LA STORIA A ROVIGO Lo scorso 19 giugno ha lanciato immondizia in Comune. “Questo è quello che mangio. Non mi hanno ricevuto, ho perso la testa. Mi spiace, vorrei solo lavorare”

“Per vivere, mangio dai cassonetti: aiutatemi”

Bagno e Calore - Caminetti e Stufe

Lo scorso 19 giugno, ha fatto parlare di sé. Quando - lo ammette lui stesso - ha lanciato immondizia in giro per il Salone d’onore di Palazzo Nodari (LEGGI ARTICOLO). David Horvath, 28 anni, cittadino italiano - “e non uno straniero bulgaro come mi ha definito il sindaco”, si scalda - ammette l’errore, ma vuole anche raccontare la sua storia e chiedere aiuto



Rovigo - “Da cinque anni dormo per strada. Fatta eccezione per due mesi in dormitorio. A volte trovo lavoro, ma non per molto. Spesso mangio quello che trovo nei cassonetti”. Una storia pesante, quella di David Horvath, 28 anni, cittadino italiano. La racconta con voce calma, pacata, anche se si vede che ci sta male. Del barbone - o del clochard, se vogliamo una parola che faccia meno male, pur non cambiando la sostanza - non ha nulla. Curato, pulito. Non vuole lasciarsi andare.

Ha fatto parlare di sé lo scorso 19 giugno, quando ha lanciato immondizia, pane e frutta in pessimo stato nel Salone d’Onore del Comune di Rovigo. Lo dice lui stesso. “Sì, l’ho fatto. E voglio spiegarvi perché. Sono andato a chiedere aiuto. Non mi hanno ricevuto, si sono chiusi dentro. E allora ho lanciato quella roba, perché tutti vedano cosa mangio, a volte: quello che trovo nell’immondizia. Perché non sempre riesco ad andare dai Frati a mangiare. Cerco lavoro tutto il giorno, a piedi. Così, a volte mi arrangio nei cassonetti”.

La storia di David è particolare. Ma non così particolare come avrebbe potuto essere una decina d’anni fa. La crisi ha cambiato parecchio il metro di paragone e l’asticella della normalità è scivolata di un bel po’ verso il basso.

Sino al 2012 ha lavorato, poi ha perso l’impiego ed è stato anche sfrattato. Da allora, lavori saltuari, quasi mai con un tetto sulla testa, “a parte in tutto al massimo sei mesi in cinque anni”. Saltuariamente, racconta, si rivolge al Comune. “In una occasione mi hanno dato 100 euro”, ricorda.

Anche quel 19 giugno era andato a chiedere una mano. “Ma non mi hanno ricevuto - racconta - si sono chiusi dietro la porta a vetri automatica tra il Salone d’Onore e il corridoio che porta all’ufficio del sindaco. E’ questo che mi ha fatto esplodere. Ho tirato dappertutto quello che sono costretto a mangiare, che non era poi chissà cosa. Mi scuso. Ma è dura”.

Poi, una richiesta di aiuto. “Io voglio lavorare. Se qualcuno avesse qualcosa per me, mi può contattare al numero 3404996651. Solo una cosa, chiedo: non chiamate per offendermi, per prendermi in giro, per darmi del barbone. Purtroppo, succede anche questo”.

17 luglio 2017
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