OMICIDIO CANARO (ROVIGO) Parte martedì 17 ottobre il processo alla coppia che avrebbe freddato a colpi di pistola il barista in pensione di Lama Polesine, in golena a Garofolo

Pensionato ammazzato in golena: l'ora della verità

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Comincerà nella mattinata di martedì 17 ottobre, a Rovigo, il processo con rito abbreviato a carico Salvatore Ciammaichella, 45 anni, di Frassinelle Polesine, e Monia Desole, 42 anni, di Cento, compagni chiamati a rispondere dell'omicidio di Antonio Piombo, 60 anni, residente col fratello Agostino a Lama Polesine in via San Francesco d'Assisi (LEGGI ARTICOLO). Un giallo, la sua morte, che aveva portato gli investigatori a lavorare sia in Polesine che nel padovano (LEGGI ARTICOLO). Il corpo di Piombo era stato trovato nel pomeriggio di venerdì 27 maggio 2016 in golena a Garofolo, di fronte all'ex Blue Sugar (LEGGI ARTICOLO). Alla identificazione della vittima si era arrivati con certezza nella mattinata di sabato 28 maggio, grazie al riconoscimento operato dal fratello (LEGGI ARTICOLO). Si è indagato con attenzione sulla possibile arma del delitto, una semiautomatica calibro 7,65 millimetri (LEGGI ARTICOLO) e su un prelievo bancomat peraltro eseguito a Bologna, città alla quale il maresciallo dei carabinieri in congedo fermato non era affatto estraneo, avendovi lavorato per anni



Canaro (Ro) - E' previsto per domani, martedì 17 ottobre, in Tribunale a Rovigo, l'avvio del processo per l'uccisione, avvenuta in golena a Canaro, di Antonio Piombo, 60 anni, di Lama Polesine. Barista in pensione. A giudizio, nel processo con rito abbreviato, si trovano Salvatore Ciammaichella, 45 anni, di Frassinelle Polesine, e Monia Desole, 42 anni, di Cento, in provincia di Ferrara  e residente a Frassinelle con lui. I due imputati sono al momento detenuti lui a Rovigo lei a Verona.

 Due colpi, uno alla testa e uno all'addome. Esplosi alla presenza di una bambina. Questa la raccapricciante ricostruzione dell'omicidio di Antonio Piombo, 60 anni, ammazzato a quanto emerso nel corso delle indagini nella golena di Canaro nella notte del 27 maggio 2016, secondo la ricostruzione degli investigatori.

Numerose e pesanti le contestazioni a carico dei due imputati: omicidio volontario in concorso, aggravato dal fatto di essere stato commesso alla presenza di una bambina, la figlia di Desole, che sarebbe stata in auto, in golena con i genitori al momento dell'omicidio; rapina in concorso, perché il cadavere sarebbe stato poi spogliato del Bancomat; indebito utilizzo di carte di credito, perché poche ore dopo l'omicidio il bancomat sarebbe stato usato a Bologna, per prendere 140 euro, poi ancora a finale Emilia, per prenderne 110; abbandono di minore, perché, a quanto emerso nel corso delle indagini, in altre occasioni i due avrebbero abbandonato la bambina in auto, per andare poi a giocare alle slot a Occhiobello.

Per il solo Ciammaichella, poi, contestazioni sulla legge sulle armi, in particolare il fatto che avrebbe detenuto 11 armi da fuoco, tra le quali la Mauser 7.65 millimetri che avrebbe sparato, senza le necessarie attenzioni, in particolare in un armadio non chiuso a chiave nella camera della bimba.

Nella mattinata di venerdì 19 maggio si era tenuta, l'udienza preliminare a loro carico, con Ciammaichella difeso dall'avvocato Luigi Prete di Bologna e Desole dall'avvocato Lorenza Munari di Rovigo. La prima difesa aveva chiesto una consulenza medico legale, la seconda una consulenza balistica. Al centro della questione, una problematica complessa: chi ha sparato quei due colpi? Questione per nulla secondaria, se si parla di un omicidio in concorso.

L'idea della Procura pare che entrambi gli imputati abbiano fatto fuoco, anche alla luce di alcune presunte confidenze che Desole avrebbe fatto alle compagne di detenzione. Tesi rigettata dalla difesa, che intende dimostrare come la donna non abbia fatto fuoco. Questioni che saranno affrontate a dibattimento.

Cosa sia accaduto quella serata in golena, il perché Piombo sia stato ammazzato, non è mai stato chiarito. Le prime dichiarazioni di Ciammaichella affermarono che l'uomo avrebbe disturbato un incontro sessuale tra i due compagni e che la lite che ne seguì, nella concitazione, si sarebbe chiusa con due colpi di armi da fuoco, accidentali. Versione non ritenuta, già in fase di interrogatorio di garanzia, da parte del giudice per le indagini preliminari.

L'unico parente stretto in vita di Piombo, il fratello Agostino, ha chiesto e ottenuto di costituirsi parte civile, assistito dall'avvocato Alessandra Labia del foro di Rovigo. Affiancherà la Procura, nella persona del pubblico ministero Fabrizio Suriano, nel corso del processo con rito abbreviato. Consente, a chi vi si sottopone, di godere, in caso di condanna, di uno sconto di pena pari a un terzo del totale.

16 ottobre 2017
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