RUGBY ECCELLENZA La notizia dell’arrivo, anzi, del ritorno di Umberto Casellato a Rovigo, ha fatto già breccia tra il popolo del Battaglini 

Intanto il cuore dei tifosi si scalda

Umberto Casellato
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In 12 mesi ha lasciato il segno nella città in mischia, probabilmente anche per lui vivere la Rovigo ovale è stato un momento indimenticabile. Ora che ritorna, per Umberto Casellato, sarà più semplice. Il popolo rossoblù non lo ha mai dimenticato


Rovigo - La notizia di questi giorni riguardo l’esonero dell’allenatore della difesa della Rugby Rovigo (LEGGI ARTICOLO), e il probabile possibile ritorno di Umberto Casellato (LEGGI ARTICOLO) sulla panchina più scottante del rugby italiano, ha squarciato come una lama anche la nebbia che ammorba il clima del Polesine in questo strano ottobre caldo e umido.

L’ultima volta che ho incontrato personalmente Umberto non ho potuto che fargli i complimenti per il suo nuovo incarico e fargli l’imbocca al lupo promettendogli che gli avrei scritto qualcosa di carino perché era troppo forte e indelebile, per quanto purtroppo breve, l’impronta lasciata a Rovigo. Penso di rendergli altresì onore condividendo pubblicando che quella volta mi frullarono in testa da tanti erano i ricordi forti che Umberto aveva lasciato a Rovigo. Il mio desiderio è di condividerlo per rinsaldare questa vecchia amicizia con l’auspicio di risollevare un pochino l’umore all’ambiente tutto dopo questo inizio di campionato a dir poco degno di un racconto thriller. Ecco le parole che gli dedicai allora:  

“Sabato 10 ottobre 2015 è ricominciato il campionato di rugby di Eccellenza. Il Rovigo partecipava al Veneto Derby Day, una manifestazione sportiva unica nel suo genere che si ripete tutti gli anni una volta l’anno soltanto, dove le quattro maggiori squadre venete s’incontrano per giocare la partita di campionato fra loro in un'unica sede. Quest’anno è toccato alla città di Treviso e la location era lo Stadio Monigo  in rappresentanza della città di Mogliano per ovvi motivi logistici, lo stadio di quella città è troppo piccolo per accogliere tutti i tifosi delle quattro squadre, che sono: Mogliano, Petrarca Padova, San Donà e Rovigo. Dalle quattro più importanti squadre venete è assente il Benetton Treviso che partecipa dal 2010 al campionato professionistico celtico, ben più blasonato e competitivo del campionato di Eccellenza italiano, dove si contendono il titolo di Campione formazioni gallesi, irlandesi, scozzesi, oltre all’altra squadra italiana, il team che rappresenta la Federazione, le Zebre di Parma. 

La tensione della partita ci ha investito improvvisamente al fischio d’inizio dell’arbitro, francese per l’occasione, che come il sibilo acuto che i vecchi treni a vapore emettevano al momento della partenza, ci ha raggelato il sangue nelle vene e ci ha riportato indietro nel tempo di quattro mesi, all’ultima volta che avevamo sentito quel suono asciutto e pungente prodotto dall’aria soffiata in quel piccolo strumento simile ad un piccolo flauto.

Per fortuna, e per merito, questa volta i nostri giocatori hanno portato a casa la posta messa in palio e abbiamo vinto, contro il Petrarca Padova. 

Nell’attesa che cominciasse l’altra partita sono sceso dagli spalti e mi sono avvicinato al banco dove venivano vendute le bevande. Dopo averne acquistata una e averne condiviso la consumazione con un paio di miei compagni, ho intravisto tra la folla una vecchia conoscenza della Rugby Rovigo che parlava con un amica comune, così non ho potuto resistere a farmi scappare l’occasione di salutare una persona che a Rovigo ancora tutti ricordano, e qualcuno rimpiange, Umberto Casellato. 

La carriera di Umberto da allenatore ha qualcosa di prodigioso e inimitabile. Dopo aver cominciato con il Casinò di Venezia, salvato dalla retrocessione, dopo aver portato innovazione e spettacolo nel gioco del Rovigo è approdato a Mogliano e in soli tre anni ha fatto conquistare a quella giovane squadra il suo primo Scudetto. 

Già da giocatore aveva raggiunto tutti i successi possibili che lo sport del rugby da ai suoi massimi rappresentanti: scudetti con la Benetton, memorabile quello della finale di Padova del 1992 persa dal Rovigo; diverse presenze nella Nazionale maggiore. 

