DOPPIO OMICIDIO ISTITUTI POLESANI FICAROLO Il giudice di Rovigo sospende, dopo la perizia psichiatrica, per un altro anno il procedimento. Rimane invece confermata la misura di sicurezza

"Ha ucciso due volte". Ma non lo si può processare

Gli investigatori: da sinistra, il Procuratore Carmelo Ruberto, il sostituto procuratore Davide Nalin, il comandante provinciale dei carabinieri colonnello Stefano Baldini
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Le accurate indagini dei carabinieri, supportate da una ordinanza dell'epoca del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Rovigo lo indicavano come l'autore di due omicidi, ai danni di altrettanti ospiti, come lui, degli Istituti Polesani di Ficarolo, specializzati nell'assistenza a persone con gravi disagi psichiatrici. Nonostante questo, le condizioni del 34enne Vicentino non rendono possibile il processo



Rovigo - Processo sospeso per un altro anno, dal momento che le sue condizioni psichiatriche non gli rendono possibile prendere parte con cognizione di causa a un procedimento penale. E anche misura di sicurezza confermata, per un anno, non più in un ospedale psichiatrico giudiziario, dal momento che questi istituti sono stati superati, bensì in una Rems, ossia Residenze per esecuzione delle misure di sicurezza.

Questa la decisione presa nella mattinata di mercoledì 19 aprile dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Rovigo Alessandra Martinelli a carico di un 34enne del Vicentino. Colui che viene ritenuto l'esecutore materiale dei due omicidi di altrettanti pazienti degli Istituti polesani di Ficarolo e paziente a sua volta. A dicembre 2014 la Procura e i carabinieri hanno tirato le fila della complessa indagine, col giudice per le indagini preliminari che ha disposto per il 34enne la misura di sicurezza del ricovero nell'ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia (LEGGI ARTICOLO). 

Secondo questa ricostruzione degli eventi, il 26 ottobre del 2014, l’indagato, intorno alle 2 di notte, approfittando di un momento di attenuata vigilanza da parte dell’operatore socio sanitario in servizio, si era allontanato dalla propria stanza raggiungendo Pierpaolo Nonnis, 49 anni, che dormiva nel corridoio. Qui gli avrebbe schiacciato ripetutamente i tessuti del collo, per poi tornare nella propria stanza.

Il medesimo giorno moriva per politrauma cranico all’ospedale di Rovigo, Riccardo Tammiso, 49 anni di Adria. L’uomo, era infatti ricoverato presso la struttura rodigina, per un trauma ritenuto all’inizio accidentale. Poi le indagini avrebbero messo in luce che due giorni prima era stato percosso e spinto a terra proprio dal 34enne vicentino. Cadendo di schiena, avrebbe quindi sbattuto violentemente il capo riportando i fatali traumi.

Sin qui, la ricostruzione dell'accusa, che però non ha potuto, in oltre due anni, ancora ricevere alcun vaglio del dibattimento, dal momento che le condizioni psichiatriche del 34enne appaiono decisamente critiche. Difficile pensare a un miglioramento, così che allo stato l'unica possibilità appare quella prevista dal Codice di procedura penale: ogni anno, aggiornare periodicamente l'esame psichiatrico del giovane, poi valutare le misure conseguenti.

Esattamente quanto accaduto nella mattinata di mercoledì 19 aprile, quando lo psichiatra incaricato dal giudice per le indagini preliminari ha confermato come ancora il vicentino non sia in grado di prendere parte a un dibattimento, ma anche come, tuttora, l'unica maniera di contenere la sua possibile pericolosità sociale sia quella della misura di sicurezza, Entrambe le questioni saranno nuovamente affrontate tra un anno.

19 aprile 2017
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