PECULATO E RICETTAZIONE PORTO VIRO (ROVIGO) Parte il processo per il manufatto di piazza Matteotti, davanti al Collegio come testimoni tanti volti noti in città. Il Comune è parte civile

"La ringhiera del monumento? Finita nel giardino di un privato"

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 La domanda era stata posta nei giorni scorsi dall'ex sindaco Thomas Giacon (LEGGI ARTICOLO), su quella che sarebbe stata la scelta dell'amministrazione comunale di Porto Viro in un processo decisamente particolare. La risposta è arrivata nella mattinata di giovedì 9 novembre, di fronte al Collegio del Tribunale di Rovigo. Il Comune ha scelto di mantenere la propria costituzione di parte civile, con l'avvocato Gianfranco Munari di Rovigo. Al centro del processo, la presunta "appropriazione" che sarebbe avvenuta ai danni della cancellata storica del monumento ai Caduti di piazza Matteotti (LEGGI ARTICOLO)

Porto Viro (Ro) - Tanti volti noti, di Porto Viro, in Tribunale a Rovigo, nella mattinata di giovedì 9 novembre, quando è entrato nel vivo, con l'audizione dei testimoni, il processo su un caso che ha fatto molto scalpore. Vale a dire la presuna "scomparsa" della ringhiera in ferro battuto del Monumento ai Caduti di Piazza Matteotti, che sarebbe poi "riapparsa", perlomeno secondo la ricostruzione dell'accusa, in una abitazione privata.
 

 Si trovano imputati nel procedimento padre e figlio, A. G. e A. G., sono difesi dall'avvocato Paola Malasoma di Rovigo, che confida di arrivare all'assoluzione, ritenendo ci fossero gli spazi per una sentenza di non luogo a procedere già in fase di udienza preliminare. Imputati, quindi, padre e figlio. Al primo viene contestato il peculato, al secondo la ricettazione e la violazione dei sigilli. Il tutto in relazione alla presunta appropriazione della ringhiera che, secondo il capo di imputazione, dal 1924 agli anni Novanta cingeva il monumento ai Caduti della prima guerra mondiale che si trova in Piazza Matteotti a Porto Viro.

Secondo quanto ipotizzato dall'accusa, in pratica il padre, che è stato anche responsabile del settore Manutenzione e magazzini del Comune di Porto Viro, si sarebbe appropriato della recinzione, prelevandola dal magazzino comunale noto anche come ex caserma della Finanza. La recinzione sarebbe stata poi installata a casa del figlio, che ad aprile del 2014, sempre secondo questa tesi, avrebbe pure rimosso i sigilli del bene per il quale era stato nominato custode giudiziale.

Sin qui le contestazioni. Che lasciano però spazio ad alcune perplessità, secondo la difesa, che ha tutte le intenzioni di esplicitarle nel corso del dibattimento. In base a quanto era stato ricostruito dalla difesa, c'è subito un problema che appare insormontabile: dagli anni Venti agli anni Novanta non c'è stata una unica ringhiera a proteggere quel monumento. C'è stato almeno un restyling completo, documentato fotograficamente dalla difesa: nelle immagini degli anni Settanta si vede con chiarezza la recinzione non è più quella originaria. Negli anni '90 poi anche questa seconda recinzione è stata rimossa: per chi lo guarda ora il monumento appare privo di ostacoli, calato nella piazza senza barriere.

Non solo: nessuno, secondo questa impostazione, sa dove sia finita, dopo il restauro, la ringhiera. O, meglio, le ringhiere. Non ci sarebbero agli atti documenti, immagini, certificazioni. Lo stesso personale del Comune sentito in sede di indagini non avrebbe saputo dare certezze in questo senso. Tutte argomentazioni che secondo la difesa avrebbero consentito di emettere una sentenza di non luogo a procedere in sede di udienza preliminare. Non è andata così e ora si deciderà a dibattimento la sorte del procedimento.

Nella mattinata di giovedì 9 novembre, tra gli altri sono stati ascoltati, come testimoni, l'allora sindaco Thomas Giacon, che si era adoperato per portare alla ribalta la vicenda, il comandante della polizia locale Mario Mantovan e il vice, ma anche tutti i tecnici che, a vario titolo, si sarebbero occupati della progettazione e dell'esecuzione dei lavori nell'abitazione privata dove sarebbe poi "ricomparss" la recinzione. Il pubblico ministero Sabrina Duò ha poi condotto l'esame del consulente, un esperto di Lendinara, che avrebbe esaminato la ringhiera destinata alla privata abitazione, confrontandola poi con documentazione storica su quello del monumento, attestando la corrispondenza. Un punto, questo, che potrebbe essere determinante per il prosieguo del dibattimento.

Anche nel corso dell'esame del consulente, sono emersi non pochi dubbi sull'esatta identificazione della ringhiera. O, meglio, delle ringhiere che, nel corso degli anni, potrebbero essersi succedute nel corso delle vatie vicissitudini storiche,

9 novembre 2017
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