OMICIDIO BADIA POLESINE (ROVIGO) Il drammatico racconto della notte di Capodanno, nella quale Giorgio Pasqualini, 69 anni, uccise Lorenzo Ferracin, 45 anni, di Lendinara

Ore 4.05. "Urla, poi la colluttazione". E la morte

Bagno e Calore - Caminetti e Stufe
Hanno cominciato a sfilare i testimoni, di fronte alla Corte di Assise di Rovigo, nel processo per l'omicidio di Lorenzo Ferracin, 45 anni, di Lendinara, ucciso la notte di Capodanno in un appartamento di via Finzi a Badia Polesine (LEGGI ARTICOLO), dove vive Giorgio Pasqualini, 69 anni (LEGGI ARTICOLO), con un passato di cuoco. A marzo 2016, Pasqualini era finito in carcere (LEGGI ARTICOLO), per presunti episodi di spaccio al dettaglio di modici quantitativi di cocaina. Aveva limitato la pena a due anni e si trovava, attualmente, in regime di detenzione domiciliare. Pasqualini subito dopo i fatti era stato posto in stato di fermo con l'ipotesi di reato di omicidio volontario. Il fermo si era poi tramutato in detenzione: tuttora, il 69enne è in carcere. Quella notte avrebbe ucciso a con varie coltellate Lorenzo Ferracin, 45 anni, che stava attraversando un periodo molto, molto difficile della sua vita. Ad agosto aveva dato vita a una manifestazione a Lendinara, chiedendo aiuto e spiegando che dopo lo sfratto viveva in strada (LEGGI ARTICOLO).  Era separato, ultimamente si spostava in bici, non avendo auto


Badia Polesine (Ro) - "Ho sentito bussare, con forza, alla porta. Erano le 4.05 del 1° gennaio. Me lo ricordo perché ho subito guardato la sveglia. Ero andato a letto alle due. Ho sentito dei passi dall'appartamento verso la porta. Poi urla. 'Ma sei matto', diceva il mio vicino. Poi i rumori di una colluttazione. Un rumore come di un vetro rotto e un tonfo". E', sotto forma di sunto, la testimonianza resa da un vicino di casa di Giorgio Pasqualini, 69 anni, di Badia Polesine, in carcere con l'ipotesi di reato di omicidio volontario a carico di Luca Ferracin, 45 anni, di Lendinara, ucciso a coltellate.

 A vibrarle, appunto, sarebbe stato, per l'accusa, nella prima notte dell'anno 2017, proprio Pasqualini. Si trovava in regime di detenzione domiciliare, per una storia di droga, nella sua abitazione di via Fabio Filzi, a Badia Polesine. Arrestato il marzo precedente, aveva limitato la pena e la stava scontando non in carcere, ma a casa.

Nella mattinata di mercoledì 25 ottobre, era partita la prima udienza del processo in Corte d'Assise, presieduta dal giudice Pietro Mondaini (LEGGI ARTICOLO). Il processo è poi entrato nel vivo nella mattinata di mercoledì 8 novembre, con la Corte presieduta da Angelo Risi, presidente del Tribunale, e a latere la collega Silvia Varotto. L'ipotesi di reato, per Pasqualini, è quella di omicidio volontario, con l'unica aggravante dei futili motivi. Per la figlia si è costituito parte civile l'avvocato Marco Del Piccolo di Rovigo, per tre dei quattro fratelli l'avvocato Adino Rossi di Badia Polesine. A difendere l'imputato, l'avvocato Franco Capuzzo di Padova. Non ha scelto riti alternativi: dibattimento.

Evidentemente, la difesa ritiene ci siano carte da giocarsi a processo, e carte buone. Del resto, la linea è sempre apparsa questa: nessuna volontà di negare di avere impugnato un coltello e colpito; la fondamentale precisazione, però, di averlo fatto per difesa. Per difendersi dalla aggressione di una persona più giovane, alta e prestante, che avrebbe fatto irruzione in casa da una finestra. Stringendo in pugno una pistola. In effetti, in quell'appartamento i carabinieri sequestrarono una pistola giocattolo. Si dovrà capire, nel corso del dibattimento, da dove provenga, se effettivamente quella notte qualcuno la stesse impugnando.

Tutto, secondo la ricostruzione dell'accusa, accade nella ultima notte dell'anno a Badia Polesine, nell'appartamento di via Finzi dove Pasqualini si trova in regime di detenzione domiciliare. La versione di Pasqualini sarebbe, appunto, quella di una irruzione. La accusa ha sempre mostrato dubbi, a questo proposito. Secondo il capo di imputazione, comunque, divampa una lite, violenta. Il motivo: Ferracin vorrebbe impadronirsi di alcune dosi di cocaina. Si scatena quindi lo scontro che lascia una persona sul terreno.

Una versione non incompatibile, con quanto affermato, in particolare, dal vicino. Ha detto, in particolare, che dopo i fatti avrebbe udito Pasqualini fare una chiamata al telefono nella quale affermava che Ferracin voleva la droga e aveva anche una rivoltella. Altre testimonianze, di altri vicini, non sono apparse altrettanto circostanziate. Tutti hanno spiegato che, pure avendo udito i tumori di una lite, non si sarebbero allarmati troppo, pensando a un diverbio provocato dai "fumi" del Capodanno. "Non erano infrequenti i rumori di litigi, tra i nostri vicini", ha proseguito un'altra testimone, non riferendosi in particolare a Pasqualini, ma in generale a quella che era la situazione in zona.

Ha deposto poi il fratello di Ferracin, che ha tratteggiato il ritratto di una persona fondamentalmente buona, ma profondamente tormentata dalla dipendenza, tanto che lo stesso fratello gli avrebbe negato un prestito, sapendo dove sarebbero stati investiti quei soldi.
 

E' quindi partita l'audizione degli investigatori, in primis il personale dei carabinieri del Nucleo investigativo, con l'esame corredato dalla proiezione delle foto dello stato dei luoghi come trovato quella notte.E' precisamente su questo che si consumerà lo scontro tra accusa e difesa. I dati di fatto sono questi: il corpo di Ferracin venne trovato a cavallo dell'ingresso del bagno. Con in mano una pistola giocattolo e nella cintura un coltellino. Una finestra dell'appartamento, affacciata sul terrazzino, era rotta. Il tutto dovrebbe fare pensare all'irruzione di una persona armata

Le domande dell'accusa, affidata al pubblico ministero Andrea Girlando, però, fanno pensare invece all'idea che si trattasse di una messinscena: i frammenti della finestra non apparirebbero come dovrebbero se davvero sfondati dall'interno e i guanti trovati sulle mani di Ferracin non sarebbero stati calzati perfettamente. Ovviamente diversa la ricostruzione della difesa che, come detto, pare puntare sulla piena legittimità della reazione di Pasqualini, a fronte di una minaccia grave e reale. Nel corso delle prossime udienze, uno snodo importante sarà rappresentato dal confronto tra i consulenti medici di accusa e difesa.

8 novembre 2017
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