IL CASO A ROVIGO Il reato di immigrazione clandestina le era stato contestato nell'agosto del 2011. Ma la salvano il nuovo regolamento dell'Unione Europea e il fatto che fosse giunta in Italia solo per il matrimonio

Clandestina sì, ma per amore e con regolamento Ue: assolta

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Una sentenza, in tema di ipotesi di reato di immigrazione clandestina, pronunciata nella mattinata di giovedì 12 ottobre dal giudice di pace di Rovigo Marco Suttini che, nella sua assoluzione "perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato", ha accolto le questioni sollevate dal difensore della giovane ucraina, l'avvocato Federico Bardelle di Adria



Adria (Ro) - Era stata trovata, secondo le contestazioni, ad Adria, in stato di clandestinità, ossia senza essere in regola con le norme sull'immigrazione. Questa la ricostruzione sulla base dei quali era finita a processo, di fronte al giudice di pace di Rovigo Marco Suttini, una giovane ucraina di 31 anni, assolta però da tutte le accuse nella mattinata di giovedì 12 ottobre, dal momento che - ha spiegato il giudice nel dispositivo letto in aula - "il fatto non è più previsto dalla legge come reato".

Proprio in questo senso era andata parte della discussione della difesa, affidata all'avvocato Federico Bardelle. Quest'ultimo ha infatti spiegato come l'11 maggio del 2017 il Consiglio dell'Unione Europea abbia adottato un regolamento sulla liberalizzazione dei visti per i cittadini ucraini che si recano nell'Ue per un soggiorno di 90 giorni. In questo caso, non sono necessari visti o permessi particolari.

A questo si doveva aggiungere, ha proseguito l'avvocato Bardelle, il fatto che l'ingresso in Italia fosse dovuto alla necessità di contrarre matrimonio con un residente nel nostro Paese, il che avrebbe immediatamente regolarizzato la posizione dell'ucraina. Alla fine, per la giovane è arrivata l'assoluzione.

12 ottobre 2017
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