CSA ADRIA (ROVIGO) Cristina Caniato e Patrizia Bartelle, del Movimento cinque stelle, analizzano la situazione della struttura della casa di riposo e il progetto di ristrutturazione: “Non sta in piedi”

Nuova casa di riposo, "troppe cose non tornano"

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Una struttura non adeguata agli standard regionali e addirittura priva del certificato di prevenzione incendi, nonostante i soldi fossero stati stanziati dalla Regione, “eppure voglio costruirne una seconda?”. La consigliera regionale Patrizia Bartelle e la consigliera comunale di Adria Cristina Caniato, intervengono sul progetto di “ristrutturazione” della Casa di Riposo di Adria, che tanto sta facendo discutere la città in un clima che ha portato la Regione a decidere di intervenire con una ispezione interna al Csa (LEGGI ARTICOLO ). Le consigliere analizzano ed elencano i, secondo loro, tanti punti bui del progetto

 
Adria (Ro) – Un progetto che, analizzato, secondo loro non starebbe proprio in piedi. Le consigliere pentastellate Patrizia Bartelle e Cristina Caniato intervengono in merito alla tanto discussa situazione della casa di riposo di Adria, analizzando nei particolari la lettera d’intenti firmata dal sindaco, Massimo Barbujani, dalla presidente del Centro servizi anziani, Sandra Passadore e dal commissario straordinario Ater, attraverso la quale i firmatari sosterrebbero di voler riorganizzare le attività di assistenza socio sanitaria e di edilizia sociale.“Dai documenti di evince che le strutture del centro finalizzate all’assistenza delle persone anziane non autosufficienti non sono adeguate agli standard regionali e l’attività viene attualmente svolta in virtù di apposita deroga perciò le stesse devono essere rinnovate – spiegano la consigliere regionale Bartelle e quella comunale Caniato, del Movimento cinque stelle – Si evince inoltre che il complesso è ‘sprovvisto del certificato di prevenzione incendi, privo di alcuni impianti essenziali (raffrescamento) e con altri assai vetusti e bisognosi di radicali interventi di manutenzione)’, oltre al fatto che l’intenzione è di erigere una nuova struttura nell’area antistante il centro commerciale Il Porto di proprietà all’Ater”.
 
“Per la realizzazione dell’intervento sono necessari circa 13 milioni di euro tra le cui fonti di finanziamento vengono individuate, in particolare, due voci: l’assegnazione ex fondo di rotazione per 5 milioni di euro e l’assegnazione ex fondo di rotazione per 1,5 milioni di euro. Dall’analisi di questa ultima voce di finanziamento si ricava che: nel 2009 la Regione Veneto ha stanziato in favore di Csa la somma di euro 1,9 milioni per consentire l’adeguamento alla normativa di prevenzione incendi e oggi, otto anni più tardi, nonostante siano stati spesi euro 400mila euro, tale adeguamento non è stato realizzato tanto che il complesso è sprovvisto del certificato di prevenzione incendi”.
 
“Sulla base di quale criterio la somma di euro 1,5 milioni di euro, originariamente destinata all’adeguamento alla normativa di prevenzione incendi, può essere ora destinata alla realizzazione di una struttura ex novo? – continuano le consigliere – In che modo è stata utilizzata, nel dettaglio, la somma di 400mila euro che oggi risulta mancante dal totale di 1,9 milioni di euro? Inoltre, perché non è stato speso tutto il contributo regionale di 1,9 milioni di euro? È possibile utilizzare oggi, con sei anni di ritardo, i 5 milioni di euro stanziati dalla Regione? Basta guardare il piano economico finanziario per notare che l’operazione non sta in piedi. Il margine operativo evidenzia un 28% in meno del costo del personale che non diminuirà nelle sue unità. Questo significa che a parità del numero di dipendenti, questi dovranno lavorare nelle due sedi, possiamo quindi immaginare in che condizioni saranno ridotti a lavorare. La cosa che ha dell’incredibile - incalza infine la consigliera comunale Caniato – è che si ipotizza una spesa costante nei prossimi dieci anni per le materie prime, sussidiarie e di consumo in barba anche alla semplice applicazione del tasso minimo legato all’inflazione. Infatti se fosse applicato nella misura dell’1% annuo i numeri accuserebbero una non poco significativa tendenza al ribasso degli utili. O forse si intende perpetrare risparmi anche sulle materie prime come purtroppo già da mesi sta accadendo in struttura”.
4 agosto 2017




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