MULTE ROVIGO Colossale tirata d'orecchie del Prefetto ai sindaci, arriva una circolare pensatissima nella quale si ricorda ai primi cittadini che lo scopo di questi dispositivi è solo quello di fare sicurezza

Velox selvaggio e agguati: "Ora basta arricchirsi sulla pelle dei cittadini"

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Una circolare di una durezza incredibile, che dietro l'ineccepibile linguaggio istituzionale accusa chiaramente i sindaci del Polesine di avere perso del tutto di vista la funzione dei velox e di usarli per arricchirsi, invece di preoccuparsi della sicurezza. E una serie di prescrizioni: basta con più rilevazioni lungo lo stesso tratto di strada; basta con la mancata contestazione immediata, quando possibile; basta con l'utilizzo anche su strade che non rientrano nell'elenco di quelle ove è possibile usare i velox invece che procedere alla contestazione immediata

Rovigo - Basta con gli agguati con i velox. Basta con più rilevazioni sulla stessa strada. Sicurezza e non cassa. E, quando possibile, contestazione immediata piuttosto che verbale spedito a casa, quando per il cittadino non è più possibile difendersi. E' una colossale tirata d'orecchie, quella che il Prefetto di Rovigo Enrico Caterino ha dato ai sindaci del Polesine. Con una circolare nella quale fornisce una serie di raccomandazion che però, quando arrivano dal rappresentante del Governo, sono ordini ai quali sindaci e polizie locali devono attenersi. Una circolare nella quale il Prefetto traccia le norme per un corretto uso dei velox. Non è la prima volta che accade. Anche il predecessore di Caterino, Francesco Provolo, aveva ribadito questo concetto. Non a caso, il Polesine è una delle province col maggior numero di velox del Paese.

"Come noto -spiega Caterino, in una nota inviata a tutti i sindaci del Polesine, al presidente della Provincia, alle forze dell'ordine, ad Anas e alla Motorizzazione civile - con precedenti circolari (n. 15692 del 06/06/2013 e successive), sono state diramate le direttive atte a garantire l'uniforme applicazione sul territorio provinciale del decreto prefettizio con il quale si è provveduto, in applicazione dell'articolo 4, comma 2, della legge n. 168/2002, all'individuazione delle strade ovvero di singoli tratti di esse ove, non risultando possibile la contestazione immediata, è consentito l'utilizzo di apparecchiature fisse per il controllo da remoto in relazione all'accertamento delle violazioni di cui al Codice della Strada (approvato con decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 e successive modificazioni e integrazioni).

"Al riguardo, occorre evidenziare che a questa Prefettura continua a perviene un numero elevatissimo di ricorsi per l'annullamento di verbali di contestazione della violazione dei limiti di velocità, elevati in seguito a rilevazione effettuata mediante dispositivi installati per il controllo a distanza. Pertanto, si ritiene opportuno richiamare l'attenzione su alcuni principi essenziali per il corretto impiego dei predetti strumenti, finalizzati esclusivamente a garantire la sicurezza della circolazione stradale".

"Si ribadisce che l'accertamento e la contestazione differita delle violazioni al Codice della Strada, rilevate mediante mezzi tecnici di misurazione della velocità di cui all'art. 4 del D.L. 20.6.2002, n.121, convertito con modificazioni dalla L. 1 agosto 2002, n. 168, costituisce eccezione alla regola generale, che resta quella di cui all'art. 200 del Codice medesimo, vale a dire la contestazione immediata delle violazioni così come chiaramente sancito dalla Direttiva del Ministro dell'Interno del 14 agosto 2009, che fissa in maniera chiara, precisa, puntuale e tassativa i criteri cui attenersi".

"Altro dato essenziale è che la categoria della strada, su cui esiste la possibilità di utilizzare o installare dispositivi e mezzi tecnici di controllo del traffico finalizzati al rilevamento a distanza delle violazioni alle norme di cui agli artt. 142, 148 e 176 del Codice della Strada, senza l'obbligo della contestazione immediata, è un presupposto obbligatorio, in assenza del quale non ha rilievo nemmeno l'eventuale ed oggettiva pericolosità di strade rientranti in categorie differenti ed inferiori. Altra condizione fondamentale, infine, è costituita dal fatto che l'installazione o l'utilizzazione dei dispositivi o dei mezzi tecnici di controllo di cui sopra deve essere portata a conoscenza degli utenti della strada onde evitare pericolo alla circolazione che può, altrimenti, essere determinato dal c.d. effetto sorpresa".

"Per affermare il rispetto dei citati principi, al Prefetto è affidato il compito di porre in essere una sistematica e ciclica azione di coordinamento 'per evitare la contemporanea effettuazione di più rilevamenti sul medesimo tratto di strada', mediante una costante ricognizione ed eventuale revisione del Decreto di cui all'articolo 4 della legge 1° agosto 2002, n. 168".

Poi, un monito chiaro ai sindaci: basta fare cassa con i velox, pensate alla sicurezza. "Alla luce di quanto sopra esposto, le signorie loro vorranno attenersi ai predetti principi, tenendo conto dell'eccezionalità della norma rispetto alla disciplina generale dettata dal Codice della Strada, e del fine primario che è quello di garantire, nell'ambito della circolazione stradale, la sicurezza e l'incolumità degli utenti e degli operatori, senza travalicare lo spirito e la lettera della normativa così da trasformare i citati strumenti in una fonte atipica di incremento per le entrate comunali esulando dallo scopo per il quale sono stati previsti".
2 agosto 2017
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