RUGBY ECCELLENZA Rovigo e le grandi manovre o la resa dei conti. Un movimento che dal punto di vista dell’appeal sta perdendo consistenza, fumo negli occhi che spesso si scontra con la realtà dei fatti

Cambiamento con uno sguardo al 2020

Francesco Zambelli presidente della Rugby Rovigo Delta e Lello Salvan coordinatore del nuovo progetto rossoblù tra prima squadra e Cadetta ed U18
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Numeri in ribasso sul fronte del reclutamento giovanile al Battaglini nonostante uno scudetto vinto nella stagione 2015-2016 ed una squadra al vertice dal 2011. E’ chiaro che nella città in mischia qualcosa non funziona se a Frassinelle (LEGGI ARTICOLO), Badia e Villadose problemi di numeri non ne hanno a differenza di altri (LEGGI ARTICOLO). Francesco Zambelli, presidente della Rugby Rovigo Delta, ha deciso di ripercorrere la strada del Polesine di una filiera tutta da ricostruire. Ci riuscirà?
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Rovigo - Ci crede il presidente Francesco Zambelli, un progetto che ripercorre quello naufragato e proposto qualche anno fa dalla Monti Junior, ovvero creare una filiera del territorio in una sorta di franchigia, con lo scopo di crescere tutti insieme. Il sistema attuale soffoca le aspettative di una società che ha speso molto, spesso troppo per il torneo a cui prende parte, ma per arrivare fino in fondo a lottare per il titolo è una cosa necessaria. La piazza di Rovigo non può permettersi di rimanere lontano dalle posizioni di vertice. Non lo può fare per due aspetti: Il nuovo sistema della franchigie federali, Zebre e Benetton, hanno ucciso il campionato, un torneo che sotto l’aspetto mediatico interessa solo alle piazze di pertinenza (Rovigo è un discorso a parte). In secondo luogo Rovigo, da decenni, è fuori dalla stanza dei bottoni. Dopo essere stato il fulcro della storia ovale di questo Paese, di fatto non conta più nulla (soprattutto dopo le ultime elezioni federali che hanno visto in campo proprio il presidente Zambelli al fianco di Marzio Innocenti), solo il risultato sportivo può mantenere vivo un territorio snobbato dalla nuova geografia politica federale che ruota attorno a Roma (Fiamme Oro), Calvisano, Parma, Treviso, Firenze e prossimamente, probabilmente, Milano. Rovigo si ritrova da sola contro tutti, ha perso per strada anche quei pochi amici che aveva, per questo Zambelli ha deciso di ripercorrere una strada per dare un futuro ad una terra che vive di rugby. L’obiettivo è farsi trovare pronti nel 2020, Zambelli vuole l’alto livello, Pro12-14 oppure 16, non importa, per il patron rossoblù il Polesine merita di avere una ribalta internazionale che non deriva certo da una terza coppa ridicola (LEGGI ARTICOLO) organizzata per far perdere del tempo e del denaro.

Ne ha parlato lunedì 7 agosto in una corposa conferenza stampa nella sede della FemiCz, l’occasione era stata organizzata per presentare i nuovi abbonamenti per il campionato di Eccellenza (LEGGI ARTICOLO), ma la carne al fuoco era altra. Per rimettere in piedi il Progetto Polesine bisogna fare due cose. Parlare con le società del territorio, e risolvere la questione Monti Junior che di fatto ha interrotto i rapporti con Frassinelle, Badia e Villadose. 

“E’ una missione fare il presidente dei Bersaglieri in questo momento - ha spiegato Zambelli - e per il rilancio, in vista di un pericolo imminente dell’orientamento federali che stanno portando all’annullamento della Rugby Rovigo. Non siamo mai retrocessi, abbiamo fornito tecnici a 360 gradi, partecipato ai tornei in Europa vincendo poco, ma come le squadre del Pro12 del resto (Zebre e Benetton). La vittoria in Europa con i Tblisi Caucasians ha dato lustro all’Italia (LEGGI ARTICOLO). In casa siamo anche andati vicino ad una vittoria recentemente in Challenge cup, Rovigo ha cercato sempre di fare bella figura, ma non serve a nulla, la Federazione ha altri mezzi in mente per alzare il livello, e non sono le coppe. Per il Pro14 si sono già candidati degli altri, è chiaro, per noi c’è la scomparsa o il ridimensionamento. Allora ho voglia di ricostruire una Rugby Rovigo che parta dai giovani ed arrivi ai senior, saranno la nostra dote e risorsa, non come adesso. Per conto mio dobbiamo ripartire dal settore giovanile, la Rugby Rovigo Delta deve accogliere bambini e famiglie, ragazzi che devono crescere ed arrivare in prima squadra senza deviazioni di percorso incomprensibili. Se l’ambizione di qualcun altro è quello di andare all’alto livello e in Accademia, pazienza, fa parte delle regole del gioco, ma non è su quelli che dobbiamo tarare il nostro punto d’arrivo. Dobbiamo salvare il rugby polesano perché sia un un punto di riferimento per il rugby italiano, non come ora”.

