REFERENDUM VENETO ROVIGO L’intervista all’onorevole polesano del Partito democratico Diego Crivellari in merito al voto referendario del 22 ottobre. Dubbi sulla campagna elettorale che sembra strutturata più pro Zaia più che ad essere efficace 

“Al di là dell’appartenenza politica l’autonomia è un problema che i veneti sentono"

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Diego Crivellari, parlamentare polesano del Pd, non ha dubbi in merito all’argomento, "Il Veneto ha bisogno di maggiore autonomia” afferma, ma su come il referendum del 22 ottobre sia stato gestito dalla Regione: “Sembra un Sì per Zaia"



La domanda che sarà posta il prossimo 22 ottobre ai veneti attraverso il referendum consultivo, sarà il seguente: «Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?». La sua risposta quale sarà? Perché?
“La mia risposta è che mi sento, e mi sono sempre sentito, un federalista vicino alla regioni dell’autonomia. Solo che questo referendum sembra stia diventando della Lega più che dei veneti per cui sono ancora incerto se recarmi alle urne”.

Il Veneto ha bisogno di autonomia o centralismo statale?
“Sicuramente ha bisogno di maggiore autonomia, ma bisogna dire anche di un classe dirigente che possa, anche a livello locale, gestirla. Non credo che innescare conflitti con lo Stato centrale sia la via giusta per aprire una trattativa equa”.

Non è una lezione di democrazia quella del 22 ottobre? Finalmente i Veneti possono dire la loro, a prescindere dai luoghi comuni e dalle demagogie.
“Io penso che sia un fatto positivo l’espressione popolare, non sottovaluto il referendum. Però sembra che siamo difronte ad un quesito molto generico con il rischio, nel caso della prevalenza del Sì, di essere privo di effetti sostanziali e concreti. Dall’altra parte invece i nostri vicini dell’Emilia Romagna hanno scelto più saggiamente una trattativa con il Governo per aver più materie da gestire a livello regionale”.

Il suo partito, il Pd, a livello regionale, si è pronunciato per il Sì al referendum. E’ d’accordo con la scelta di Bisato (segretario regionale Pd)?
“Penso che sia una scelta motivata da una valutazione a livello regionale e soprattuto perché per i veneti la questione dell’autonomia è realmente sentita al di là dell’appartenenza politica e di partito. I miei dubbi sono relativi al fatto che è molto complicato spiegare un Sì critico dal Sì di Zaia per come viene gestita anche la campagna referendaria e la comunicazione. La mia cautela è dovuta soprattutto al fatto che il referendum rischia di essere più che un volere del popolo, un voto pro o contro Zaia”.  


Se lei fosse Zaia e volesse dare un segnale forte al Governo nei confronti del Veneto cosa avrebbe fatto? Che percorso avrebbe scelto? Come avrebbe dovuto farsi ascoltare il presidente della Regione da un governo che non lo vuole considerare? Che segnale avrebbe dovuto dare il Veneto al governo?
“Io il percorso che avrei scelto è quello che sta intraprendendo l’Emilia Romagna, ossia aprire una trattativa che è già prevista dal titolo V della Costituzione, articolo 116; mi sarei poi presentato davanti a Palazzo Chigi, con Gentiloni avrei subito aperto un dossier sulle materie che vorrei incamerare. Una scelta più chiara di fronte agli elettori perché si sarebbe aperta una partita più concreta rispetto ad un referendum sul Sì all’autonomia dove siamo in gran parte tutti d’accordo”.

 

9 ottobre 2017
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