OMICIDIO ROVIGO Le sconcertanti dichiarazioni al pm del 22enne romeno che avrebbe ucciso a coltellate la madre. L'avvocato: "E' molto malato, non è imputabile"

Credeva di essere Dio e di eliminare il diavolo. Ha ucciso la madre

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La difesa punta dritta alla incapacità di intendere e di volere, per Bogdan Stefan Halapciug, 22 anni, il giovane romeno che, nelle prime ore di lunedì 6 novembre, avrebbe ucciso a coltellate, la madre Tatiana Lenuta, nell'abitazione dove vive anche il padre Eduard (LEGGI ARTICOLO). Una scelta processuale che sarebbe stata presa in funzione sia di precedenti problemi che il giovane avrebbe avuto, sia delle dichiarazioni che avrebbe reso in sede di convalida dell'arresto



Rovigo - "Io sono Dio. Dovevo eliminare il diavolo". Sarebbe il senso di parte delle dichiarazioni che il 22enne Bogdan Stefan Halapciug avrebbe reso nel corso dell'interrogatorio di fronte al pm dopo l'arresto operato a suo carico operato dalla squadra mobile della questura di Rovigo, intervenuta nell'abitazione di via Pascoli, sopra il frutta e verdura e il forno Rubiero, dove il giovane avrebbe ucciso a coltellate la madre Tatiana Lenuta, 49 anni. A lanciare l'allarme sarebbe stato il padre, Eduard. Sulla dinamica e sulla successione esatta dei fatti sono ancora in corso gli accertamenti degli investigatori della mobile, guidata dal vicequestore aggiunto Bruno Zito.

Una prima ipotesi vuole che, verso le tre di notte, il padre abbia sentito rumori strani e si sia trovato davanti il figlio, che aveva appena colpito la madre, malata di cancro e stesa su una poltrone, dove riposava. Il giovane non avrebbe neppure tentato di scagliarsi contro di lui, consentendogli di lanciare l'allarme. Sul posto sono intervenuti i poliziotti delle Volanti per il primo intervento, con gli approfondimenti investigativi in seguito presi in mano dalla squadra mobile.

A difendere il giovane romeno, l'avvocato Michele Ciolino del foro di Rovigo. La scelta per il prosieguo del processo appare chiara: puntare dritti all'incapacità di intendere e di volere e, di conseguenza, alla non imputabilità del giovane. Non solo alla luce di quanto sarebbe emerso nel corso dell'interrogatorio. Ma anche per quanto concerne il pregresso. Il giovane, infatti, avrebbe avuto trascorsi difficili, che i familiari attribuiscono anche alle cattive compagnie che frequentava. Sia come sia, la difesa parta di disturbi mentali veri e propri, che sarebbero stati trattati a Trecenta, a Pischiatria. Il 22enne avrebbe poi seguito anche una terapia farmacologica, oltre che appuntamenti periodici con una psicologca e una psichiatra dell'Ulss 5 Polesana.

Ci sarebbe stato, nel 2014, un episodio che aveva colpito profondamente i genitori: una caduta dal terrazzo di casa, forse intenzionale. Non sarebbero, invece, emersi particolari problemi all'interno della famiglia, fatta eccezione per alcune discussioni derivanti dai tentativi dei genitori di sottrarlo a un brutto giro. A quanto emerge, il giovane da tempo era in preda a un disturbo con forti connotati religiosi. Si sentiva investito di una autorità, quasi di una missione, diviva, tanto che i famigliari avevano deciso, a quanto pare, di farlo parlare spesso con un religioso romeno, ora tornato in patria. Una delle ipotesi al momento al vaglio è che il gesto, quanto a intenzioni, venisse visto dal giovane come un passo necessario per risolvere alcune criticità familiari.

6 novembre 2017
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