CALCIO Silvia Menon ha dei suggerimenti interessanti, ma è la mancanza di un progetto che rigetta la Rovigo sportiva nel baratro. E’ il momento di agire, serve una società faro che unisca tutte le realtà del territorio

Al Gabrielli intanto si gioca a carte

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Se fosse successo nel rugby ci sarebbero state le barricate, invece in ambito calcistico dal dopo Scerra è successo di tutto allo stadio Gabrielli. Impianto miseramente vuoto, zero progetti, futuro preoccupante, forse è giunto il momento di agire per le piccole, ma importanti realtà di Rovigo, Un progetto calcio condiviso partendo dalla base, meno soldi e più passione, i risultati si ottengono soprattutto con la competenza. La categoria a questo punto non conta, diversamente ha ragione la Menon, meglio venderlo. Ma a chi?
Leggi le pesanti dichiarazioni del sindaco Bergamin

Leggi l'intervista a Luigi Paulon sulla questione Delta Rovigo

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Rovigo - Sarà il dilemma dell’estate. Dopo la grande fuga del Delta Rovigo allo stadio Gabrielli è la desolazione assoluta. Mentre il sindaco Massimo Bergamin si scaglia contro la famiglia Visentini, una volta risolta la questione irrigazione con un generatore fornito dalla Protezione civile, urge risolvere un altro problema per curare il prezioso manto erboso dell’area che non comprende solo il campo principale, ma anche quelli di allenamento. Trattorino rasa erba guasto, danno da quantificare, ma serve una riparazione urgente per permetterne l’utilizzo. Uffici chiusi, il Delta Rovigo, ormai a Porto Tolle, ha traslocato. Sulla porta un cartello “Per nulla osta o altre richieste inviare una mail a segreteria@deltacalciorovigo.it”. Tradotto: anche il settore giovanile verrà smantellato e cancellato. 

Serve un progetto, serve ripartire, sul tavolo un impianto quasi a norma per la Serie D, idoneo per le categorie inferiori. E’ il momento di reagire, le società del territorio hanno l’occasione per trovarsi attorno ad un tavolo e decidere, lo devono fare in fretta. La creazione di un polo calcistico frutto del supporto di tante realtà è fattibile, serve solo la volontà. Partire anche dalla Terza categoria non è un peccato, non è il campionato che fa la differenza, ma lo spirito di appartenenza. Rovigo ritorni ad essere la squadra della città, e non una società in prestito per riempire un vuoto lasciato da altri. E’ il momento di farlo, adesso o mai più. Solo costruendo dal basso si può arrivare a certi traguardi, i pacchi ben confezionati prima o poi si devono scartare, e se dentro non c’è nulla si rimane con un pugno di mosche in mano.

Sulla questione Gabrielli tanti hanno detto la loro, in queste ore è intervenuta anche il consigliere comunale Silvia Menon “Lo stadio è del Comune apriamolo ai suoi cittadini, facciamolo vivere.  Apriamoci all’iniziativa delle società dilettantistiche e delle polisportive che si occupano di sport per i bambini e per disabili. Le utenze e le manutenzioni? Probabilmente la maggior parte dei costi fissi ci sono anche se resta vuoto (vedi l’erba da annaffiare ecc.) a questo punto sarebbe un vero dispetto tenerlo chiuso. Diamolo alle associazioni. Al Gabrielli i campi a disposizione sono molti e pure gli spogliatoi. Affidiamo l’impianto nelle mani di chi è in grado di pianificare attività per tutto l’anno, anche in maniera condivisa. Proprio per l’abbondanza di campi da gioco credo che ci sarebbe spazio non solamente per il calcio ma anche per altre attività che hanno bisogno di un prato e dei palloni. Di parcheggio ce n’è. L’impianto non è lontano dal centro. I bambini che hanno voglia di fare sport non mancano, e meritano di essere protagonisti nella loro città. Ogni piccolo deve poter dire ho giocato al Gabrielli. Ed è importante partire dal concetto di sport come educazione, non solo come agonismo”.

Concetti che non sono sbagliati, serve un progetto, e non qualcuno che riempia degli spazi vuoti. Qualcuno c’è, si potrebbe per esempio coinvolgere Luca Reale, presidente del Rovigo calcio Over 35, già in passato era stato dirigente biancazzurro, ha competenze e passione da vendere. Esiste una convenzione in quota a Malvino Cervati, ex Lapcer (Ceregnano), ed una successiva subconcessione firmata dal Delta Rovigo che a questo punto non ha più valore.

Ma per Silvia Menon ci sono delle priorità diverse “La nostra lista mesi fa ha proposto di inserire il Gabrielli tra i beni alienabili. L’anno scorso la stampa ha riportato più volte l’intenzione dei Visentini di acquistare. Una società di calcio che ambisce a disputare campionati professionistici è facile che non abbia piacere di spendere centinaia di migliaia di euro per adeguare un impianto non di proprietà. Ed è altrettanto comprensibile che un Comune non ricco ci pensi più di una volta prima di investire così tanti soldi in quel modo, alla luce delle altre esigenze della città.  Il fatto che la famiglia Visentini abbia deciso di andarsene non cambia la nostra idea. Mettiamo in vendita lo stadio: ma dato i tempi lunghissimi del Comune, per quest’anno sicuramente non possiamo più metterlo in vendita, si andrà col bilancio del 2018. Mettiamolo in vendita prevedendo un minimo di ore da dare alle associazioni dilettantistiche che si occupano di formare i nostri ragazzi. È chiaro che quelle tribune meriterebbero una prima squadra che disputa campionati di alto livello. Nel frattempo, in assenza di qualcuno che si fa avanti, a noi non resta che puntare tutto sulle società dilettantistiche che lavorano con i giovani. Quando arriverà una proposta ci sarà modo e tempo di far convivere i due progetti. L’importante è non rimanere fermi e non lasciare abbandonato un impianto così. Non lasciamo subisca la stessa sorte di tanti parchi e impianti della città”.

Area che vale non meno di 4-5 milioni di Euro, difficile pensare che ci sia qualche società sportiva in grado di investire tanto.

Ma Silvia Menon va oltre alla proposta di vendita dello stadio, e stigmatizza l’atteggiamento del primo cittadino e le dichiarazioni delle ultime ore (Leggi le pesanti dichiarazioni del sindaco Bergamin)“Per quanto riguarda le dichiarazioni del sindaco sulla famiglia Visentini mi auguro che Massimo Bergamin comprenda che nel ruolo istituzionale che riveste non può permettersi di fare tali dichiarazioni offensive, e siccome vogliamo vederci chiaro, presenteremo interrogazione al fine di comprendere la vicenda delle varie convenzioni stipulate, ma ahinoi questo modo offensivo di agire mette Il comune spalle al muro di azioni legali”.

Giorgio Achilli

 

 

 

15 giugno 2017
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