OMICIDIO DI CANARO (ROVIGO) Chiesti 25 anni per il carabiniere in congedo, 19 anni e mezzo per la compagna. Il fratello del pensionato ucciso a colpi di pistola domanda un risarcimento nell'ordine dei 600mila euro

Ucciso in golena, l'accusa chiede pene pesanti

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Sono arrivate nella tarda mattinata di martedì 18 ottobre le richieste di condanna del pubblico ministero Fabrizio Suriano per Salvatore Ciammaichella, 45 anni, di Frassinelle Polesine, carabiniere in congedo e Monia Desole, 42 anni, di Cento, in provincia di Ferrara  e  all'epoca dei fatti residente a Frassinelle con lui. Sono chiamati a rispondere dell'omicidio di Antonio Piombo, 60 anni, residente col fratello Agostino a Lama Polesine in via San Francesco d'Assisi (LEGGI ARTICOLO). Un giallo, la sua morte, che aveva portato gli investigatori a lavorare sia in Polesine che nel padovano (LEGGI ARTICOLO). Il corpo di Piombo era stato trovato nel pomeriggio di venerdì 27 maggio 2016 in golena a Garofolo, di fronte all'ex Blue Sugar (LEGGI ARTICOLO). Alla identificazione della vittima si era arrivati con certezza nella mattinata di sabato 28 maggio, grazie al riconoscimento operato dal fratello (LEGGI ARTICOLO). Si è indagato con attenzione sulla possibile arma del delitto, una semiautomatica calibro 7,65 millimetri (LEGGI ARTICOLO) e su un prelievo bancomat peraltro eseguito a Bologna, città alla quale il maresciallo dei carabinieri in congedo fermato non era affatto estraneo, avendovi lavorato per anni


 

Rovigo - Lui ha parlato di un episodio accidentale, ha spiegato di non avere mai avuto alcuna intenzione di uccidere, mentre lei ha rivendicato una estraneità assoluta alla vicenda. Due scelte processuali non in contrasto tra loro, quelle proposte dalle difese. In precedenza, il pubblico ministero Fabrizio Suriano aveva formulato le proprie richieste di condanna: 25 anni di reclusione e otto mesi di arresto per Salvatore Ciammaichella, 19 anni e mezzo di reclusione per Monia Desole.

Erano entrambi presenti, nella mattinata di martedì 18 ottobre, di fronte al giudice Pietro Mondaini, nel corso del processo con rito abbreviato che come imputazione principale ha l'omicidio del barista in pensione Antonio Piombo, 60 anni, di Lama Polesine. Sarebbe stato ucciso nella golena di Garofolo, con due colpi di pistola, una Mauser 7.65 millimetri, uno alla testa e uno all'addome. Il corpo venne ritrovato nel pomeriggio del 27 maggio del 2016, in golena.  

Cosa sia accaduto quella serata in golena, il perché Piombo sia stato ammazzato, non è mai stato chiarito a fondo. Le prime dichiarazioni di Ciammaichella affermarono che l'uomo avrebbe disturbato un incontro sessuale tra i due compagni e che la lite che ne seguì, nella concitazione, si sarebbe chiusa con due colpi di armi da fuoco, accidentali. Una versione ribadita anche martedì 18 ottobre dai difensori di Ciammaichella, gli avvocati Virginia Falbo e Luigi Delprete di Bologna.

Radicalmente differente invece la posizione della difesa di Desole, con l'avvocato Lorenza Munari che ha fornito una ricostruzione diversa di quella serata. I due, allora, stavano tornando a casa, quando Piombo, dalla sua auto, avrebbe sfanalato nella loro direzione. Ciammaichella si sarebbe fermato e avrebbe deciso di rapinare il 60enne. Desole non avrebbe saputo a priori di questa intenzione, né - ha detto la difesa - del fatto che il compagno fosse armato.

E' in una rapina che anche il pubblico ministero ha individuato il movente della dell'omicidio, precisando che Desole non avrebbe esploso alcuno dei due colpi, ma che comunque dovrebbe rispondere dell'omicidio a titolo di concorso morale. Le imputazioni, però, non finivano con l'omicidio, ma c'erano anche altre contestazioni. Rapina in concorso, perché il cadavere sarebbe stato poi spogliato del Bancomat; indebito utilizzo di carte di credito, perché poche ore dopo l'omicidio il bancomat sarebbe stato usato a Bologna, per prendere 140 euro, poi ancora a finale Emilia, per prenderne 110; abbandono di minore, perché, a quanto emerso nel corso delle indagini, in altre occasioni i due avrebbero abbandonato la bambina in auto, per andare poi a giocare alle slot a Occhiobello.

Per il solo Ciammaichella, poi, contestazioni sulla legge sulle armi, in particolare il fatto che avrebbe detenuto 11 armi da fuoco, tra le quali la Mauser 7.65 millimetri che avrebbe sparato, senza le necessarie attenzioni, in particolare in un armadio non chiuso a chiave nella camera della bimba.

Partendo da questa base, si è arrivati alle richieste di pena: 25 anni di reclusione e 8 di arresto (questi ultimi per la contravvenzione ipotizzata in relazione all'arma) per Ciammaichella; 19 anni e 6 mesi per Desole. 

All'udienza era presente anche il fratello della vittima, Agostino Piombo, che con l'avvocato Alessandra Labia, costituita parte civile nel procedimento, ha domandato un risarcimento nell'ordine dei 600mila euro. L'udienza è poi stata aggiornata al prossimo 28 novembre per repliche e sentenza.

17 ottobre 2017
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