REFERENDUM 22 OTTOBRE Luca Azzano Cantarutti per il Grande Nord e Fabio Benetti della Lega Nord spiegano l’importanza di andare a votare e perché votare Sì

Autonomia non significa indipendenza

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Il referendum per l'autonomia del Veneto è a suo modo un passaggio storico. In gioco c’è la maggiore autonomia delle due regioni del Nord che in caso di vittoria dei Sì al referendum consultivo potranno bussare con più forza a Roma, alla porta del Governo centrale, per chiedere di poter gestire in proprio una serie di materie ora «concorrenti». A Loreo si è tenuto il primo di una serie di incontri con l'avvocato adriese Luca Azzano Cantarutti, co-fondatore della confederazione Grande Nord ed il consigliere comunale della Lega Nord di Rovigo Fabio Benetti. L'incontro si ripeterà anche venerdì prossimo in Municipio a Taglio di Po con Benetti, mentre Cantarutti, mercoledì 11 ad Adria, all'ostello Amolara, "incontrerà" Graziano Azzalin, consigliere regionale Pd, sostenitore della astensione o del No.

Loreo – Apertura serale per il Municipio loredano venerdì 8 ottobre con il sindaco Moreno Gasparini che accoglie gli ospiti della serata dedicata al prossimo referendum consultivo per l’autonomia del Veneto del 22 ottobre. “Tutto nel rispetto assoluto del quadro istituzionale e anzi, nel solco tracciato dalla riforma costituzionale voluta dal centrosinistra nel 2001 – esordisce l’avvocato adriese Luca Azzano Cantarutti, un impegno politico ultradecennale che lo ha portato anche a fare il deputato per il partito di Umberto Bossi, oggi tra i fondatori della Confederazione Grande Nord in cui è confluita anche il movimento Indipendenza Noi Veneto - Il terzo comma dell’articolo 116 del Titolo V della Costituzione riconosce infatti alle Regioni a statuto ordinario la possibilità di accedere a condizioni differenziate di autonomia. È la prima volta che in Italia si applica”. 

Il Veneto potrà quindi intavolare una trattativa per ottenere la gestione di quante più materie possibili nel pacchetto di quelle «trasferibili». “Si chiama regionalismo differenziato – sottolinea Cantarutti - dai giudici di pace alla sicurezza del lavoro, dal coordinamento della finanza pubblica al commercio con l’estero, dalla tutela dell’ambiente ai beni culturali. Un menù ricchissimo, che dovrà essere oggetto di contrattazione con lo Stato centrale anche in caso di netta vittoria. Il pacchetto di materie potenzialmente delegabili imporrebbe per forza di cose una diversa ripartizione delle risorse. E se è vero che in ogni caso si dovrà andare a trattare con il Governo, passaggio che sarebbe stato possibile avviare senza convocare il popolo alle urne, è altrettanto vero che senza legittimazione popolare ogni trattativa finirebbe nel nulla”.

Il consigliere comunale della Lega Nord del capoluogo, l'imprenditore Fabio Benetti, si è occupato di tracciare l’ipotesi di quanto e cosa cambierà dal 23 ottobre in poi, in caso di vittoria del Sì: “Il referendum ha soprattutto una valenza politica di indirizzo per le Regioni Veneto e Lombardia che puntano soprattutto a mantenere sul territorio una parte delle entrate fiscali trasferite dalle rispettive regioni allo Stato centrale. Il governo ha già invitato Lombardia e Veneto a sedersi intorno a un tavolo per trattare sull’autonomia regionale, il dialogo è sempre positivo ma il problema è che non bastano le aperture significative, ci vogliono i fatti e non solo le parole”.

Secondo Benetti infatti sarebbe servita la certezza di arrivare a un punto tale da rendere inutile il referendum, perché lo Stato avrebbe effettivamente dato maggiore autonomia e maggiori risorse, ma dal momento in cui manca questa garanzia, il referendum va fatto per rispetto dei popoli veneti e lombardi. Non sarebbe quindi secondo Benetti una questione di colore politico, ma di una volontà di popolo che non pretende nulla di più di quanto costituzionalmente gli spetta e che lo Stato disattende.

“L’esempio del paragone Veneto Sicilia, regione autonoma, è lampante – commenta Benetti – il saldo tra il residuo fiscale Veneto ed i trasferimenti statali è di -15 miliardi di euro annui per il Veneto, per la Sicilia invece è +10 miliardi, ovvero due regioni che dovrebbero avere pari dignità, vengono ingiustificatamente trattate con una diversità abnorme di 25 miliardi annui. Uno scandalo! Poi non meravigliamoci degli sprechi della Sicilia, in termini di sanità o di personale assunto come forestali, 28mila in Sicilia, 400 in tutta la Lombardia. Praticamente la Sicilia istituisce il reddito di cittadinanza assumento tutti come forestali”.

