DIRITTO E TUTELA 3.0 Il riconoscimento formale delle unioni civili tra persone dello stesso sesso. L’avvocato Fulvia Fois spiega che in questo campo non esiste l'obiezione di coscienza. Chi la pratica rischia sia sul piano civile che su quello penale

Il sindaco non può sottrarsi ai matrimoni gay

Fondazione Cariparo Culturalmente

Per avere risposte sui vostri dubbi in materia legale, potete contattare l’avvocato Fois scrivendo a dirittoetutela3.0@gmail.com



Rovigo - Diritto di famiglia o sarebbe più corretto parlare di diritto delle famiglie? L’endiadi famiglia-matrimonio, con legge 20.05.2016 n. 76 “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 118 del 21 maggio 2016, è stata spezzata prevedendo il riconoscimento formale sia delle coppie dello stesso sesso, attraverso l’istituto dell’unione civile sia delle coppie di fatto (omosessuali ed eterosessuali) attraverso la disciplina delle convivenze.

E’ stata attuata attraverso l’entrata in vigore di tre Decreti legislativi (5,6, 7 del 19 gennaio 2017) mediante i quali il nostro ordinamento è stato adeguato in materia di diritto civile, penale e internazionale.

Questa legge (composta da un unico articolo e 69 commi, senza suddivisione in titoli e articoli, ciascuno con la sua rubrica), benché potesse essere più coraggiosa e progressista (la questione del matrimonio omosessuale non si è neppure posta), rappresenta di certo la riforma più radicale del diritto di famiglia italiano dalla novella del 1975 e l’affido condiviso del 2006. Infatti il testo originario del ddl Cirinnà, da cui promana la legge, è stato modificato confluendo nel maxiemendamento approvato in Senato nel febbraio 2016, in cui sono stati eliminati numerosi riferimenti al matrimonio e alla stepchild adoption.  

Le unioni civili, intese dalla legge quali specifiche formazioni sociali ai sensi degli artt. 2 e 3 della Costituzione, possono essere costituite esclusivamente da persone dello stesso sesso, maggiorenni mediante dichiarazione resa davanti l’ufficiale di stato civile e due testimoni.

Le principali novità possono essere riassunte nel seguente decalogo: 1) La cerimonia non è ancorata a formule particolari (l’unione civile non si celebra) e l’Ufficiale di Stato civile può essere il Sindaco oppure un assessore o un consigliere delegato che ricevono la dchiarazione; 2) L’obbligo di assistenza morale e materiale; 3) L’obbligo di coabitazione; 4) L’obbligo di contribuzione economica in relazione alle proprie capacità di lavoro professionale o casalingo; 5) L’obbligo di definizione di comune accordo dell’indirizzo della vita familiare e della residenza; 6) Il regime patrimoniale, in mancanza di diversa convenzione tra le parti, della comunione dei beni; 7) In caso di scioglimento dell’unione si applicano alcune norme previste per il divorzio, ma non quelle sulla separazione che nelle unioni civili non è più prevista; 8) Il diritto all’eredità del partner superstite e la garanzia di fatto della reversibilità; 9) il subentro nel contratto di locazione  o il diritto a rimanere fino a 5 anni nella casa di proprietà  del partner in caso di suo decesso; 10) il diritto agli alimenti in caso di scioglimento dell’unione qualora l’ex partner versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento.

Scompare il dovere di fedeltà e l’obbligo alla collaborazione nell’interesse della famiglia che viene sostituito dal meno impegnativo riferimento ai bisogni comuni, la residenza della famiglia lascia il posto alla residenza  comune. 

E se il Sindaco si rifiuta di celebrare l’unione civile, magari invocando l’obiezione di coscienza? Non è ammissibile invocare l’obiezione di coscienza perché la legge sulle unioni civili non la prevede e quindi non può essere legittimamente invocata. Quindi il pubblico ufficiale non può sottrarsi all’adempimento del suo dovere solo perché non condivide la legge che è chiamato ad applicare. 

Sarebbe un po’ come se il sindaco cattolico si rifiutasse di celebrare il matrimonio civile! L’eventuale suo rifiuto potrebbe esporlo a responsabilità penale ex art. 328 c.p. (omissione atti di ufficio) oltre che in ambito civile per i danni morali subiti dalle parti.

Quindi “il diritto fondamentale e assoluto della coppia omosessuale a costituirsi in unione civile” non può essere messo in discussione.

Con questa legge l’individuo ha il diritto fondamentale di fondare una famiglia anche tramite una unione diversa dal matrimonio perché nella democrazia e nella civiltà i diritti di pochi valgono come quelli dei tanti.

 

Fulvia Fois 

dirittoetutela3.0@gmail.com

28 maggio 2017




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