TEATRO SOCIALE ROVIGO Le due recite del Barbiere di Siviglia per la regia di Massimo Pizzi Gasparon Contarini di venerdì 3 e domenica 5 novembre sono un successo

Il capolavoro di Rossini è come un fuoco d'artificio

Foto di Nicola Boschetti
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600 persone alla prima di venerdì 3 novembre e quasi altrettante la domenica dopo. Il Barbiere di Siviglia è sempre una garanzia di pubblico e così è stato



Rovigo - Il Barbiere di Siviglia è un titolo di garanzia nel repertorio lirico. Di pubblico, infatti mai così numeroso è accorso nelle ultime stagioni all’opera del teatro Sociale; di divertimento, perché la musica è scoppiettante e fantasiosa come un fuoco d’artificio ed impossibile non esserne travolti. A queste due garanzie vanno aggiunti altri due bonus, relativamente allo spettacolo prodotto dal teatro Sociale di Rovigo, un regista di fama, come il versatile ed elegante Massimo Pizzi Gasparon Contarini, e una protagonista, Rosina, che è un mezzosoprano molto noto di Rovigo, oltre che molto capace. 

Una prima opera della stagione lirica messa “in campo” dall’ex assessore Andrea Donzelli, ma i cui frutti sono raccolti dalla squadra odierna che vede in testa l’assessore alla cultura Alessandra Sguotti con il direttore artistico Claudio Sartorato. Detto questo si può passare in rassegna l’evento.

L’opera buffa vista sul palco è un misto di sfrontatezza e spavalderia bene interpretata dalla confusione delle voci e dai recitativi scoppiettanti come quando si accende un fiammifero. Stessa emozione nei recitativi. Molto interessanti e curiose diverse soluzioni registiche di Pizzi Gastaldon.

Bella e geniale nella sua comicità la scena del secondo atto, dove il Conte d’Almaviva, sotto le mentite spoglie d’un maestro di musica, dirige l’orchestra e il canto di Rosina, mentre don Bartolo s’addormenta. Altra scena molto comica è quando il barbiere fa tanto di barba e capelli a don Bartolo e poi la scena di confusione col notaio e il matrimonio di sorpresa. 

Tra le voci: Marina de Liso interprete di Rosina con la sua vocalità preziosa e precisa che conquista tutti fin dalla cavatina ‘Una voce poco fa’; simpatica anche la caratterizzazione di Berta del soprano Giovanna Donadini, che ha cantato con la sua voce da soubrette l’aria di sorbetto ‘Il vecchiotto cerca moglie’. Se l’è cavata anche Enrico Rinaldo col suo stralunatissimo Basilio, anche nella famosa aria de ‘La calunnia è un venticello’ e Christiano Strarinieri, un buffo basso interprete di Don Bartolo. Fra tutti però spicca certamente Alessandro Luongo interprete del Barbiere con quella sua cavatina posta quasi all’inizio e che dà il la a tutte le altre arie, cioè il ‘Largo al factotum'. L’artista si è impossessato del personaggio con quelle doti carismatiche e istrioniche che gli ha dato Rossini, e queste l’hanno imposto con autorevolezza agli applausi del pubblico. Il Conte di Almaviva, il tenore Matteo Macchioni, é diventato sempre più simpatico nel corso della rappresentazione: la sua dizione chiara, la sua musicalità, la verve interpretativa le ha messe al servizio della voce che gli ha consentito di cantare anche il rondò finale ‘Cessa più di resistere’. 

Comunque lo spartito di Rossini e la regia si sono mosse tutte in un perfetto susseguirsi di melodie accattivanti, di arie celebri, recitativi briosi, sempre dentro un quadro d’insieme dal forte colore paesaggistico ed evocativo. Tutto questo ha elettrizzato il pubblico degli spettatori che assiepava il teatro in una serata molto gradevole.

La regia ha valorizzato l’opera di Rossini facendo anche invadere il palco da una presenza ad abundantiam di mimi, gag e umanità (vedi i gesti scherzosi del Conte di Almaviva nei confronti di Don Bartolo allusivi alla sua pancia o alla parrucca) un’invasione che a volte può suonare d’intralcio alla comprensione tanto il testo è ricco e scoppiettante. La resa musicale all’orchestra regionale Filarmonia veneta diretta da Alessandro Cedrone ha rivelato qualche sfasatura che ben si è camuffata nell’insieme.

Il pubblico del teatro Sociale di Rovigo ha tributato un grandissimo successo allo spettacolo, chiamando più volte al proscenio tutta la compagnia artistica. 

Carlo Folchini

6 novembre 2017
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