IL CASO A FICAROLO (ROVIGO) In cinque vanno a processo, con l'accusa di avere costruito una "cartiera" con lo scopo di emettere fatture per operazioni inesistenti, consentendo a terzi di abbattere le imposte

La società fantasma che consentiva di evadere 20 milioni

Bagno e Calore - Caminetti e Stufe

Uno scenario incredibile, quello secondo le contestazioni portato alla luce dalle indagini della Guardia di finanza, sulla base del quale sono state rinviate a giudizio cinque persone



Ficarolo (Ro) - All'indirizzo indicato come sede, c'era una abitazione piuttosto malmessa, nella quale viveva una famiglia che nulla sapeva di una attività imprenditoriale che aveva come oggetto sociale "il commercio all'ingrosso di minerali metalliferi e ferrosi"; all'indirizzo della presunta "unità locale" a Bologna c'era uno studio legale; il legale rappresentante sarebbe una persona che sopravvive di "espedienti quotidiani"; l'amministratore unico un nullatenente. Questo lo scenario che gli investigatori della Guardia di finanza ritengono di avere portato alla luce relativamente alla reale attività di una società la cui sede legale era indicata a Ficarolo.

Società che in realtà avrebbe avuto come scopo quello di fungere da "cartiera". Ossia, da società esistente solo sulla carta avente lo scopo di emettere fatture per operazioni inesistenti, sulla base delle quali le imprese - vere - operanti riescono ad abbattere le tasse, contabilizzando come passivo le somme previste dalle fatture.

In questo caso, l'attività della cartiere avrebbe consentito di evadere una somma nell'ordine degli 11 milioni di euro, quanto a imponibile, di oltre due milioni per quanto riguarda l'Iva effettivamente non corrisposta da quanti vi erano tenuti. Questa la ricostruzione accusatoria sulla base della quale, nella mattinata di giovedì 4 ottobre, si è tenuta l'udienza preliminare di fronte al giudice del Tribunale di Rovigo Pietro Mondaini.

 

4 ottobre 2017




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