DIRITTO E TUTELA 3.0 L’avvocato Fulvia Fois vi dà tutte le informazioni: come si calcola, chi è tenuto a versarlo, sino a quando deve essere versato, come fare se problemi

Mantenimento, per minori e non. Cosa fare se non lo pagano?

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Rovigo - Quando la famiglia si disgrega per separazione, divorzio o cessazione della convivenza dei genitori, i figli minorenni e/o maggiorenni ma non ancora economicamente autosufficienti hanno diritto di ottenere l’assegno di mantenimento da parte del genitore non collocatario.

I genitori sono dunque tenuti a contribuire al mantenimento dei propri figli  (minorenni, maggiorenni non economicamente autosufficienti, portatori di handicap) proporzionalmente alle loro sostanze e secondo le loro capacità di lavoro professionale o casalingo. Nel caso di riconoscimento dell’assegno di mantenimento in favore del figlio maggiorenne ma non ancora economicamente autosufficiente, salva diversa determinazione del giudice, è versato direttamente all’avente diritto.


Cosa comprende l’assegno di mantenimento?
L’assegno comprende tutte le spese attuali e prevedibili necessarie a soddisfare esigenze di vita quotidiana della persona normale: tra queste rientrano quelle per il sostentamento e le cure ordinarie, come spese alimentari, scolastiche, sanitarie, per l’igiene personale e il vestiario, nonché le spese a queste propedeutiche e conseguenziali.

Quale il principio fondamentale sotteso all’assegno di mantenimento?
L’assegno di mantenimento va a colmare il divario reddituale e patrimoniale tra i genitori così riequilibrando la proporzionalità degli oneri di spesa a carico degli stessi.

Quali i criteri di calcolo dell’assegno di mantenimento?
L'assegno di mantenimento periodico, ove venga determinato nel suo ammontare dal Tribunale (oppure, ove concordato tra i coniugi nella separazione consensuale o in sede di divorzio congiunto, sia ritenuto non congruo), dovrà tener conto delle seguenti circostanze, come precisato dall'art. 337 ter IV comma c.c.: 1. le attuali esigenze del figlio;

2. il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza con entrambi i genitori;

3. i tempi di permanenza presso ciascun genitore;

4. le risorse economiche di entrambi i genitori; 5. la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore.

 

Ai fini del suo calcolo, mancando nella disciplina legislativa un criterio matematico o tabelle precise che consentano di individuarlo con certezza, andrà effettuato considerando principalmente: 1. la situazione patrimoniale e reddituale dei coniugi operando una attendibile ricostruzione complessiva di essa; 2. l'eventuale presenza di un assegno di mantenimento del coniuge presso il quale sono collocati i figli; 3. l'eventuale beneficio dell'assegnazione della casa coniugale al coniuge collocatario dei figli (il valore economico corrisponde, di regola, al canone ricavabile dalla locazione dell'immobile).

Naturalmente tali criteri risentono positivamente o negativamente della presenza di diversi elementi, come un numero maggiore di figli, la presenza di un assegno per il mantenimento del coniuge o la mancata assegnazione della casa coniugale.

Se le informazioni di carattere economico fornite dai genitori ai fini della determinazione del quantum dell’assegno non sono sufficientemente documentate cosa si può fare?

Ai sensi dell’art. 337 ter ultimo comma c.c., ove le informazioni di carattere economico fornite dai genitori non risultino sufficientemente  ocumentate, il giudice su istanza della parte che ne ha interesse, può disporre un accertamento della polizia tributariasui redditi e sui beni oggetto della contestazione, anche se intestati a soggetti diversi.


E se i genitori non hanno mezzi economici sufficienti per mantenere i figli chi deve concorrervi?
Nel caso in cui i genitori non abbiano i mezzi sufficienti, gli ascendenti, in ordine di vicinanza di grado (in primis i nonni) sono tenuti a fornire ai genitori i mezzi necessari per adempiere ai loro obblighi nei confronti dei figli.

L’assegno di mantenimento va adeguato?
L’assegno viene annualmente automaticamente adeguato agli indici Istat in difetto di altro parametro indicato dalle parti o dal giudice.

Sino a quale età dei figli deve essere pagato l’assegno di mantenimento?
Il dovere di contribuire al mantenimento dei figli cessa con il raggiungimento della maggiore età tranne quando gli stessi non hanno anche raggiunto l’autosufficienza economica. 