La sua posizione da giocatore era quella del mediano di mischia, un ruolo delicato, di cerniera fra i due reparti di una squadra di rugby (la mischia e i tre quarti), un ruolo che Umberto interpretava con destrezza, intelligenza, fantasia, furbizia e un pizzico di spregiudicatezza, ossia assenza di pregiudizi. Tutte caratteristiche che Umberto ha conservato anche nella sua carriera da allenatore, ma torniamo al Rovigo.

Umberto ha lasciato un segno così indelebile a Rovigo che ormai gli anni li contiamo, come per il Signore, prima e dopo la sua venuta. 

Era arrivato a Rovigo nella stagione agonistica 2009/2010 non con il favore del pubblico che era ancora in collera con la società per essersi fatto soffiare dalla Federazione il suo figlio amatissimo e prediletto: Massimo Brunello, che fino ad allora aveva fatto miracoli con la squadra che aveva a disposizione. Nonostante ciò Umberto, con tanta umiltà e amore per il proprio lavoro, piano-piano aveva saputo conquistare la stima e la fiducia dell’intera città e del suo sempre esigente pubblico a suon di risultati. Personalmente indimenticabile resteranno per sempre nei miei ricordi la prima vittoria a Viadana del Rovigo in epoca Super 10, e la partita di Challenge Cup contro il Tolone di Sir J. Wilkinson e Felipe Contepomi. Quella partita ebbe un significato superiore che travalicò il mero evento sportivo perché quel giorno avvenne come si dice in questi casi un miracolo. L’inverno del 2009 fu particolarmente rigido in pianura e nevicò spesso anche a Rovigo. La partita contro il super squadrone del Tolone doveva giocarsi di sabato, ma la notte precedente aveva nevica molto, circa venti centimetri, così la partita fu rinviata alla domenica. La mattina di quella domenica di Gennaio 2010 ci trovammo tutti al Battaglini a spalare la neve e a liberare il campo: dirigenti della società, giocatori, tifosi e Umberto. Il campo fu liberato appena in tempo perché l’evento potesse svolgersi. Quello che resterà per sempre segnato nel tempo è la caparbietà con la quale tutti noi, grazie anche all’aiuto di Umberto, abbiamo voluto che quella partita venisse giocata, non tanto per il risultato, ma perché volevamo che il rugby (con i suoi campioni) onorasse il terreno del Battaglini. Per la cronaca quella partita terminò con un più che lusinghiero risultato per il Rovigo: 7- 30 per il Tolone.

Purtroppo la stagione agonistica di allenatore del Rovigo per Umberto finì troppo presto, non per colpa sua, sia chiaro, ma della Rugby Rovigo che a quel tempo non seppe riconoscere i meriti e le qualità di un grande allenatore. Poco dopo col Mogliano (città della Provincia di Treviso) Umberto seppe raggiungere quel risultato sportivo che a Rovigo manca da troppo tempo. Allora mi risuonano ancora chiare e vive le parole che il Vate D’Annunzio in una lettera scriveva: Mio Caro Benito, chi conduce un’impresa di fede e ardimento, tra uomini incerti o impuri, deve sempre attendersi d’essere rinnegato e tradito “prima che il gallo canti per la seconda volta”.

Ora Umberto Casellato allena meritatamente la Benetton Treviso nel campionato celtico Pro12, e la sua carriera chissà quanti successi ha ancora da riservargli.

In una recente intervista Umberto riferisce di non avere esempi di riferimento per allenare, gli viene naturale, come tutte le persone di talento che amano il proprio lavoro e quando, sempre, la somma delle fatiche non raggiunge mai la somma delle soddisfazioni  nel compierlo.

Ma ecco, il fischio dell’arbitro ha spezzato il tempo di nuovo e la seconda partita è finita, è giunto il momento dei saluti e degli addii. La corriera che ci riporterà a casa ha già acceso il suo rombante motore ed è al parcheggio che ci aspetta, mentre la raggiungo penso che il tempo vola, ma le “immagini irrevocabili” che Umberto ha lasciato a Rovigo resteranno per sempre negli occhi e nei cuori dei tifosi Rossoblù. Ciao Umberto, in bocca la lupo per tutto”.  

Ben tornato a casa Umberto!

Stefano Padovan

26 ottobre 2017
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