COMUNE ADRIA (ROVIGO) Massimo Barbujani e Federico Simoni, sindaco e vice, si aspettavano più condivisione da Massimo Bergamin rispetto al progetto di aggregazione per incorporazione di Polesine Acque in Cvs, votato favorevolmente dall’assemblea 

"Qualcuno ha pensato più alle ‘careghe' che ai polesani"

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Rovinato un percorso condiviso tra diversi sindaci (LEGGI ARTICOLO), che poteva portare maggiori garanzie al Polesine ed ai polesani: questo il pensiero univoco del sindaco di Adria Massimo Barbujani e del vicesindaco Federico Simoni dopo l’approvazione del progetto di aggregazione per incorporazione di Polesine Acque in Cvs, con la presenza e l’entrata in aula del sindaco di Rovigo Massimo Bergamin. Diverse modifiche richieste affinché il progetto avvenisse approvato da tutti infatti non sono state portate avanti 



Adria (Ro) - Una fusione da 6- e non da 7+. Questo il voto che è giunto da Adria, dal sindaco Massimo Barbujani e dall’assessore Federico Simoni dopo l’assemblea dei soci di Polesine acque del 9 agosto che ha visto l’approvazione del progetto di aggregazione per incorporazione di Polesine Acque in Cvs, con la presenza e l’entrata in aula del sindaco di Rovigo Massimo Bergamin (LEGGI ARTICOLO). 

“Quello che spiace è che è sfumato un percorso condiviso da tempo con il sindaco Bergamin ed altri sindaci del centrodestra che avevano espresso la loro contrarietà a questo progetto - afferma Simoni - come Gaiba, Trecenta, Calto, Giacciano, Stienta, Ficarolo e altri con i quali poi mi sono trovato nella serata di giovedì 10 agosto”.

Il vicesindaco ribadisce come Adria, secondo comune più importante della provincia, aveva mostrato le proprie perplessità al progetto poichè penalizza il Polesine: “Negli ultimi giorni prima dell’assemblea erano stati trovati degli accordi dopo alcuni incontri avvenuti con Cortellazzo e Viaro per trovare una quadra ed avere quindi maggiori tutele per il Polesine nel rispetto del progetto. - spiega Simoni - Era stato deciso di fare un protocollo d’intesa da portare alla prima assemblea straordinaria utile dove poi si andavano a fare proposte per il Polesine. Tra queste la rivisitazione dei poteri del cda, che in questo momento ne ha troppi rispetto all’assemblea. Un esempio è la nomina di un componente mancante del cda senza sentire i soci non prevedendo la cooptazione ed il rispetto della provenienza del consigliere dimissionario. Altra modifica sarebbe dovuta andare verso le delibere dell’intercomunale che secondo noi dovevano avere parere vincolante, oppure le soglie dell’approvazione delle delibere che restano intorno al 70% ma che secondo noi invece dovevano superare l’80%. Infine la nomina del cda: ad oggi solo per il primo mandato dopo la fusione si sarebbe prevista una lista unica che prevedeva tre candidati dell’Ato Bacchiglione e due dell’Ato polesine. Bergamin ha ottenuto questo per due anni, noi invece lo volevamo per sempre”. 

Secondo Simoni quindi Bergamin “avrebbe potuto condividere un po’ prima ed un po’ meglio questo metodo con i sindaci del no - commenta - che non erano contro la fusione in generale, ma per come era presentata”. 

Di poche e semplici parole invece il primo cittadino Barbujani che è sempre rimasto aggiornato sulla vicenda: “Sono rimasto un po’ scioccato perché inizialmente era stato un percorso condiviso con diversi sindaci, invece si è ridotto ad una scelta singola di Bergamin. Non ho nulla contro la città di Rovigo però penso che ancora una volta qualcuno ha pensato al proprio Comune per assegnare le ‘careghe’ in Polesine e non ai polesani”.

11 agosto 2017
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