RUGBY ECCELLENZA Mondo ovale che si interroga sulle ragioni delle dimissioni lampo del presidente Francesco Zambelli, scontro muro contro muro tra Rovigo Delta e Monti Junior

Una guerra a due

Francesco Zambelli e il professor Luigi Costato
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Una divisione che ha radici profonde, una strada diversa percorsa dal 2012 ad oggi, due percorsi che incredibilmente hanno portato allo scudetto entrambe lo stesso anno (Prima squadra ed Under 18 2015-2016). Una guerra che sembra appena cominciata, ma che ha radici profonde quelle tra la Rugby Rovigo Delta e la Monti Junior. Le dimissioni di Francesco Zambelli patron dei Bersaglieri nascono proprio da qui, da viale Alfieri (LEGGI ARTICOLO)  la guerra alla Federazione passa quasi in secondo piano. Alfredo Gavazzi, presidente Fir "Con Zambelli ci siamo trovati spesso su posizioni politiche differenti, ma lo ho sempre considerato una risorsa importante per la società. Dispiace che abbia deciso di rassegnare le dimissioni". Intanto i tifosi si schierano già dalla parte del patron dei rossoblù


Rovigo - Non sono in discussione i risultati ottenuti, uno scudetto giovanile Under 18 (che mancava da decenni leggi articolo) ed una finale con l’U16 nella stagione 2015-2016, sono frutto di tanto lavoro e impegno da parte di atleti, tecnici e dirigenti. Non è nemmeno in discussione l’ottimo risultato ottenuto sempre dall’Under 18 nel campionato appena concluso, arrivare secondi nel girone di finale dietro ad un Petrarca Padova stratosferico, è motivo comunque d’orgoglio. Allora cosa c’è che non va nella Monti Junior Rovigo, tanto da spingere il presidente Francesco Zambelli e i suoi collaboratori a ficcarci il naso? (LEGGI ARTICOLO). Due realtà distinte, due società completamente divise (per storia e ragioni fiscali), ma dovrebbero avere un fine comune: la crescita dei ragazzi. Peccato che proprio i ragazzi sono la merce più pregiata e rara di questi tempi. L’Under 16 lo scorso anno ha perso la partecipazione al campionato Elite, Younes Anouer ha compiuto un mezzo miracolo portando a termine un campionato con i giocatori contati (LEGGI ARTICOLO), spesso presentandosi al campo in 15 (numero minimo per giocare). Perfino al Trofeo Aldo Milani ha dovuto farsi ‘prestare’ degli atleti per poter ben figurare. Problema di numeri che dal prossimo anno dovrebbero essere scongiurati con il passaggio di diversi atleti dall’Under 14. E per il mini rugby è stato fatto tutto il possibile?
Ci si è concentrati maggiormente sui risultati da poter sventolare ai quattro venti, dimenticando la vera missione del rugby educativo, ovvero il coinvolgimento dei ragazzi e delle famiglie. Senza dimenticare la scuola. Aspetto non trascurabile il bilancio, da viale Alfieri giungono voci di una spesa di quasi 250 mila per la stagione scorsa, una follia in ambito giovanile. 110 mila euro all’anno sono interamente finanziati dalla Fondazione Cariparo, un progetto triennale rinnovato anche quest’anno (LEGGI ARTICOLO) e assolutamente vincolato alla formazione dei giovani rubgisti.

Un progetto partito da lontano con l’avvento di Nicola Mazzuccato in qualità di coordinatore tecnico, e seguito dall’arrivo dell’All Blacks Joe McDonnell, probabilmente uno dei migliori tecnici degli avanti nel campionato di Eccellenza. Lo stesso maori, nel dicembre 2015 è stato chiamato in prima squadra dal ds Stefano Bettarello dopo l’esonero di Pippo Frati, e il neozelandese ha conquistato subito lo scudetto (LEGGI ARTICOLO). Allora qual’è il problema? Fra i tanti l’isolamento con tutte le realtà del territorio. Badia, Frassinelle, Villadose e Monselice sono via via uscite da qualsiasi progetto di collaborazione con la Monti Junior. Società che doveva, con il Progetto Polesine, poi divenuto basso veneto, fungere da polo catalizzatore delle migliori speranze giovanili con tanto di Accademia Fir (ora soppressa). 

