OMICIDIO PORTO VIRO (ROVIGO) Il nipote sarebbe entrato in casa forzando una porta, poi la aggressione furiosa a coltellate e un vaso schiantato in testa ai danni della zia. Così i carabinieri ricostruiscono la mattanza. Poi, l'omicida si sarebbe spogliato

Massacrata mentre cenava, poi il colpo di grazia

Fondazione Cariparo Nuove Generazioni

Un omicidio di una violenza inaudita, quello commesso ai danni di Miranda Sarto, 83 anni, residente in via Gorghi a Porto Viro, massacrata nel pomeriggio di mercoledì 9 novembre  (LEGGI ARTICOLO). Un delitto cruento per il quale, nella giornata di venerdì 16 giugno, i carabinieri hanno arrestato il nipote della donna, Gino Sarto, 65 anni (LEGGI ARTICOLO), che vive al primo piano della villetta che, al piano terra, ospita la casa in cui risiedeva l'anziana



Porto Viro (Ro) - Lei, quel pomeriggio, stava cenando. Presto, come era solita fare, nella sua casa di via Gorghi, a Porto Viro. Il nipote le è entrato in casa, forzando una porta. Appena il tempo di alzarsi dal tavolo, dove aveva appena apparecchiato e posato i piatti, che l'aggressione è scattata. E' così che i carabinieri ricostruiscono l'omicidio di Miranda Sarto, 83 anni, l'anziana di Porto Viro trovata morta nella serata di mercoledì 9 novembre scorso.

Di fatto, sempre secondo questa ricostruzione, la donna neppure si è difesa. Accoltellata varie volte, da un assassino che le stava di fronte, che colpiva come una furia. Prima le coltellate, poi un grosso vaso di fiori schiantato in testa. Una combinazione mortale, per la 83enne, che oltre alle ferite da armi da taglio, ha riportato anche la frattura di costole, a quanto emerge degli accertamenti medici.

L'autore dell'aggressione mortale sarebbe, secondo l'ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari Pietro Mondaini, su richiesta del sostituto procuratore Andrea Girlando, il nipote Gino Sarto, 65 anni, arrestato nella mattinata di venerdì 16 giugno. I rapporti con la zia sarebbero stati pessimi da tempo, così come con l'amico che la donna frequentava, un anziano della zona di Mesola.

I due - nipote e amico - sarebbero anche venuti alle mani, tanto che un processo su una colluttazione del genere è aperto in Tribunale (LEGGI ARTICOLO). Non solo: è emersa anche una querela che la donna avrebbe presentato in passato, poi ritirata, ma che comunque adombrava una situazione non serena, per quanto riguarda i rapporti col nipote.

In quella querela, presentata il 1° aprile del 2014, la donna segnalava ai carabinieri il comportamento che avrebbe tenuto il nipote, che vive nell'abitazione al piano superiore a quella della 83enne. L'anziana affermava che il giorno precedente, ossia il 31 marzo del 2014, era stata minacciata e ingiuriata. La querela era poi stata firmata anche dall'amico della donna, un 72enne di Mesola, al quale era molto affezionata in quanto, entrambi divorziati, si facevano compagnia, a quanto si legge in quella querela.

A quanto afferma l'anziana, proprio la sua frequentazione col 72enne avrebbe forse suscitato il risentimento del nipote. 

Nella denuncia poi l'anziana spiegava che dopo che l'appartamento al piano di sopra era rimasto vuoto, si era trasferito lì il nipote Gino Sarto. Poco dopo, nel 2009, l'anziana aveva dato la residenza all'amico di Mesola, "con cui condivido - scrive - le mie giornate, in quanto anche lui divorziato". Una scelta che, raccontava l'anziana al militare che ha raccolto la sua denuncia, non era andata giù al nipote.

"Non perde occasione per minacciare sia me che il mio amico", diceva al momento di presentare querela. Poi raccontava quello che definisce l'ultimo episodio, il 31 marzo 2014, nel pomeriggio. Il nipote avrebbe suonato alla porta della 83enne, le avrebbe intimato a male parole di spegnere la stufa altrimenti le avrebbe "spaccato la testa". Poi sarebbe risalito nel suo appartamento. Subito dopo, sarebbe intervenuto l'amico, per vedere cosa fosse accaduto. Sarebbe stato fatto oggetto del nipote di un lancio di bottiglie, che non provocò per fortuna danni. Proprio la questione della stufa sarebbe stato uno degli elementi che, ad avviso degli investigatori, avrebbe compromesso i rapporti tra i due.

L'omicidio viene ipotizzato come premeditato, ma anche aggravato dalla crudeltà. Secondo gli inquirenti, insomma, quel giorno Sarto avrebbe deciso di uccidere. Avrebbe forzato la porte di casa dell'anziana, sarebbe entrato, attrezzato in maniera da non lasciare impronte. E avrebbe colpito. Poi, con metodo, si sarebbe spogliato degli abiti, forse macchiati di sangue, per appiccare il rogo.

E' a questo punto che una intuizione investigativa ha fatto la differenza: i carabinieri si sono, infatti, attrezzati per passare letteralmente al setaccio i rimasugli bruciati dell'incendio. Trovando, alla fine, un brandello annerito di un abito non della donna. Sulla base di varie testimonianze, è stato possibile attribuirlo al nipote e sapere che, quel giorno, quello dell'omicidio, lo indossava. Ed era, misteriosamente, risultato mancante alla perquisizione. Uno degli elementi che hanno poi consentito ai carabinieri di fare scattare l'arresto. 

Nel pomeriggio Sarto ha ricevuto, in carcere, la visita dell'avvocato Marco Casellato, di Adria, suo difensore. "Il mio assistito è tranquillo - spiega il legale - e si dichiara ancora fiducioso nella giustizia. Afferma di essere estraneo alle contestazioni e che l'assassino è ancora in libertà". Ora, come da Codice di procedura, entro cinque giorni dovrebbe essere fissato l'interrogatorio di garanzia. Potrebbe avvenire giù lunedì 19. Sarà la prima opportunità, per la difesa, per fornire la propria ricostruzione dei fatti o, comunque, per domandare la scarcerazione.

La versione della difesa appare, quindi, diversa da quella dell'accusa. E c'è la fiducia di poterla presentare quanto prima.

16 giugno 2017
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