CASO CENTRO COMMERCIALE ROVIGO Da 24 consiglieri che chiedevano l’istituzione, al voto si sono ridotti in 16. Il 17esimo abbandona l’aula quasi in lacrime. Retromarcia di Presenza Cristiana e della Lega Nord, a parte tre che non perdono la faccia

Urla e toni minacciosi. La Commissione salta. Vince La Fattoria

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Fino all’ultimo secondo è stata una battaglia aperta che si conclude con il pareggio che tuttavia non permette ai sostenitori della commissione d’inchiesta di portare a casa il risultato. Giovedì 28 settembre in consiglio comunale arriva al voto la richiesta di commissione d’inchiesta sulle autorizzazione commerciali del centro La Fattoria. Una giornata da ricordare soprattutto per il clima che ha addirittura costretto un consigliere a scappare quasi in lacrime. La commissione non passa ma la Lega si spacca, irrimediabilmente



 
Rovigo – Finisce 16 a 16 e la commissione d’inchiesta non passa. Il sindaco “super partes” si schiera con i suoi che frenano e ingranano la retromarcia con un voto concordato di astensione. Ma non tutti. La Lega infatti si spacca. Fabio Benetti, Matteo Zanotto e Daniela Goldoni votano a favore della commissione d’inchiesta sulle autorizzazioni commerciali de La Fattoria. Un clima pesante che costringe addirittura Simone Dolcetto ad abbandonare l’aula, quasi in lacrime, “per sempre” con la promessa di dimettersi perché stufo di avere a che fare con questo modo di fare politica. Ecco la cronaca di un consiglio comunale che ha avuto a dir poco dell’incredibile.

Si comincia già con grande agitazione in aula alla ripresa dei lavori consiliari nel pomeriggio di giovedì 28 settembre. I consiglieri si guardano intorno, il sindaco Massimo Bergamin parla all’orecchio del presidente del consiglio Paolo Avezzù. C’è qualche assente e, ad un certo punto, si dovrà votare l’istituzione della commissione d’inchiesta sulle autorizzazioni commerciali de La Fattoria. Gira la voce che la Lega, o meglio, parte di essa, si stia preparando al voltafaccia rispetto alle firme apposte sulla richiesta di istituzione della commissione. Servono i numeri dunque per i favorevoli visto che ci si aspetta il ritiro di qualche consigliere firmatario. E servono 17 voti per approvare l’istituzione della commissione d’inchiesta.

Si continua con l’ordine del giorno ma ad un certo punto la maggioranza chiede una sospensione. Si torna in aula dopo 10 minuti. Il consigliere di Forza Italia, Giacomo Sguotti, chiede una inversione dell’ordine del giorno proponendo subito di affrontare la richiesta di istituzione di una commissione d’inchiesta. Intanto arriva Matteo Zanotto (Lega Nord), che si vocifera fra i convinti sostenitori della commissione d’inchiesta e per nulla pronto a “rimangiarsi” la firma. La minoranza, a sua volta, chiede una sospensione. Passano altri 10 minuti e al ritorno in aula arriva Simone Dolcetto che nella mattinata si era dichiarato indipendente uscendo dal gruppo di Forza Italia. Dolcetto viene subito portato in disparte dal capogruppo della Lega Nord, Nicola Marsilio e dal commissario comunale del Carroccio Stefano Raule. Si vota l’inversione dell’ordine e passa con il favore di 18 consiglieri.

Alberto Borella dunque spiega all’aula la proposta di istituzione di commissione d’inchiesta che porta le 24 firme e fa le dovute integrazioni richieste i giorni precedenti dal dirigente Alfonso Cavaliere. Spunta una seconda integrazione presentata da Alba Rosito (Presenza Cristiana) che poi ritira accodandosi alla dichiarazione del capogruppo del Carroccio Nicola Marsilio: “Non ritiriamo le firme ma non vogliamo la commissione d’inchiesta prima che sia svolta la terza commissione. Solo a quel punto chiederemo la commissione d’inchiesta se emergerà qualcosa”.

Interviene Antonio Rossini, consigliere di opposizione: “L’aria che si respira qui dentro non è normale. Vorrei ricordare che non è un voto politico e non deve avere valenza politica. Chi vuole trasformalo in fiducia o meno alla maggioranza sbaglia. Se io fossi il presidente de La Fattoria direi al consiglio di fare questa commissione d’inchiesta così da far cadere ogni dubbio. Questa commissione va fatta nell’interesse di tutti, La Fattoria compresa”. E aggiunge: “È il caso che se qualcuno abbia avuto come sponsor La Fattoria in campagna elettorale possa discutere in aula sulla commissione d’inchiesta?”. 

Ma ormai è una questione politica. Intervengono quasi tutti i gruppi consiliari. La maggioranza sembra, dalle dichiarazioni essersi ricompattata contro la commissione d’inchiesta. Silvia Menon si sposta vicino a Simone Dolcetto e un paio di consiglieri della Lega alzano la voce contro di lei e le urlano di tornare al suo posto. Giacomo Sguotti si alza le mette un braccio sulle spalle e la “scorta” verso la minoranza. Michele Aretusini chiede al dirigente: “C’è l’abuso d’ufficio votando a favore della commissione d’inchiesta?”. E la risposta di Alfonso Cavaliere è “no”. Il parere di Cavaliere, in realtà, è favorevole, nonostante solo poche ore fa fosse uscito da Palazzo Nodari un parere negativo dello stesso Cavaliere (LEGGI ARTICOLO) che lui disconosce: “Era solo una bozza, non doveva girare”.

E mentre si discute e continuano gli interventi in aula il clima diventa sempre più pesante. Soprattutto per Simone Dolcetto che è diventato l’ago della bilancia e subisce le visite continue di consiglieri contrari alla commissione d’inchiesta. “Diciamo come stanno le cose – interviene intanto alzando la voce anche Renato Borgato – oggi ci giochiamo la maggioranza”. Dolcetto va fuori dall’aula e non torna più. Non regge la pressione, che su di lui è davvero forte, e se ne va promettendo di dimettersi dal consiglio comunale.

Si va al voto. E dei 24 firmatari restano solo 16 voti a favore. Il sindaco “super partes” Massimo Bergamin si astiene come la maggior parte dei suoi consiglieri che fanno una incredibile marcia indietro. Così come Presenza Cristiana. Ma la Lega si spezza. Fabio Benetti, Matteo Zanotto e Daniela Goldoni votano a favore della commissione d’inchiesta, mantenendo salda la linea scelta dal principio. Gli altri si astengono.  Finisce 16 a 16 e non passa la commissione d’inchiesta. Ma qualcosa, in maggioranza, si è rotto.

28 settembre 2017
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