prospettata da chi, a ridosso delle elezioni amministrative, aveva trionfalmente proclamato che, per le sponde del canale, era stata trovata una soluzione progettuale che avrebbe salvato le piante. - continuano - Viene in mente il detto ‘passata la festa... gabbato lo santo’, visto che, fatte le elezioni, si sono portate avanti considerazioni e valutazioni alquanto contraddittorie, con l’evidente obiettivo di abbattere tutti i tigli, contraddicendo le promesse e le rassicurazioni di un anno fa e ipotizzando la (solita) piantumazione di alberelli a parecchi metri dalle sponde, ostacolando il sistema viario, cambiando la fruizione e la percezione dei luoghi, ignorando la presenza di sottoservizi stradali (fognature, reti idriche e tecnologiche)”. 

Per Ibc e Siamo Adria occorre chiarezza e assunzione di responsabilità: “Se tutto ciò è dovuto alla realizzazione del progetto vuole dire che lo stesso, non rispettando il contesto paesaggistico, non risponde ai requisiti di tutela richiesti a suo tempo dalla comunità adriese; - spiegano - requisiti che dovrebbero essere ribaditi dal sindaco il quale, invece di avallare il taglio delle piante, dovrebbe esigere un consolidamento meno invasivo, che pure si può concretizzare. Se invece non è il progetto di intervento sulle sponde a suggerire l’abbattimento dei tigli, ma le condizioni fitosanitarie di alcuni alberi, chiediamo che solo le piante irrimediabilmente malate vengano abbattute e sostituite, mentre le altre devono essere mantenute, potate e curate per conservare il più possibile quel filare che, per Adria, è un autentico bene comune da salvaguardare”. 

20 marzo 2017




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