IL CASO A FICAROLO (ROVIGO) Nella mattinata di venerdì 13 ottobre ha parlato l'esperto incaricato dal giudice per le udienze preliminari di valutare le condizioni di tre bimbi. L'8 novembre si decidere se fare il processo

"Bimbi terrorizzati al nido": il momento della verità

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Il clamore era scoppiato a febbraio del 2015, sulla scorta delle indagini del personale della squadra mobile della questura di Rovigo, guidata dal vicequestore aggiunto Bruno Zito. Sulla base delle risultanze che sarebbero state raccolte dagli investigatori, il giudice per le indagini preliminari aveva emesso tre divieti di dimora, a carico di due maestre e una ausiliaria scolastica all'epoca dei fatti secondo questa ricostruzione in servizio all'asilo nido Peter Pan di Ficarolo, che avrebbero commesso maltrattamenti nei confronti di bimbi tra uno e tre anni di età. Maltrattamenti, secondo quelle che allo stato vanno considerate ipotesi, non solo fisici, come strattoni, ma anche psicologici, come urla molto frequenti (LEGGI ARTICOLO)



Ficarolo (Ro) - Venerdì 13 ottobre l'audizione dell'esperto nominato dal giudice, l'8 novembre l'udienza preliminare nel corso della quale si deciderà il destino processuale delle due maestre e della ausiliaria scolastica all'epoca dei fatti, si parla del febbraio del 2015, oggetto di un divieto di dimora emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Rovigo, per presunti maltrattamenti che sarebbero stati messi in atto ai danni dei bimbi, da uno a tre anni di età, dell'asilo nido di Ficarolo Peter Pan.

L'indagine era stata condotta dal personale della squadra mobile di Rovigo, guidato dal vicequestore aggiunto Bruno Zito, avvalendosi anche, secondo questa ricostruzione dei fatti, di telecamere nascoste. Colpite dalla misura, una 60enne di Ficarolo, una 36enne di Ficarolo, e una 27enne di Boara Pisani. La 36enne, a quanto ricostruito dagli investigatori, era ausiliaria scolastica, mentre le altre due sarebbero maestre d'asilo. Poco dopo l'applicazione, la 36enne aveva ottenuto subito la revoca della misura, non altrettanto le due colleghe (LEGGI ARTICOLO).

L'indagine aveva destato una profonda impressione in paese, arrivano pochi mesi dopo un'altra inchiesta che era stata una vera e propria bomba mediatica, sempre per presunti maltrattamenti, sempre condotta dal personale della squadra mobile di Rovigo. In quella occasione, i maltrattamenti sarebbero stati commessi ai danni di alcuni ospiti degli Istituti Polesani, struttura sanitaria privata ma convenzionata col Servizio sanitario nazionale, specializzata nell'assistenza ai degenti psichiatrici. Proprio di recente, per questo procedimento penale, sono state chieste le condanna di un medico e cinque operatori sociosanitari (LEGGI ARTICOLO).

Tornando alla vicenda dell'inchiesta sull'asilo nido, a Ficarolo molti furono scossi dalla notizia, tanto che venne organizzato un incontro tra il sindaco Fabiano Pigaiani e i genitori dei piccoli frequentanti, per valutare la situazione (LEGGI ARTICOLO).

Le violenze, secondo la ricostruzione degli investigatori, sarebbero state non solo fisiche - sarebbero stati documentati numerosi strattoni - ma anche e soprattutto di tipo psicologico: urla sistematiche, ma anche gesti umilianti per i piccoli. In un caso uno di loro sarebbe stato costretto a mangiare il cibo che aveva lasciato cadere a terra.

Il procedimento si trova al momento in fase di udienza preliminare, di fronte al giudice Alessandra Martinelli di Rovigo. Nella mattinata di venerdì 13 ottobre l'audizione, in regime di incidente probatorio, del consulente scelto dal giudice, che ha valutato la situazione di tre piccoli all'epoca ospiti dell'asilo, per valutare se e quali conseguenze dei presunti maltrattamenti ci possano essere. Il prossimo 8 novembre, invece, si discuterà l'udienza preliminare. Il giudice, cioè, dovrà valutare se rinviare o meno a processo le tre, come chiesto dalla Procura.

Da precisare come l'incidente probatorio, affidato a una psicologa, avesse come scopo non quello di valutare quanto, secondo le contestazioni, accaduto all'epoca, ma piuttosto la possibilità di istituire un nesso causale certo tra quei presunti maltrattamenti e le ripercussioni a lungo tempo lamentate dalle famiglie, costituite parte civile nel processo, per i loro tre bimbi. A questo proposito pare che, all'esito dell'audizione, non ci siano conclusioni univoche.

 

13 ottobre 2017
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