SERVIZI ROVIGO Il consiglio comunale del 20 aprile boccia l'aggregazione per incorporazione di Polesine Acque in Cvs, ma la maggioranza si divide, come la minoranza

Il no alla fusione spacca Forza Italia e mette Presenza cristiana contro il sindaco

Voto favorevole alla fusione di Vani Patrese, Alba Maria Rosito e Silvano Mella
Giacomo Sguotti si dissocia dal voto di Vani Patrese (Forza Italia)
Il voto contrario alla fusione nel consiglio comunale di giovedì 20 aprile
Il voto contrario alla fusione nel consiglio comunale di giovedì 20 aprile
Ivaldo Vernelli
Fabio Benetti
Il voto di Paolo Avezzù e Massimo Bergamin
Favorevoli alla fusione Silvia Menon, Mattia Milan e Marco Bonvento
l'assessore Susanna Garbo
Andrea Borgato
Carmelo Gino Sergi
Francesco Gennaro
Renato Borgato
Silvia Menon
Michele Marsilio
Riccardo Ruggero
Nadia Romeo
Livio Ferrari
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Arriva il voto negativo anche nel capoluogo che in consiglio comunale, come anticipato in commissione consigliare (LEGGI ARTICOLO) boccia il progetto di fusione per incorporazione di Polesine Acque in Cvs, ma con qualche fatica. Maggioranza che si divide con Forza Italia spaccata a metà e Presenza Cristina che vota sì, come la Forza Italia di Vani Patrese e la lista civica di Silvia Menon. Il Pd si astiene essendo a sua volta diviso tra favorevoli e contrari



Rovigo – Qualche problema in maggioranza, ma si divide anche la minoranza. Il tema caldo della fusione per incorporazione di Polesine Acque in Cvs spacca anche i partiti. Forza Italia divisa a metà tra chi segue le indicazioni del coordinatore provinciale Batolomeo Amidei, Vani Patrese, e chi invece segue il suo sindaco, Giacomo Sguotti. Tra Presenza Cristiana che segue la Forza Italia che sta con il coordinatore e il Pd, dall’altra parte, che si astiene dal voto perché tra di loro le idee sono discordanti. Nel pomeriggio di giovedì 20 aprile, i consiglieri comunali di Rovigo si sono espressi sul progetto di fusione per incorporazione, votando, alla fine, come previsto, contro. Ma con che fatica. Si parte subito con 10 minuti di sospensione, chiesti dalla Lega per un confronto in maggioranza. E poi si comincia con l’assessore Susanna Garbo che ripercorre la storia del progetto di fusione per incorporazione cominciata nel 2014.

Comincia la discussione e partono subito con i no. Antonio Rossini, consigliere di minoranza, spiega perché allo stato attuale non ha alcuna intenzione di votare a favore di una fusione fatta con una “non equilibrata valutazione” del peso del capoluogo. Anche la Lega, con il consigliere Fabio Benetti interviene contro il progetto: “Non è una fusione ma una acquisizione. Pesce grande mangia pesce piccolo, peccato però che siamo grandi uguali. Più di noi hanno solo la proprietà delle reti idriche, che non possono neanche vendere. È una scelta sbagliata, si tratta di un salto nel vuoto”. Anche il centrista Renato Borgato (Gruppo misto) è contrario. E con lui anche il gruppo Obiettivo Rovigo, che fa capo al presidente del consiglio comunale Paolo Avezzù. 

Tra le fila dalla minoranza il Movimento cinque stelle mantiene la linea contraria a questa fusione, come già annunciato. Francesco Gennaro e Ivaldo Vernelli votano no “fermo e deciso”. La Lista Menon, che in commissione consigliare si era astenuta in consiglio comunale vota invece a favore della fusione. Silvia Menon, capogruppo consigliare della lista civica che porta il suo nome, a poche ore dal voto in consiglio comunale aveva già comunicato il suo sì alla fusione: “Il punto centrale, il vero cuore dell’attività delle società idriche non è tanto l’erogazione di acqua, quanto la gestione delle reti  e degli sprechi sui tubi colabrodo. Cioè fare investimenti. Il problema storico di Polesine acque è la mancata capacità di fare questo sia nel trovare le risorse e sia nel metterle a frutto – spiega Silvia Menon – Noi vogliamo  la gestione ottimale del servizio idrico che non si ottiene non cambiando nulla, si ottiene con il cambiamento, in primis  con la fusione con una struttura che ha operai e che ha struttura tecnica per gestire gli appalti”. 

