IL CASO TRA ROVIGO E OCCHIOBELLO Secondo le contestazioni, il cinese, che nel capoluogo gestisce un locale, sulla Sinistra Po si sarebbe occupato della casa dove tre giovani orientali si vendevano

L'insospettabile esercente finisce accusato per prostituzione

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Il rinvio a giudizio era scattato a giugno, di fronte al giudice per le udienze preliminari del Tribuale di Rovigo Pietro Mondaini (LEGGI ARTICOLO). Nella mattiata di giovedì 12 ottobre, la prima udienza, di fronte al Collegio presieduto dal giudice Silvia Varotto. Due le persone a processo con l'ipotesi di reato di favoreggiamento della prostituzione

Rovigo - Gestore di un locale cittadino, ossia la veste nella quale tutti lo conoscevano. Ma anche una sorta di "factotum" che seguiva l'abitazione di vicolo Venezia a Occhiobello, nel quale tre giovani cinesi, secondo questa ricostruzione, si prostituivano. Questa la contestazione formulata a carico di un cittadino cinese poco meno che cinquantenne, la cui posizione è finita, nella mattinata di giovedì 12 ottobre, all'attenzione dei giudici del Collegio di Rovigo, presieduto da Silvia Varotto. L'ipotesi di reato a suo carico, per la quale si procede, è quella di favoreggiamento della prostituzione. Lo difende l'avvocato Pamiro Franco Tosini di Rovigo.

Non si tratta dell'unico imputato nel procedimento. In concorso con lui, infatti, è sotto processo anche una rodigina di una decina d'anni più anziana, ossia colei che avrebbe preso in affitto lo stabile al centro della vicenda.

 Secondo la ricostruzione dell'accusa, infatti, la donna avrebbe preso in affitto da una agenzia l'immobile di Occhiobello nel quale si sarebbe poi svolta l'attività di prostituzione, mentre il cinese avrebbe contattato l'agenzia, lasciando il proprio cellulare e presentandosi come la persona alla quale la donna aveva lasciato l'incombenza di occuparsi dell'immobile. Il capo di imputazione redatto a carico dei due colloca i fatti sino alla fine del 2014.

Nella mattinata di giovedì 12 ottobre, la prima udienza del processo, con i due imputati difesi, rispettivamente, dagli avvocati Gianpietro Berti, per la rodigina, e Tosini per il cinese. Il secondo dei due difensori ha anche chiesto che venisse sospeso il decreto di espulsione emesso dalla Prefettura di Rovigo nel 2016 a carico del cinese. Il difensore, infatti, ha spiegato che il suo assistito ha intenzione di prendere parte al processo, facendosi anche interrogare. Incombenza che renderà necessaria, comunque, la presenza di un interprete, dal momento che il cinese capisce poco la lingua italiana.

Una volta esaurite le questioni preliminari, il processo è quindi stato aggiornato, dal momento che verrà modificata la composizione del Collegio giudicante. Da parte delle difese c'è la fiducia di potere arrvare a una sentenza di assoluzione.
12 ottobre 2017
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