SANITA' ROVIGO A sollevare il caso la consigliera regionale Patrizia Bartelle, dei 5 Stelle, che interviene sulla situazione della sanità pubblica

Si rompe il femore in una buca: "Lasciata senza riabilitazione"

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Gravi carenze nella sanità pubblica, quelle che vengono evidenziate dal consigliere regionale dei 5 Stelle Patrizia Bartelle


Adria (Ro) - "Pazienti costretti a una vera e propria Odissea in giro per il Polesine". La nuova denuncia di disservizi sul fronte sanità arriva dalla consigliera regionale dei Cinque Stelle Patrizia Bartelle. Interviene su una vicenda che, assicura, "evidenzia ancora una volta in modo chiaro e palese la carenza di posti letto negli ospedali di Adria e Trecenta".

"Tutto - prosegue - risale a metà aprile ma è già stato segnalato ai primi di maggio al direttore generale dell'Ulss 5 polesana Antonio Compostella e ai vertici regionali della sanità. Una donna residente in pieno centro ad Adria cade per colpa di una buca riportando la frattura del collo femorale. Soccorsa e portata in pronto soccorso ad Adria viene subito dirottata a Ortopedia e traumatologia di Rovigo per mancanza di posti letto e sottoposta a intervento chirurgico: al momento di iniziare la degenza a Trecenta per la riabilitazione, si scopre ben presto però che anche lì non c'è posto e quindi la paziente viene dimessa una settimana dopo senza essere stata presa in carico da nessuno. Peggio: le si consiglia persino di svolgere attività motoria a domicilio".

"Il resto è storia nota: la figlia porta a casa la madre, in una palazzina di due piani senza ascensore, paga 100 euro per una visita privata a Porto Viro ma alla fine viene inserita in una struttura, ovviamente privata, che a sua volta fattura poi al servizio sanitario regionale".

"La morale è semplice - prosegue la consigliera regionale - L'inadeguatezza dell'aspetto riabilitativo in tutto il Polesine emerge in modo palese e spietato. Ho faticato a credere a una vicenda del genere e mi son stupita che non ci si sia opposti in tutti i modi alle dimissioni di una paziente non autosufficiente e impossibilitata a provvedere a sè stessa e al naturale percorso di recupero, visto che tale incombenza non spetta alla famiglia ma alla struttura ospedaliera".

"Lo stato deve garantire il diritto alla salute sancito nella Costituzione - ribadisce - prendendosi carico dei suoi cittadini e non giocare sulla buona fede di chi è costretto o peggio abituato a doversi arrangiare trovando soluzioni da soli, in autonomia. Perché la riabilitazione in Bassopolesine sta diventando un affare solo per privati? Perché i sindaci tutti non insorgono chiedendo un aumento dei posti negli ospedali pubblici? Qui - conclude amara - da anni si taglia sui servizi ma non sulla spesa sanitaria e tutto ciò è assolutamente inaccettabile: vicende come questa, purtroppo non certo isolate, vanno e andrebbero sempre denunciate a voce alta".

 

13 maggio 2017
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