CASO LA FATTORIA ROVIGO Il consigliere comuanle indipendente non è il primo a chiedere chiarezza sulle autorizzazioni concesse al centro commerciale. Due anni fa, Alessandro Gardina aveva portato all’attenzione della magistratura simili istanze

I dubbi di Borella sono gli stessi di un esposto in Procura

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Il consigliere comunale Alberto Borella non è il solo ad avere, in questi anni, sollevato dubbi rispetto alle autorizzazioni commerciali rilasciate a La Fattoria srl. Spunta infatti un vecchio esposto, datato ottobre 2015, presentato alla Procura di Rovigo dal noto costruttore rodigino Alessandro Gardina



Rovigo – Parliamo di una segnalazione che probabilmente non ha avuto esiti particolari alla luce del tempo trascorso, ma che richiama sotto vari aspetti i dubbi – questi sì, attualissimi - sollevati dal consigliere comunale Alberto Borella, proponente della commissione d’inchiesta bocciata dal consiglio comunale per un solo voto, ed ora affidati all’analisi della terza commissione consiliare (LEGGI ARTICOLO)Nell’ottobre del 2015 Alessandro Gardina, noto costruttore  rodigino, aveva presentato un esposto alla Procura di Rovigo, contro il dirigente comunale che all’epoca avrebbe – secondo la questa ricostruzione – fatto “errate dichiarazioni” che avrebbero comportato “una statuizione del tutto errata” in conferenza dei servizi.

Il tema, in effetti, è praticamente il medesimo sollevato dal consigliere Alberto Borella e affrontato, seppur parzialmente, in terza commissione consiliare prima della sospensione della seduta (LEGGI ARTICOLO) e che verrà dunque trattato alla prossima convocazione. Si tratta dell’autorizzazione commerciale concessa dalla conferenza dei servizi, nel 2013, a La Fattoria srl che permetteva la realizzazione di un ampliamento di 195mq all’interno del centro commerciale e di 2.305mq all’interno del parco commerciale, ovvero la palazzina dove oggi si trova la catena C&A. In particolare, nel suo esposto, Gardina solleva perplessità in merito alla decadenza dell’autorizzazione che avrebbe – secondo questa ricostruzione – dovuto essere riconosciuta dato il mancato inizio dei lavori entro i 60 giorni, previsti per legge, dal rilascio dell’autorizzazione. 

Autorizzazione che invece non decadde poiché, seppure i lavori alla palazzina non fossero cominciati, in conferenza dei servi convocata per la valutazione della decadenza, emerse che i lavori all’interno del centro commerciale sarebbero stati invece già cominciati. Ma secondo Gardina, il dirigente “non ha mai provveduto a verificare ed accertare l’inizio dei lavori”ed altresì “non esistono dichiarazioni, osservazioni e verifiche delle autorità competenti che certifichino che i lavori siano stati iniziati nel termine dei 60 giorni dalla concessione dell’autorizzazione 361”, ovvero i 195mq all’interno del centro commerciale.

“Ne consegue quindi – si legge ancora nell’esposto – che, a seguito delle erronee dichiarazioni del dirigente in sede di conferenza istruttoria, le stesse abbiano portato ad una falsa ricostruzione fattuale in sede decisoria e conseguentemente ad una erronea valutazione dei presupposti di decadenza dell’autorizzazione commerciale 362” ovvero i 2305mq nel parco commerciale, la palazzina.

6 ottobre 2017
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