LA STORIA FIESSO UMBERTIANO (ROVIGO) Angela Bononi, 34 anni, inserita tra le finalista del prestigioso riconoscimento Issnaf Award per il suo lavoro contro il cancro

Da Rovigo alle Hawaii per fare ricerca: ora è da premio

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La storia di una giovane ricercatrice polesana che vede premiato il suo lavoro all'estero



Fiesso Umbertiano (Ro) - Ci sono due "top ricercatrici" venete in finale agli Issnaf Award, il riconoscimento messo in palio dall'associazione che riunisce oltre 4mila ricercatori e docenti italiani in Nord America.

I vincitori saranno selezionati all'interno dell'evento annuale Issnaf, il 7 e 8 novembre 2017 all’Ambasciata italiana di Washington, sotto l'alto patronato del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.  

Una delle due finaliste è la Polesana Angela Bononi, di 34 anni, di Fiesso Umbertiano. Dieci anni.  Angela Bononi si è laureata dieci anni fa in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche all’Università di Ferrara. Classe 1983, nata a Rovigo e cresciuta a Fiesso Umbertiano (Rovigo), ama definirsi ferrarese di adozione. "La mia passione per la chimica è nata già alle superiori. Quando, durante la laurea, ho dovuto decidere se prendere un indirizzo più chimico farmaceutico o biologico, ho capito che la ricerca di laboratorio era ciò che mi interessava e appassionava di più". Così ha deciso di affrontare con l’internato di tesi, presso il laboratorio del professor Rosario Rizzuto, il mondo della ricerca biologica molecolare. 

Dopo un anno di borsa di studio per continuare a lavorare in questo campo, Angela Bononi ha intrapreso il dottorato di ricerca in Biochimica, biologia molecolare e biotecnologie sempre a Ferrara, sotto la supervisione del professor Paolo Pinton. "Fare ricerca è costoso, e in Italia il fattore economico può essere limitante" afferma. Tuttavia l’università era ben finanziata, e il livello delle pubblicazioni alto. Dopo aver conseguito il dottorato nel 2012, la ricercatrice è rimasta un altro anno come post doc, finché nel 2013, grazie a una collaborazione tra l’ex mentore professor Pinton e l’attuale capo professor Michele Carbone, è arrivata la possibilità di trasferirsi alle Hawaii per lavorare presso un laboratorio internazionale in cui collaborano studiosi cinesi, giapponesi, italiani e americani, all’interno della University of Hawaii Cancer Center, Thoracic Oncology

Gli studi di Angela Bononi l’avevano portata a conoscere la familiarità per il mesotelioma, un tumore raro. Il professor Carbone aveva identificato casi di questa familiarità prima in Turchia e poi negli Stati Uniti, convincendosi che esistesse una predisposizione genetica. Nel 2011, Carbone ha identificato che il gene BAP1 quando è mutato predispone al mesotelioma e altri tumori, fenomeno che il team di lavoro ha chiamato “BAP1 cancer syndrome”. «Ho esaminato i meccanismi responsabili della potente attività di soppressore tumorale di BAP1, cercando di capire perché individui in cui questo gene è mutato sviluppano mesotelioma e altri tumori correlati a cancerogeni ambientali» spiega Bononi.

In Italia la ricercatrice studiava i meccanismi di morte cellulare, e spiega che esistono delle vie di segnalazione mediate dal calcio, che agisce da messaggero intracellulare. Se però queste vie vengono alterate le cellule non muoiono più, e cellule che hanno accumulato danni al DNA possono proliferare originando tumori. "Abbiamo identificato la molecola su cui BAP1 agisce, stimolando i processi di morte". Inoltre, gli effetti di mutazioni di BAP1 sono stati correlati al “Warburg effect”. Una cellula normale usa l’ossigeno per respirare e produrre energia. Se le cellule mutano e sviluppano meccanismi anaerobici, producendo energia senza utilizzare ossigeno (Warburg effect), i tumori vengono agevolati. Il compito di Angela Bononi e del suo team è cercare di revertire questi fenomeni, bloccando in qualche modo lo sviluppo dei tumori. 

"In Italia sono stata fortunata – afferma la ricercatrice –, perché non ho sofferto limitazioni economiche, ma qui in America siamo lasciati molto più liberi di sviluppare, pensare e organizzare esperimenti come vogliamo. Siamo anche liberi di avere idee sbagliate e poter cambiare direzione: a volte le scoperte migliori partono proprio da risultati inattesi". L’Italia le manca sempre, come accade spesso a chi non ci vive più. Ma la soddisfazione di fare nuove scoperte e il modo in cui si sviluppano i progetti di ricerca la porta a pensare che non tornerà, almeno nell'immediato futuro.

30 ottobre 2017
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