FONDAZIONE CULTURA ROVIGO Il presidente Giampiero Beltotto ci rinuncia e manda al Comune una lettera di dimissioni. Accusa i burocrati al comando: “Vogliono tenersi la gestione di Museo e Teatro ma non ce la faranno"

Beltotto attacca i dirigenti e se ne va: "Il feroce apparato blocca la città"

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Alla fine mantiene la promessa, seppur rinviata di un paio di settimane: il presidente della Fondazione Cultura, Giampiero Beltotto, restituisce il mandato e abbandona la guida di quella “scatola vuota” che nessuno è riuscito a riempire. Una scatola che doveva contenere la gestione del Museo dei Grandi Fiumi e del Teatro Sociale la cui gestione sarebbe dovuta passare dal Comune al privato, un passaggio che, secondo Beltotto sarebbe stato oltremodo impedito da una classe dirigenziale che non ha voluto mollare la presa. Ciliegina sulla torta, Beltotto scopre tramite il suo avvocato, che comunque vada, la Fondazione verrebbe in ogni caso controllata dal Comune. “Il mandarinato è ancora troppo forte”. E lascia



Rovigo – “Per cambiare occorre essere in due. Invece, da un lato la burocrazia comunale scrive che la Fondazione deve esserci e dall'altro rimane inerte sulla sponda del fiume ad aspettare il cadavere che passi galleggiando. Vince, sul breve, chi attende e guarda. Ma domani perderà la città”. Sono le parole amare che non nascondono il rammarico del presidente della Fondazione Cultura, Giampiero Beltotto, nell’abbandonare l’impresa. Perché proprio di impresa si deve trattare, visto che per lunghissimi mesi la volontà dell’assessore Andrea Donzelli e dell’ormai ex presidente Beltotto, non hanno smosso neppure un mattone di questo progetto. Parliamo del passaggio di gestione del Museo dei Grandi Fiumi e del Teatro Sociale dal Comune alla Fondazione Cultura. Niente da fare, e Beltotto, che fino ad ora ha ottenuto praticamente solo una stanza vuota in cui manca anche il computer, si dimette, scrivendo una lettera che arriva al Comune ad anche alla Regione.

“Il parere dell'avvocato seppellisce con un macigno il nostro tentativo di dar vita ad una Fondazione – scrive Beltotto – Il fatto di essere considerati un ente controllato, in diritto e in fatto, ci nega ogni possibile autonomia e dunque ogni possibile capacità di cambiare lo stato delle cose. Chi sta gestendo il teatro della città probabilmente non si rende conto della condizione in cui il sociale si trova, determinato com'è a considerare i soldi pubblici un capitale che si protrarrà all'infinito. Non è così e, per quanto lo Stato e la Regione possano porre attenzione alla nostra realtà, è un dato di fatto che questi contributi sono destinati a finire e che oggi servono solo al mantenimento di piccole partite di giro asfittiche che, al momento, non danno a Rovigo nemmeno la certezza di poter organizzare la prossima stagione lirica”.

“In diciotto mesi siamo riusciti ad ottenere, una settimana fa, una stanza vuota. Nemmeno il fax è arrivato. Tutti noi per mesi abbiamo lavorato gratis e spendendo ore e ore di impegno frustrato dalla rancorosa assenza di qualsiasi atto positivo in favore della Fondazione. Mi hanno chiesto un business-plan, un progetto, un sistema organizzato, un piano commerciale, ma senza dire che avrebbero dovuto approvare ogni minima spesa, anche quella di chi avrebbe dovuto, con competenza, entrare nei conti. Il controllato pretende sempre, in Italia, di essere anche il controllante. Può una Fondazione, creata per superare le empasse amministrative del Comune, avere ancora più vincoli della struttura amministrativa di cui migliorare le caratteristiche? Con rammarico, grande rammarico, restituisco il mandato”.

13 giugno 2017
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