Tra le fila del Partito Democratico le idee sono diverse. C’è chi sosterrebbe il no e chi il sì, ma si mettono tutti d’accordo e si astengono. "Al di là dei tecnicismi ci interessa capire con chiarezza e trasparenza è quali sono i vantaggi per la città ed i cittadini rispetto a questa fusione per incorporazione - chiede Nadia Romeo capogruppo Pd nella dichiarazione di voto - I comuni del Polesine peserebbero il 22% delle quote a fronte di un 50% di fatturato, utenti, dipendenti, produzione e capacità reddituale. Ed i vantaggi per i cittadini? Ci sono 140 dipendenti che lavorano per Polesine Acque e non esiste ad oggi alcun accordo di un eventuale passaggio e del mantenimento dei posti di lavoro. Non siamo contrari alla fusione, soprattutto in un ottica di aerea vasta, ma siamo contrari e scettici sulle modalità e sulla poca chiarezza. Per tale ragione ci asterremo".
“Il voto del consiglio comunale di Rovigo metterà una pietra tombale sul progetto di fusione, ma i sostenitori del no non possono esultare – commenta Giorgia Businaro – Oggi non potete dormire sonni tranquilli perché domani mattina ci svegliamo con gli stessi identici problemi di prima. Ci lamentiamo per il poco conto che avremmo nella nuova società, ma il ruolo di capoluogo Rovigo non lo esercita ormai da tanto tempo.".

Ma le scintille maggiori avvengono in maggioranza, con Forza Italia che si spacca esattamente a metà. E i battibecchi non mancano. Giacomo Sguotti, Forza Italia, alza la voce contro Alba Rosito (Presenza Cristiana) e anche contro il suo capogruppo, Vani Patrese che lo rimprovera di aver parlato a nome di Forza Italia, quando, invece, gli azzurri tengono tutt’altra posizione. “Il Polesine da solo è debole. Probabilmente un’area più vasta con il padovano ci renderebbe più forti. Polesine Acque non può vivere da sola. Aleggiano tante arie come l’ipotesi Era. Non vengono dette ma ci sono. Noi voteremo a favore della fusione”, spiega Alba Rosito. “Voto scelto in collaborazione con Presenza Cristiana di Lendinara. Con la fusione diventeremo la quarta società del Veneto, cresceremo insieme”, aggiunge Silvano Mella (Presenza Cristiana). Giacomo Sguotti, invece, segue la Lega e i centristi, contravvenendo alle indicazioni del suo partito: “Non siamo qua a rappresentare i nostri partiti ma a fare il bene dei nostri cittadini. Dov’è la dignità del nostro territorio in questa fusione? Io, Sguotti, Forza Italia, voto no”. 

Interviene anche il sindaco Massimo Bergamin: “Non stiamo mandando al patibolo nessuno, domani mattina non accadrà nulla e le persone oneste potranno riprendere un cammino di confronto e di analisi che è stato interrotto con la sfiducia del sindaco che mi ha preceduto. Io non mi sono opposto ad un percorso di dialogo, ma ai ricatti che sono iniziati il giorno dopo della mia elezione. Certi amministratori hanno fatto cartello politico, mi hanno detto che il treno era già partito, come coi rifiuti. Ho lasciato libertà di voto a tutti ma è vero che i conti in politica alla fine si fanno sempre”. E alla fine, come annunciato, il capoluogo entra ufficialmente nella lista dei no alla fusione (LEGGI ARTICOLO). E con la sua posizione (di capoluogo) e il numero di quote (oltre il 16%, molto più elevato delle quote degli altri comuni) non sposta esattamente l’ago della bilancia, ma aumenta chiaramente le possibilità dei fautori del no, di riuscire a far saltare questa fusione. Si esprimono a favore in consiglio comunale Silva Menon, Mattia Milan e Marco Bonvento della lista Menon, Vani Patrese di Forza Italia, Alba Rosito e Silvano Mella, 20 contrari (Lega, Giacomo Sguotti, Antonio Rossini ma anche i centristi, il Movimento 5 stelle e Livio Ferrari). Quattro gli astenuti (Pd).

20 aprile 2017
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