CASA DEL SORRISO BADIA POLESINE (ROVIGO) Il Cda, scaduto, pubblica i conti: sono in rosso. La Regione non rilascia le impegnative a chi ne avrebbe diritto. Così l'unica soluzione proposta è privatizzare tutto. E si attacca il sindaco

Mutui e diritti negati stanno ammazzando la Casa di riposo

Sagra della rana 02 - 21agosto - 03 settembre 2017

Il consiglio d'amministrazione della Casa del sorriso ha trasmesso al sindaco - assieme a un violento attacco - e alla Regione del Veneto una relazione sulla situazione economica dell'ente, che non appare particolarmente positiva: il passivo stimato nel bilancio di previsione parla di 151mila euro. Analoghi risultati negativi sono arrivati nel 2014, 2015 e 2016, per circa 950mila euro, in gran parte, ma non tutti "sterilizzati". Una situazione difficile dalla quale, secondo il Cda, esiste una sola via d'uscita: la privatizzazione



Badia Polesine (Ro) - Come ammazzare una casa di riposo, portandola verso la privatizzazione. Sta accadendo a Badia, ma non solo. Qui, però, la relazione sulla situazione economico finanziaria dell'ente, trasmessa dal Cda alla Regione del Veneto e al sindaco del Comune di Badia Polesine, fotografa una situazione allarmante, ossia un passivo in bilancio, unito alla tensione finanziaria derivante dai mutui che, secondo il consiglio di amministrazione, si può risolvere solo andando a privatizzare la struttura.

"Dalla documentazione agli atti - scrive il Cda - si evince come la situazione economico finanziaria negativa sia stata determinata dalla forte contrazione del numero di impegnati di residenzialità rilasciate dalla Ulss 5 Polesana a favore dell'ente". In parole povere, ci sono persone non autosufficienti, riconosciute, che avrebbero tutto il diritto alla impegnativa, ossia al documento col quale il Servizio sanitario nazionale, per tramite della Regione, si fa carico di parte della spesa di degenza. Questo diritto, però, non viene loro riconosciuto (LEGGI ARTICOLO).

In questo modo, anziani, non autosufficienti e famiglie si trovano a dovere subire esborsi che, in teoria, non spetterebbero loro. Una situazione più volte denunciata dai comitati di familiari, a livello polesano, in primis il Comitato articolo 32 per la sanità e il sociale.

Il meccanismo di contrazione delle impegnative dipende da varie scelte. E' vero che il numero viene fissato dalla Regione, ma lo è altrettanto che viene poi limitato anche dall'Ulss. Non solo: di recente l'Ulss ha scelto di non riversare nell’assistenza dei non autosufficienti eventuali "avanzi" del fondo per le impegnative dell'anno precedente, ma di trattenerli in cassa.

Il problema, quindi, esiste. Ma, nel caso di Badia Polesine, spiega Gianni Franchi, referente di Cgil per il settore, potrebbe non essere l'unica causa. E qui entrano in gioco, allora, i mutui contratti nel corso degli anni. Che pesano molto sul bilancio, sempre secondo la relazione pubblicata.

Altra brutta notizia, che il sindacato scopre solo ora, è il fatto che la Regione Veneto si sia mossa per chiedere conto di una situazione simile, dal punto di vista finanziario. Venezia avrebbe infatti chiesto "all'ente di formalizzare un piano per il ritorno del bilancio alla normalità". Un piano di rilancio e rientro, insomma. Piano che, secondo il Cda, deve per forza passare da una privatizzazione dell'ente.

Non si deve però dimenticare come già a fine 2015 fosse arrivato uno stop all'avvio della privatizzazione (LEGGI ARTICOLO), stop che ora potrebbe apparire ancora più fondato, dal momento che è in via di approvazione la nuova legge regionale sulle Ipab.

 

Questa, se da un lato consente di privatizzare, dall'altro consente anche un nuovo modo di restare pubblici, ossia divenendo erogatore di servizi direttamente per conto dell'Ulss, con il corrispettivo economico del caso. Di recente, proprio per questo motivo, sono stati più d'uno i tentativi di privatizzazione finiti in stand by, proprio in attesa di capire quale possa essere il futuro da scegliere.

E' proprio per questo che ha colpito molto un attacco come quello vibrato dal Cda, scaduto lo scorso 20 giugno, alla nuova amministrazione comunale. Accusata di non avere ancora nominato il nuovo Cda, ma, anzi, di avere riaperto i termini per la presentazione dei curricula da parte degli aspiranti componenti.

"Per la prima volta - commenta Franchi - ci viene rappresentata la situazione in tutta la sua gravità, laddove a lungo ci era stato detto che le cose andavano sostanzialmente bene. Noi lo diciamo da tempo: in periodo di crisi è stato sbagliato contrarre mutui tanto pesanti, laddove sarebbe serviva flessibilità di bilancio. Il problema delle impegnative esiste, ma non è l'unico. Così come la privatizzazione non è l'unica soluzione. In primo luogo servono amministratori preparati e capaci, in questi frangenti".

9 agosto 2017
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