DIRITTO E TUTELA 3.0 Una rivoluzionaria sentenza della Cassazione cambia alla radice la maniera di stabilire i rapporti economici tra ex coniugi. Lo spiega nel dettaglio l’avvocato Fulvia Fois

L'assegno di mantenimento non sarà più una pacchia 

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La sentenza di Cassazione del 10 maggio scorso rivoluziona la concezione dell’assegno di mantenimento dopo la separazione e il divorzio. Alla base non starebbe più il parametro del mantenimento del tenore di vita assunto durante il matrimonio, ma sarà sufficiente l’indipendenza economica del coniuge, poiché l’atto di sposarsi e di separarsi implica autoresponsabilità. Lo spiega bene Fulvia Fois, autore della rubrica Diritto e tutela 3.0

Per avere risposte sui vostri dubbi in materia legale, potete contattare l’avvocato Fois scrivendo a dirittoetutela3.0@gmail.com



Rovigo - Di certo con la sentenza rivoluzionaria n. 11504 del 10 maggio 2017 della Suprema Corte di Cassazione è stato superato il precedente orientamento giurisprudenziale che collegava la misura dell’assegno di mantenimento al parametro del "tenore di vita matrimoniale".

Con la predetta sentenza di divorzio "il rapporto matrimoniale si estingue non solo sul piano personale ma anche economico-patrimoniale, sicché ogni riferimento a questo rapporto finisce illegittimamente con il ripristinarlo, sia pure limitatamente alla dimensione economica del tenore di vita matrimoniale in una indebita prospettiva di ultrattività del vincolo matrimoniale".

Mentre prima di questa sentenza l’assegno era perequativo ovvero teso a colmare la differenza tra i redditi dei due ex coniugi, d’ora innanzi l’assegno di divorzio avrà carattere assistenziale e verrà calcolato sulla base del criterio di autosufficienza e di indipendenza dell’ex coniuge che richiede il mantenimento.  

In sostanza, “se è accertato che - si legge nella sentenza - l’ex coniuge è economicamente indipendente o effettivamente in grado di esserlo, non deve essergli riconosciuto questo diritto”. 

Quali sono i principali criteri in base ai quali si valuta l’indipendenza economica di un ex coniuge?
La Corte così li individua: il “possesso” di redditi di qualsiasi specie e di patrimonio mobiliare e immobiliare; le “capacità e possibilità effettive” di lavoro personale parametrate all’età, alla salute, al sesso del coniuge e alle condizioni del mercato; “la stabile disponibilità” di un’abitazione.

A chi spetta provare a sussistenza dei nuovi presupposti per l’ottenimento dell’assegno?
Chi richiede l’assegno divorzio dovrà provare innanzitutto la sussistenza dei presupposti per la sua concedibilità
. Solo a fronte della verifica positiva si potrà passare alla seconda fase che riguarda la quantificazione dello stesso, nella quale si dovrà tener conto della durata del matrimonio, del reddito di entrambi, del patrimonio, del contributo dato da ciascun coniuge nella conduzione della famiglia. Il matrimonio, quindi, non deve più essere considerato quale sistemazione definitiva. 

Quando il matrimonio finisce dal punto di vista sentimentale-giuridico anche il rapporto patrimoniale si esaurisce e si torna anche sotto questo aspetto ad essere single. Come sottolinea la Corte “sposarsi é un atto di libertà e autoresponsabilità”.

Continuare ad utilizzare il criterio del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio varrebbe a consentire un arricchimento senza giustificato bisogno sulla base di un rapporto  matrimoniale considerato già estinto e che di fatto potrebbe contribuire a non a limitare la costituzione di nuove famiglie.

Non vi è dubbio che questa sentenza apre alla possibilità di modifica di molte sentenze di divorzio pronunciate sulla scorta sul precedente criterio.

 

Avvocato Fulvia Fois 

dirittoetutela3.0@gmail.com

15 maggio 2017
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