Ma è la vicenda della Cadetta che ha destato sconcerto. Una società non può permettersi di sbagliare o interpretare il regolamento. Squadra Cadetta che aveva stravinto il campionato di C2 con alla guida coach Roberto Pedrazzi, peccato che la Monti Junior, che ne gestiva in toto l’attività, come del resto tutto il settore giovanile rossoblù, non abbia ottemperato all’obbligatorietà di partecipazione ai concentramenti con la squadra U14. Una figuraccia terminata con l’esclusione dalla C1 dopo aver vinto tutte le partite con il bonus (LEGGI ARTICOLO).

Ma il vero problema sono i soldi. La Rugby Rovigo Delta ha versato nelle casse della Monti Junior quasi 100 mila euro la scorsa stagione (cifra dichiarata dal patron Zambelli), un contributo per la squadra Cadetta ed U18. Da quest’anno il presidente Zambelli (su invito della Monti Junior) ha deciso di prendersi in carico direttamente entrambe (LEGGI ARTICOLO), ma chiedendo anche alla Monti Junior di fissare dei paletti, la “vacca da mungere” prima o poi si stufa. Rugby Rovigo Delta che ha chiesto anche delle modifiche allo statuto della Monti, l’ingresso di nuovi soci, insomma maggiore collaborazione per ricreare un clima di reciproca collaborazione anche con le altre società. Visto dalla Monti come un tentativo di minarne l’autonomia, a questo punto il clima si è surriscaldato ulteriormente, soprattutto dopo la conferenza stampa del patron Zambelli. Pochi giorni fa il mancato rinnovo con i tecnici di Cadetta, U18 e relativo preparatore atletico, un gran rifiuto di Pedrazzi, Ballo e Farina (LEGGI ARTICOLO) che in Delta è stato visto come una presa di posizione contro il nuovo ‘status’ (pronta la replica e smentita di Pedrazzi). Società che si è vista costretta a reperire immediatamente due validi sostituti, Piero Tellarini ed Antonio Romeo (LEGGI ARTICOLO), spostato alla guida della Cadetta Graziano Ravanelli. In mezzo a tutto questo marasma, il professor Luigi Costato vero “ispiratore” della politica e delle scelte della Monti Junior degli ultimi anni, e il presidente della Rugby Rovigo Delta Francesco Zambelli. 

Il primo è l’uomo più potente e influente della città, precursore ovale grazie Dino Lanzoni (LEGGI ARTICOLO), il secondo un imprenditore di successo con la passione per il rugby sbocciata proprio con lo scudetto di Brescia 1990. Dopo anni di sponsorizzazione Zambelli ha deciso di metterci anche la faccia fino allo scudetto del 2016, non solo i soldi. Lo ha fatto con scelte coraggiose, spesso criticate, anche contro la Federazione e in completa antitesi con la Monti Junior. Una lacerazione profonda nei rapporti che si è concretizzata l’11 maggio 2012 (LEGGI ARTICOLO). La FemiCz Rovigo sotto la guida di Polla Roux aveva mancato l’accesso alla finale uscendo di scena sul campo del Calvisano (LEGGI ARTICOLO), a rimetterci però non è stato il tecnico, ma il direttore sportivo Alejandro Canale fortemente voluto dal professor Luigi Costato. Quella sera, dopo oltre due ore di Cda, i due scesero le scale, ma solo uno si fermò a parlare con i cronisti presenti. Il professore si prese in carico il settore giovanile, Zambelli continuò con la prima squadra. Il 18 agosto 2017 le dimissioni (LEGGI ARTICOLO), ma non è finita. Ci dovrà essere un Cda ed una assemblea dei soci, le dimissioni potrebbero essere respinte (cosa assai probabile), se la FemiCz ha comunque garantito la sponsorizzazione fino a fine stagione, è chiaro che se dal campionato 2018-2019 non ci fosse più il medesimo sostegno, si ripartirebbe con metà budget. In ballo in questo momento non c’è solo la competitività di una società a livello nazionale, ma lo stesso futuro. E’ una lotta a due, le altre sono solo comparse. Intanto i tifosi si schierano già da una parte, ed è quella di Francesco Zambelli. 

Giorgio Achilli

18 agosto 2017
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