Il concetto spiegato è semplice. Frassinelle, Villadose e Badia dovranno veicolare i migliori Under 16 ed Under 18 verso viale Alfieri per garantire un’Elite forte, in cambio i rossoblù garantiranno parità di trattamento e completa indipendenza delle società del territorio ricambiando il favore con atleti idonei a categorie inferiori. Un dare ed un avere che comprende, se necessario, anche un sostegno economico. In questa ottica la Rugby Rovigo Delta ha assunto pieno controllo della squadra Cadetta e dell’Under 18 Elite, a cui verrà affiancata una seconda squadra definita ‘sperimentale’. E’ chiaro che non basta. Per avere un ricambio continuo c’è bisogno di una adeguato reclutamento, vera spina nel fianco sul fronte della Monti Junior Rovigo, mentre in Polesine le altre vanno a gonfie vele sotto questo aspetto. 

“Ci stiamo attivando per mettere in campo le due Under 18 - ha spiegato Lello Salvan coordinatore del progetto - perché dai numeri che avevamo inizialmente non nascondiamo che c’è qualche difficoltà. Stiamo cercando di recuperare quei 4-5 elementi per la seconda rosa (LEGGI ARTICOLO), un laboratorio dove tutti possono ambire ad entrare nella squadra Elite”.

Sotto il profilo del reclutamento e dello sviluppo ovale di Rovigo e delle zone limitrofe, l’ex rossoblù, ed attuale consigliere di viale Alfieri mette in discussione rapporti ed opportunità “Vogliamo riaprire un ragionamento con l’accoglienza nei confronti dei genitori dei giocatori, riteniamo che il coinvolgimento sia una cosa importante per avere anche maggior numero di persone allo stadio.

Abbiamo bisogno di capire perché ci sono così pochi ragazzi. O sono brave le altre discipline a reperirli, o dobbiamo fare qualcosa di più noi per portarli al campo. Sono i genitori che decidono per i figli fino ai 14 anni, per questo serve un’accoglienza migliore”.

Bella parole, ma le cose come stanno? Il patron Zambelli ha spiegato la situazione, una lettera inviata alla Monti Junior, una serie di incontri, una seconda lettera modificata in diversi punti, ma ancora nulla è stato deciso. Impensabile che le due società rossoblù vadano in direzioni opposte, incomprensibile che Monti Junior e Delta non abbiano mai raggiunto la necessaria armonia per affrontare la strada insieme. Due separati in casa, due gestioni diverse, tecnici condivisi ma pagati dal presidente Zambelli, e di fatto ‘ospitati’ al Battaglini dalla Rugby Rovigo Delta che ha siglato la convenzione con il Comune di Rovigo. Una resa dei conti inevitabile che attende una risposta dal maggio 2012 (LEGGI ARTICOLO). 

“La Monti Junior non può fare attività per conto suo - ha spiegato Zambelli - per tutto quello che ha fatto la Delta in questi anni, entrando in numerose finali scudetto, il reclutamento è stato troppo al di sotto delle aspettative.  Dobbiamo smuovere il settore giovanile e favorire la partecipazione stimolandolo in un ambiente di alto livello. Nella proposta che ho fatto alla Monti Junior ci sono anche altre cose, tra cui la nostra disponibilità a partecipare nel budget. La Delta ha speso quasi 100 mila euro l’anno scorso per far giocare le tre squadre (riferimento a Cadetta ed Under 18). In più mi è stato chiesto un contributo ulteriore”. Monti Junior Rovigo che ha anche a disposizione ben 110 mila euro all’anno gentilmente concessi dalla Fondazione Cariparo, un contributo rinnovato proprio di recente per i prossimi tre annoi. “Ho proposto alla Monti un allargamento del consiglio da 10 a 15 per coinvolgere più persone possibili, e vorrei favorire da subito anche il rugby femminile a cui non possiamo più rinunciare. A sette o quindici, poi vedremo”.

Di fatto in discussione non sono i titoli sportivi ed il lavoro svolto dalla Monti Junior con il titolo dell’Under 18 (LEGGI ARTICOLO), e la finale conquistata con l’Under 16 lo stesso anno, ma la gestione di risorse e di rapporti con il territorio, una scarsa propensione alla comunicazione ed alla condivisione non solo con gli addetti ai lavori. Rapporti che Zambelli ha deciso anche di allargare anche con Cus Ferrara e Monselice “li incontrerò”. Ma tutto questo perchè? Semplicemente perchè una società che disputa il campionato di Eccellenza non può spendere quasi un milione di Euro di ingaggi per la prima squadra, soprattutto in un sistema attuale che non produce quella visibilità che l’investimento richiede. 

“Dobbiamo fare qualcosa per la storia di questa società e per ravvivare i rugby a Rovigo, non è possibile che venga cancellato dal rugby che conta. Non capisco perché il Petrarca si sia rassegnato a questo ruolo. Sei riunioni dedicati alla nascita della Lega dei club di Eccellenza persi nel nulla, solo perché la cosa non è andata come voleva come qualcun altro (Gavazzi, ndr.  Per i Dogi mi sono adoperato tanto (l’unione di intenti delle società venete), un po’ alla volta sono ritornati ad essere niente, un contenitore vuoto.

Quando sette anni fa ho rifondato la Rugby Rovigo l’ho fatto per rilanciare il movimento polesano, se non ci inventiamo qualcosa tra due anni faremo parte della parte bassa dell’Eccellenza, nel momento in cui mollo io ci agganceremo alla Serie B”.

Il nome scelto dal patron Zambelli per il settore giovanile è Monti Junior Rugby Rovigo Delta Scuola di rugby, ci riuscirà?

Giorgio Achilli

 

 

7 agosto 2017
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