IL CASO A ROVIGO Sotto accusa due giovani nigeriane, per una serie di colpi basati sul loro sex appeal. Ma su tutto il processo incombe la prescrizione

"Belle e spietate: finte prostitute, vere bandite"

Fondazione Cariparo Nuove Generazioni

 

Alla fine, c'è voluta la Cassazione per individuare la sede appropriata per celebrare un processo non banale, dal momento che vede imputate due giovani nigeriane che avrebbero utilizzato, almeno secondo l'ipotesi accusatoria, la propria avvenenza per mettere a segno non "semplici" furti, ma vere e proprie rapine



Rovigo -  E adesso si parte davvero. Sia perché la Cassazione si è pronunciata, determinando la competenza per il processo, sia perché il Collegio giudicante ha trovato finalmente una propria composizione stabile, presieduto dal giudice Angelo Risi, che è anche presidente del Tribunale.

 Sotto accusa si trovano due giovani, di 31 e 27 anni, difese dagli avvocati Federico Laurenti e Andrea Braccioli di Rovigo. Le due, secondo le contestazioni, tenevano un comportamento davvero particolare.

Si presentavano, sostiene l'accusa, come prostitute, ma in realtà il sesso era solo il mezzo per mettere a segno furti, rapine, estorsioni. E' questa l'accusa che la squadra mobile della questura di Rovigo rivolge a due giovani nigeriane, di 31 e 27 anni che tra 2009 e 2010 avrebbero letteralmente terrorizzato gli anziani di Rovigo. Su di loro hanno indagato a lungo gli investigatori di Rovigo, venendo alla fine a capo del caso a addebitando alle due almeno cinque episodi.

La posizione più pesante appare quella della 31enne, residente a Rovigo, secondo l'accusa coinvolta in tutti gli episodi contestati, mentre la presunta complice, 27enne, residente in Basso Polesine, viene chiamata in causa solo per un episodio di presunto furto. Partiamo da questo.

E' il 13 aprile del 2010 quando le due - secondo le contestazioni - attirano in casa un 78enne di Rovigo. Si spogliano, cominciano a toccarlo sul sedere e tra le gambe e una gli sfila il portafogli con dentro la pensione, mille euro. Poi, si chiudono in un'altra stanza, sino a quando l'anziano, spaesato e mesto se ne va. E' questo come detto l'unico episodio nel quale sono coinvolte tutte e due le imputate, con l'accusa di furto.

Poi il capo di imputazione elenca altri quattro episodi dei quali è accusata solo la 31enne, difesa dall'avvocato Federico Laurenti di Rovigo, mentre l'amica è assistita dal collega Andrea Braccioli. La 31enne è accusata di una presunta estorsione messa a segno a fine agosto 2009 a Rovigo ai danni di un anziano: avrebbe preteso 100 euro per una prestazione sessuale, minacciando altrimenti una denuncia per violenza. La vittima designata tuttavia non si perse d'animo e chiamò soccorso, provocando, sempre secondo questa ricostruzione, la fuga della donna.

Nello stesso periodo un altro episodio decisamente pesante: dopo il sesso, avrebbe sfilato dal portafogli di un anziano 700 euro e, scoperta, sarebbe corsa a prendere un coltello da cucina, minacciando l'uomo e dicendo tra l'altro che era pronta a fare intervenire il marito, nella stanza di fianco, a suo dire. Per l'accusa, è una rapina impropria.

A settembre un'altra vittima raggirata: la giovane si sarebbe spogliata in strada, avrebbe attirato un anziano, si sarebbe fatta consegnare un "anticipo" sulla prestazione sessuale e poi sarebbe scappata senza più rispondere al telefono. Un episodio considerato una truffa dagli investigatori e dalla Procura.

Infine, il 30 gennaio del 2010, l'ultimo episodio: la donna avrebbe chiesto un passaggio e un prestito da 20 euro a una persona al supermercato, dicendo di avere lasciato il portafogli a casa e di non potere pagare la spesa. Si sarebbe quindi fatta accompagnare a casa e, una volta qui, invece di riconsegnare la somma avrebbe ancora una volta preso il coltello, minacciando di morte e denuncia l'anziano. Per l'accusa, ancora una rapina impropria.

Da tenere presente, comunque, come sul procedimento avanzi l'ombra della prescrizione, dal momento che si parla di fatti risalenti al 2010.

9 novembre 2017
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