L’incontro di Loreo ha spiegato ai partecipanti che riempivano la sala consiliare che la volontà è quella di modificare le regole fiscali e tenere nel territorio una più alta percentuale di tasse. Come ha più volte affermato il presidente della Regione Veneto Luca Zaia commentando i dati di Bankitalia sulle tasse territoriali: “Il Veneto è tra le Regioni italiane col minor peso fiscale locale, addirittura in diminuzione del 13,7% nel 2016 rispetto al 2015, passando da 1.659 a 1.453 euro di prelievo a famiglia. Il tutto senza la benché minima autonomia di manovra, con un bilancio a destinazione libera quasi azzerato dai tagli delle ultime finanziarie nazionali e senza un euro che torni sul territorio dei molti miliardi di residuo fiscale attivo che mandiamo a Roma”.

“Alti numeri di votanti trasformeranno il referendum in arma di pressione e investitura popolare: più sarà alto il numero di votanti più le proposte che il Veneto metterà sulla scrivania del Ministero degli Interni avrà peso – ricorda Fabio Benetti - L'eventuale vittoria del sì non fa diventare automaticamente Lombardia e Veneto delle Regioni autonome, ma autorizza l’avvio di un meccanismo politico che arrivi a concretizzare ciò che i cittadini hanno deciso alle urne. E se questo meccanismo è avvalorato dal voto dei cittadini, è chiaro che si conferisce maggior forza contrattuale alla regione che chiede autonomia. In Veneto inoltre - aggiunge Benetti - si è voluto introdurre la soglia del quorum al 50% quindi l'esito del referendum sarà davvero quanto e cosa desidera il popolo veneto a maggioranza assoluta”.

Proprio la questione dell’autonomia, dal punto di vista legislativo è stata oggetto dell’approfondimento offerto da Luca Azzano Cantarutti: “Le competenze di una regione a statuto speciale includono l’autonomia legislativa, amministrativa e finanziaria. 
Le Regioni a statuto speciale godono infatti di tre tipi di autonomia legislativa: la potestà esclusiva; la potestà legislativa concorrente in determinate aree, nel rispetto dello Statuto di autonomia, ad esclusione della determinazione dei princìpi generali che competono allo Stato centrale; la potestà integrativa e attuativa che permette di approvare delle norme su certe materie per adattare la legislazione nazionale alla realtà del territorio, mantenendo il potere dello Stato. Autonomia amministrativa: in virtù dell’autonomia amministrativa, le Regioni a statuto speciale hanno la competenza nelle materie in cui esercita la potestà legislativa. Quindi, la competenza amministrativa generale non è attribuita ai Comuni, come invece accade nelle Regioni a Statuto ordinario, ma prevale il concetto di amministrazione indiretta necessaria. La legge prevede il trasferimento di ulteriori competenze amministrative da parte dello Stato grazie ad appositi decreti legislativi di attuazione. Autonomia finanziaria: attualmente, in seguito alle riforme del 2001, la differenza tra Regioni a statuto speciale ed ordinarie si è attenuata anche nel campo dell’autonomia finanziaria. La normativa prevede che l’ulteriore disciplina di coordinamento della finanza per le autonomie speciali venga individuata da decreti legislativi di attuazione, fonti speciali alla cui formazione partecipa una Commissione paritetica Stato-autonomia speciale”.

"E' il Veneto, e soltanto il Veneto, che dopo il referendum deve costruire la propria autonomia - conclude Benetti - Si deve votare perché questo non è il referendum di Zaia o della Lega Nord ma esclusivamente dei veneti. È un appello all’orgoglio della “terra dei padri”. L’autonomismo fa parte del Dna dei veneti dai tempi della Repubblica Serenissima".

"Per i veneti è un’occasione straordinaria. È una scommessa di buon governo: il Veneto potrà essere un laboratorio di autonomismo che, se funziona, può essere esportato in altre regioni italiane. Qui abbiamo un'identità e un senso di appartenenza fortissimo, ma c'è un prelievo fiscale che ci impoverisce" conclude Cantarutti.

L'incontro si ripeterà anche venerdì prossimo in Municipio a Taglio di Po conLuca Azzano Cantarutti e Fabio Benetti, mentre Cantarutti, mercoledì 11 ad Adria, all'ostello Amolara, "incontrerà" Graziano Azzalin, consigliere regionale Pd, sostenitore della astensione o del No.
8 ottobre 2017
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