Come più volte precisato dalla Corte di Cassazione (tra le tante Cass. Civ. 28.08.2008 n. 21773), tale obbligo può ritenersi cessato quando sia fornita la prova che il figlio maggiorenne ha raggiunto l’indipendenza economica o è stato posto nelle condizioni concrete di conseguirla oppure che il mancato svolgimento di un’attività lavorativa dipende da un atteggiamento “colposo o inerte” del figlio medesimo.

Quali sono i rimedi contro l’inadempimento del gestore obbligato?
L'inadempimento dell'obbligo del mantenimento rileva sia in sede penale
, con le apposite conseguenze previste dall'art. 570 c.p., che in sede civile, attraverso le tutele apprestate al coniuge e ai figli aventi diritto al pagamento dell'assegno, dalle disposizioni generali in materia di esecuzione e dai rimedi approntati ad hoc dall'art. 156 c.c. Lo scopo principale dei rimedi approntati sia in sede civile che penale dall'ordinamento è quello di garantire agli aventi diritto la disponibilità tempestiva delle somme necessarie al loro mantenimento, evitando così che l'inadempimento costituisca grave pregiudizio alle esigenze di vita della prole.Il presupposto di base per l'applicabilità dei rimedi coercitivi è l'inadempimento dell'obbligato.

A) RIMEDI CIVILI

Per la giurisprudenza prevalente l'inadempienza non tempestiva e tardiva, o, addirittura isolata, nel pagamento della somma dovuta, è motivo sufficientea ritenere frustrata la funzione stessa cui adempie il mantenimento e dunque a conferire la legittima facoltà all'avente diritto di adire l'organo giudicante per l'applicazione dei rimedi fissati dall'art. 156 c.c. In particolare, in sede civile, anche alcuni giorni di ritardo sono ritenuti sufficienti per far dubitare della futura regolarità dell'adempimento, mentre in sede penale, il mero ritardo, qualificato come "inadempimento non grave", esclude il reato di cui all'art. 570 c.p., poiché per la realizzazione di tale fattispecie è richiesta anche la volontarietà di non versare e la presenza di un inadempimento grave (anche totale o parziale).

Anche quando non costituisce reato, il mancato pagamento dell'assegno di mantenimento, rileva quale illecito civile, offrendo le seguenti tutele specifiche previste dall'art. 156 c.c.:

1) ordine di pagamento diretto: in caso di inadempienza, gli aventi diritto al mantenimento ex art. 156, VI comma, c.c., possono fare istanza al giudice affinché ordini a terzi tenuti a corrispondere periodicamente somme di denaro all'obbligato (come, ad esempio, il datore di lavoro o l'Inps) che una parte di queste venga distratta agli aventi diritto. 

Relativamente al quantum, dottrina e giurisprudenza ritengono che la parte dei crediti vantati debba rispondere all'esigenza di evitare la privazione del sostentamento degli aventi diritto, ma è potere del giudice disporre anche il pagamento diretto della somma intera dovuta dal terzo, ove ciò realizzi l'assetto economico fissato con la separazione o il divorzio;

2) sequestro: a fronte dell'inadempienza, altro rimedio a favore degli aventi diritto è il sequestro di parte dei beni dell'obbligato, previsto sia dall'art. 156 c.c. che dall'art. 8, ultimo comma, della legge sul divorzio (n. 898/1970). Si tratta di un provvedimento di natura non cautelare che, a differenza del sequestro conservativo, presuppone l'esistenza di un credito già dichiarato anche in via provvisoria e non richiede il periculum in mora;

3) Ritiro del passaporto: altro rimedio apprestato a favore degli aventi diritto è il ricorso al giudice tutelare affinché lo stesso disponga il ritiro del passaporto al coniuge obbligato al mantenimento

Si tratta di uno strumento poco utilizzato nella pratica che tuttavia ha lo scopo, attraverso le diverse limitazioni derivanti dall'applicazione di tale misura, di indurre all'adempimento dell'obbligo.

Importante ricordare che, nei casi di separazione e divorzio le condanne al pagamento di somme relative agli obblighi di mantenimento, ancorché stabilite in via provvisoria, sono caratterizzate dall'immediata esecutorietà, rappresentando conseguentemente titoli esecutivi in virtù dei quali gli aventi diritto possono agire per la riscossione delle somme spettanti, potendo altresì aggredire, in caso di inadempienza, anche i beni dell'obbligato con il pignoramento (mobiliare o immobiliare) per le somme via via maturate.

 

8 ottobre 2017
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