SETTORE PRIMARIO ROVIGO Angelo Fabrizio Boscolo e Lorenzo Carnacina prendono posizione contro la proposta di istituire una unica zona protetta. E spiegano il perché

"Pesca e agricoltura non hanno bisogno di un parco unico"

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Non servono, alle attività fondanti del settore primario del Delta del Po ulteriori vincoli, come quelli che sicuramente sarebbero apposti nel caso di creazione del parco nazionale unico. Lo sostengono Angelo Fabrizio Boscolo e Lorenzo Carnacina



Rovigo - "Interregionalità: una favola inventata per proporre un parco del Delta unico e nazionale, un pastrocchio all'italiana deciso lontano dal Polesine e sopra la testa della popolazione locale. Esclusi dal percorso della proposta i sindaci, tutte le associazioni di categoria, le forze politiche locali. Una proposta frettolosa tutta emiliano - romagnola, imposta da qualche Ministero alla ricerca di visibilità".

E' così che Angelo Fabrizio Boscolo, referente per i pescatori del Polesine, e Lorenzo Carnacina, referente per i cacciatori, definiscono la proposta di trasformare il parco regionale del Delta del Po da regionale a interregionale. "Il Parlamento italiano ha votato in questi giorni alla Camera le modifiche alla legge 394/91 conosciuta come legge Parchi l'articolo 27. Una proposta che interessa il Parco del Delta del Po anche per la parte Veneta: viene infatti data delega al governo di istituire il parco Unico del Delta del Po che comprende il perimetro del Parco regionale dell'Emilia Romagna e il perimetro del Parco Regionale del Veneto".

"Questa decisione di fatto consegna tutte le lagune demaniali e le valli private venete della Provincia di Rovigo in quanto siti Zps, alla competenza del Parco. In questo modo i sindaci assumono una funzione di meri esecutori, espropriati quindi delle proprie competenze. I due parchi cessano di esistere e tutto il personale attualmente in organico ai due parchi viene assunto dal nuovo parco unico, quindi alle dipendenze dei Ministeri competenti".

Un progetto che proprio non piace Carnacina e Boscolo. "Di che parco si tratta quindi, se non di un parco nazionale mascherato?". Non solo: secondo questa impostazione, una maniera di procedere del genere sarebbe anche in contrasto con le disposizioni del Parlamento europeo. Secondo queste, ricordano i due "l'istituzione di aree protette non può avvenire senza il consenso delle popolazioni locali, le quali devono partecipare alla politica di conservazione dei propri territori ". 

"In un territorio altamente antropizzato - proseguono - con oltre 70mila persone residenti, le attività produttive sono quasi esclusivamente legate al settore primario, pesca e agricoltura, che non hanno assolutamente bisogno di ulteriori vincoli. La pesca ad esempio proprio per l'insieme insostenibile di vincoli ambientali imposti sta attraversando una situazione di grave difficoltà, in particolare la pesca e la raccolta delle vongole veraci, in quanto tutte le lagune sono interrate per i depositi portati dal grande fiume da monte a valle, e ci troviamo nella impossibilità di fare interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria efficace e tempestivi". 

"Lo sviluppo turistico del Delta del Po con l'istituzione del parco avrebbe dovuto essere un elemento aggiuntivo di economia rispetto alle attività produttive attuali e non limitativo se non addirittura distruttivo come è stato in realtà, ed ora con questa legge che limita ulteriormente gli interventi si rischia di decretarne la fine". 

19 giugno 2017




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