OMICIDIO LENDINARA (ROVIGO) Arriva la condanna per Nicola Stella, 38 anni, accusato di avere ucciso Massimo Negrini, 51, per un debito

Gli spara in faccia e lo uccide. Se la cava con 14 anni

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Il corpo di Massimo Negrini, 51 anni, artigiano di Giacciano, venne ritrovato il 2 febbraio 2016 nello scolo Valdentro di Lendinara. Per la sua morte fu arrestato dai carabinieri del Nucleo investigativo Nicola Stella, 38 anni, di Lendinara. Nella giornata di venerdì 9 giugno, il processo a carico di quest'ultimo

Lendinara (Ro) - Nel corso dell'udienza di venerdì 9 giugno, aveva ammesso di avere ucciso (LEGGI ARTICOLO). Un colpo di scena solo parziale, dopo che si era appreso che l'imputato aveva chiesto e ottenuto di fare dichiarazioni, di fronte al giudice per le udienze preliminari Alessandra Martinelli.

L'indagato, nel corso dell'avvio dell'udienza preliminare, si era visto contestare nuovamente, dal pubblico ministero Monica Bombana, una aggravante in precedenza caduta, ossia la premeditazione. Una aggravante pesante, per Nicola Stella, 38 anni, di Lendinara. Finito in carcere oltre un anno fa, dopo il fermo dei carabinieri, con l'accusa di avere ucciso con un colpo di carabina in un occhio Massimo Negrini, 51 anni, artigiano esperto in arredamenti da giardino e realizzazione di gazebo di Giacciano con Baruchella.

 Il corpo di Negrini era stato ritrovato nella tarda serata di martedì 2 febbraio 2016 nello scolo Valdentro. Il 38enne era stato sottoposto a fermo nella mattinata successiva, di mercoledì 3 febbraio. L'ipotesi di reato formulata nell'immediatezza dal sostituto Monica Bombana era stata quella di omicidio premeditato. Secondo questa impostazione, nel pomeriggio di lunedì 1° febbraio Stella avrebbe attirato Negrini in un casale di proprietà dei genitori, dove si trovava la carabina che lo ha poi ucciso.

 A monte di tutto, un debito verso Negrini. Secondo questa ricostruzione, il debito sarebbe maturato nell'ambito di un piccolo giro di vendita di mobili di antiquariato. La difesa di Stella, in un primo tempo, aveva sostenuto la tesi di un omicida diverso dal giovane lendinarese, ossia un cinese che pure sarebbe stato coinvolto nella vendita dei mobili e che avrebbe ucciso Negrini nel casale fuori Lendinara, in un momento in cui Stella era fuori, andato a prendere un paio di chiavi.

Una tesi che però non avrebbe retto il vaglio dell'indagine: il cinese, cioè, esisterebbe, sarebbe stato individuato e ascoltato dagli investigatori, ma non ci sarebbe alcuna prova della sua presenza sulla scena dell'omicidio, del quale quindi come responsabile la Procura considera solamente Stella. Per lui quindi era stato chiesto il giudizio immediato.

Secondo la prima ricostruzione degli investigatori, il giorno dell'omicidio era stato fissato un incontro per chiarire la questione del debito. Discussione alla quale Negrini sarebbe arrivato con una pistola. Stella - intimorito dalla personalità dell'artigiano - avrebbe preparato qualcosa di simile a una trappola predisponendo ossia nel casale dove sapeva ci sarebbe stato lo scambio una carabina. Quella con la quale avrebbe poi sparato in un occhio a Negrini. Da qui l'accusa di omicidio premeditato. Accusa che non ha poi retto il vaglio del giudice. E' da ritenersi quindi non sussistente la attività preparatoria dell'omicidio, che poteva sostanziare l'ipotesi della premeditazione.

Caduta però corso delle indagini preliminari, con Stella difeso dall'avvocato Giovanni Gentilini. E contestata nuovamente mercoledì 8 febbraio, di fronte al giudice per le udienze preliminari Alessandra Martinelli. La Procura aveva proceduto per giudizio immediato, ma la difesa ha ottenuto il rito immediato, che comporta, in caso di condanna, uno sconto di pena pari a un terzo.

Al termine della discussione, il 9 giugno, il pubblico ministero aveva operato la richiesta dell'ergastolo. A scatenare l'omicidio sarebbe stata, secondo questa ricostruzione, la paura. Il 38enne avrebbe contratto un debito di circa 40mila con il 51enne. Temendo la personalità di quest'ultimo, una volta saputo che aveva intenzione di incontrarlo nel casolare poi teatro dell'omicidio, la sua mente avrebbe cominciato a cercare di pensare a come cavarsela. Uscita di scena invece la parte civile, affidata all'avvocato Barbara Trecenta, dopo il risarcimento offerto dai genitori di Stella.

La sentenza parla di una condanna a 14 anni. Caduta l'aggravante della premeditazione e riconosciute varie attenuanti, dalle generiche, al comportamento processuale.
15 giugno 2017
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