RUGBY ECCELLENZA Il dispositivo del Giudice sportivo fa discutere il mondo ovale. Viadana - Calvisano del 7 maggio è diventato un caso che potrà fare giurisprudenza sportiva. La Procura federale ha tempo 90 giorni per decidere cosa fare

L’arbitro non è un medico

Paz con la fascia sul ginocchio dopo la sostituzione temporanea in Viadana - Calvisano del 7 maggio scorso e l'arbitro Giuseppe Vivarini
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Di fatto c’è un vuoto normativo, e questo è chiaro. Esperimento ‘concussion’ mal riuscito (LEGGI ARTICOLO), ed un caso che ha scatenato il sospetto che l’introduzione del protocollo HIA abbia di fatto creato solo confusione. Il Giudice Sportivo, rilevato che le circostanze dedotte dal Viadana, sul caso Paz-Susio, non trovano riscontro nel referto arbitrale, considerato che quanto invocato non rientra nelle competenze del Giudice Sportivo stesso, ha omologato la gara con il risultato del campo (18-12) non ravvisando irregolarità nello svolgimento dell’incontro di gara 1 di semifinale del 7 maggio scorso. Una falla nel sistema grande come una casa, se il referto arbitrale è da considerarsi prova privilegiata, l’assenza del certificato dell’intervento medico per accertare il trauma cranico è un’aggravante, non un’ancora di salvezza. Sul cambio rimane il dubbio.

Leggi l’articolo sul ricorso del Viadana

Leggi il dispositivo sul caso Paz (Calvisano)


Rovigo - A questo punto è valido tutto. Perfino un comunicato Fir giunto alle redazioni di tutta Italia alle 15 e 27 di mercoledì 20 maggio, ne ha dato notizia. A memoria non ci ricordiamo una comunicazione ufficiale della Federazione italiana rugby su una vicenda di un ricorso sportivo nel campionato di Eccellenza, di solito queste notizie bisogna andarsele a cercare nel bel portale della Fir, sotto la voce ‘Giustizia’. Il caso che aveva visto sotto la lente d’ingrandimento il match di gara 1 di semifinale tra Viadana e Calvisano (18-12), disputato allo stadio Zaffanella il 7 maggio scorso, aveva scosso tutto il mondo ovale. Non tanto sui protagonisti, il fatto che il ricorso lo abbia fatto il Viadana contro il Calvisano passa forse in secondo piano rispetto al fatto in sé, ma è l’ipotesi della furbata (non la ‘furba’) che in uno sport che vive di valori, fair play, coraggio, rispetto e sostengo, non viene contemplata. 

Chiariamo subito un concetto. Qui l’arbitro Giuseppe Vivarini e il quarto uomo, non sono responsabili. Qui è il rugby che si è fatto del male da solo. Furbata, errore di comunicazione, incomprensione, o semplicemente l’interpretazione di un regolamento che non prevede situazioni di questo tipo. Ma resta il punto: il direttore di gara non è un medico. Al di là della sentenza del Giudice Sportivo che non prende alcuna decisione, rimettendo il fascicolo nelle mani della Procura federale e della Commissione medica, resta un forte dubbio.

I fatti. Prima delle semifinali scudetto del massimo campionato italiano vengono convocate le squadre coinvolte per una riunione (FemiCz Rovigo, Petrarca Padova, Calvisano e Viadana), viene istituto in via sperimentale il protocollo HIA (Head Injury Assesment), una tutela per gli atleti che subiscono dei traumi cranici. La regola internazionale prevede, che se l’atleta subisce il colpo al capo, solo un medico preposto può valutarne le condizioni, e dopo 10 minuti di osservazione, può rimandarlo in campo. Nel frattempo l’atleta viene chiaramente sostituito per il tempo necessario. Attenzione però, i 10 minuti indicati da regolamento sono variabili, se il medico valuta, l’atleta può rientrare anche prima.  

A Viadana, all’11 del secondo tempo l’argentino Paz viene sostituito temporaneamente da Susio, tre minuti più tardi il Calvisano segna una meta proprio con il neo entrato. L’ottimo Giuseppe Vivarini concede la marcatura dopo aver consultato il TMO. Fin qui nulla di irregolare. Peccato che le sostituzioni temporanee possono essere effettuate solo in due casi: “sangue o concussion”. Qui nasce il giallo. Qualcuno comunica al quarto uomo che la sostituzione è stata fatta per trauma cranico, l’arbitro Vivarini prende atto, ma Paz rientra con una fasciatura al ginocchio, e alla fine del match non c’è alcuna documentazione che attesti l’intervento del medico per accertare la ‘concussione’. Per ipotesi l'argentino potrebbe avere preso un colpo al capo, avendo un problema anche al ginocchio, i sanitari potrebbero avere aproffitato per porvi rimedio. Ipotesi.

Se il referto arbitrale è da considerarsi prova privilegiata, l’assenza del certificato dell’intervento medico per accertare il trauma cranico è un’aggravante, non un’ancora di salvezza. Infatti il protocollo prevede, che in caso di concussion, il medico preposto debba compilare un modulo apposito.  Di fatto c’è un vuoto normativo, e questo è chiaro. Ora spetterà alla Procura federale. I tempi sono lunghissimi, entro novanta (90) giorni può decidere se procedere o archiviare il caso. Nel frattempo si sarà giocata la semifinale di ritorno al San Michele di Calvisano, la finale scudetto del 27 maggio, e forse saranno già stati resi noti i calendari del prossimo campionato. E il dubbio su quella sostituzione rimane. 

Giorgio Achilli

 

10 maggio 2017
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