DOPPIO OMICIDIO AGLI ISTITUTI POLESANI Per i due omicidi del 2014 il colpevole è già stato trovato. Ma la responsabilità, unicamente a titolo colposo, potrebbe venire estesa anche al legale rappresentante

"Uccisi in reparto": sotto accusa porte e telecamere

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Colui che viene ritenuto l'esecutore materiale dei due omicidi di altrettanti pazienti degli Istituti polesani di Ficarolo e paziente a sua volta, un 34enne del Vicentino, è stato individuato da tempo. A dicembre 2014 infatti la Procura e i carabinieri hanno tirato le fila della complessa indagine, col giudice per le indagini preliminari che ha disposto per il 34enne la misura di sicurezza del ricovero nell'ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia (LEGGI ARTICOLO). Ora, però, parte un secondo processo, a carico del legale rappresentante della struttura, Mauro Mantovani, chiamato in causa per l'ipotesi di reato di omicidio colposo



Ficarolo (Ro) - Colui che sarebbe l'esecutore materiale dei due omicidi è noto da tempo: un uomo 34enne, originario della provincia di Vicenza, un paziente psichiatrico, sofferente di oligofrenia con frequenti scatti d’ira, a cui gli inquirenti sono risaliti dopo una serie di investigazioni che hanno compreso una serie di testimonianze e riscontri di natura tecnico scientifica. Avrebbe ucciso due persone che, come lui, erano ospiti del reparto 11 degli Istituti Polesani di Ficarolo. Per questo era stata disposta a suo carico la misura di sicurezza del ricovero nell'ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia.

Le indagini dei carabinieri del nucleo investigativo di Rovigo, svolte assieme ai colleghi della compagnia di Castelmassa, del Ros di Padova e del Ris di Parma, sono state coordinate da Davide Nalin sostituto procuratore della Procura di Rovigo. Secondo questa ricostruzione degli eventi, il 26 ottobre 2014, l’indagato, intorno alle 2 di notte, approfittando di un momento di attenuata vigilanza da parte dell’operatore socio sanitario in servizio, si era allontanato dalla propria stanza raggiungendo Pierpaolo Nonnis, 49 anni, che dormiva nel corridoio. Qui gli avrebbe schiacciato ripetutamente i tessuti del collo, per poi tornare nella propria stanza.

Il medesimo giorno moriva per politrauma cranico all’ospedale di Rovigo, Riccardo Tammiso, 49 anni di Adria. L’uomo, era infatti ricoverato presso la struttura rodigina, per un trauma ritenuto all’inizio accidentale. Poi le indagini hanno messo in luce che due giorni prima era stato percosso e spinto a terra proprio dal 34enne vicentino. Cadendo di schiena, avrebbe quindi sbattuto violentemente il capo riportando i fatali traumi.

Chiarita, quindi, dal punto di vista accusatorio, la dinamica del doppio omicidio agli Istituti Polesani. La Procura di Rovigo, però, nella persona del sostituto Nalin, non si è fermata a questo primo importante risultato. Avrebbe proseguito negli accertamenti, arrivando a coinvolgere anche Mauro Mantovani, ossia colui che, all'epoca dei fatti, sarebbe stato il responsabile della struttura, il legale rappresentante della struttura.

La Procura, per lui, aveva domandato il rinvio a giudizio, ma la difesa ha ottenuto il processo con rito immediato. Evidentemente, c'è la fiducia di potere ottenere una assoluzione e un riconoscimento di estraneità alla vicenda. "Siamo sereni e fiduciosi nell'operato della magistratura - aveva spiegato sin dalle prime battute dell'inchiesta, l'avvocato Marco Linguerri di Bologna, che ha seguito tutti i vari filoni giudiziari aperti sugli Istituti Polesani e che per ora hanno sempre visto la struttura uscire pulita dai procedimenti ai quali è stata sottoposta - Del resto siamo stati noi a domandare immediatamente il processo, senza passare dall'udienza preliminare".

A suo carico è stata elevata - in relazione a quelle due morti - l'ipotesi di reato di omicidio colposo. Questo perché, secondo questa ricostruzione, nella struttura non sarebbero stati adottati accorgimenti che avrebbero potuto evitare quella tragedia. In questo senso, il capo di imputazione è molto preciso, parlando di un sistema di videosorveglianza e di porte delle stanze dei reparti maggiormente ampie come elementi che avrebbero potuto consentire una miglioro sorveglianza nei reparti.

Il processo ha vissuto la sua prima udienza nella giornata di lunedì 17 luglio, con un celere rinvio al prossimo ottobre, dopo che il giudice Valentina Verduci ha ravvisato, su input delle difese, un difetto di notifica della data di udienza. Presenti in aula, con l'intenzione di costituirsi parte civile, i parenti di Nonnis. Se ne parlerà alla prossima udienza.

17 luglio 2017
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