RUGBY AZZURRO L’Italia vince il primo test match di novembre battendo le Fiji 19-10. Fase in attacco da rivedere, note positive il pack e la precisione dalla piazzola

Gli azzurri faticano, ma portano a casa il risultato

Ottimo esordio di Hayward dal primo minuto
Ottimo anche l'esordio di Licata (Fiamme Oro)
Budd man of the match
Elezioni Diego Crivellari 730x90 Alternanza

L'esordio di Hayward dal primo minuto e quello di McKinley nella ripresa sono state le cose più positive mostrate dalla nazionale italiana. I due equiparati, assieme a Budd, altro equiparato, sono stati tra i migliori in campo. 
Tra una settimana, però, una prestazione come quella vista a Catania potrebbe non bastare contro un'Argentina che ha venduto cara la pelle a Twickenham con l'Inghilterra


Catania - Della “nuova” Italia, quella che dopo un po' di tempo di cura O'Shea avrebbe dovuto mostrare segnali di crescita sul piano del gioco, al Massimino di Catania si è visto ben poco. Per avere ragione delle sconclusionate e fallose Fiji è stato necessario ripiegare ancora una volta su quella “vecchia”, quella che sa usare, ancora bene per fortuna, mischia e piede. Il pack e la precisione dalla piazzola hanno regalato agli azzurri una vittoria faticata anche se ampiamente meritata. Chi si attendeva la qualità della prestazione dovrà pazientare ancora. Anche stavolta il limite della nazionale è stata l'efficacia, o meglio l'inefficacia, del proprio gioco d'attacco. Da questo punto di vista il primo tempo disputato dagli azzurri è stato esemplare: dopo quaranta minuti di possesso e di dominio territoriale quasi ininterrotto si è andati al riposo sul 10 a 10 con i fijiani abili a sfruttare le rare occasioni avute e con la squadra di O'Shea a macinare gioco con guadagni di terreno impercettibili e una debole pericolosità offensiva. Nella ripresa l'Italia ha cambiato registro affidandosi soprattutto agli avanzamenti della mischia. 

I tanti errori e i numerosi falli delle Fiji hanno poi reso meno complicato il lavoro di Parisse e compagni che non hanno faticato più di tanto nel contenere le poche incursioni d'attacco della formazione isolana. Il piede di Canna prima, e quello di McKinley nel finale, hanno dato all'Italia una vittoria preziosa (vincere questo match, però, era il minimo sindacale richiesto) che sicuramente ha fatto iniziare con il passo giusto la serie dei test di questo mese. Le note positive, oltre al risultato, sono più legate a qualche prestazione individuale più che al gioco della squadra. L'esordio di Hayward dal primo minuto e quello di McKinley nella ripresa sono state le cose più positive mostrate dalla nazionale italiana. I due equiparati, assieme a Budd, altro equiparato, sono stati tra i migliori in campo. Una buona notizia per la squadra azzurra che può contare su giocatori in grado di elevare il livello tecnico dell'organico; un po' meno per il movimento rugbystico italiano costretto sempre a cercare fuori dai propri confini elementi di qualità. Nel primo tempo la formazione di O'Shea ha fatto vedere le cose migliori e, allo stesso tempo, quelle peggiori. Nonostante un possesso da percentuali bulgare e una presenza quasi costante nella metà campo avversaria, l'Italia è riuscita solo raramente a rendersi davvero pericolosa. Troppo scontate e lente le manovre al largo (forse il campo stretto ha dato una mano alla difesa fijiana) per poter impensierire gli avversari. Non a caso la meta segnata dagli azzurri (l'unica dell'intero match marcata dall'Italia) è arrivata da un'azione del pack dopo una serie di percussioni partite da una mischia ordinata a ridosso della linea di meta. E' evidente che sul versante del gioco negli spazi allargati ci sia ancora molto da fare per O'Shea. Il tecnico irlandese ha provato a cambiare gli interpreti inserendo una inedita (in azzurro) coppia di centri, schierando Bellini all'ala dopo una lunga assenza e facendo esordire l'estremo neozelandese Hayward, ma il risultato non è stato molto diverso dalle tante prestazioni fornite dalla linea veloce italiana nelle precedenti partite. 

Per portare a casa questo match, allora, non è rimasto che tornare all'usato sicuro, alle cose che si sanno fare, come gli avanzamenti della mischia, le rolling maul da rimessa laterale e una buona tenuta difensiva. Un gioco che non farà stropicciare gli occhi e spellare le mani, ma che ha costretto i fijiani a forzare le loro iniziative portandoli a commettere errori e falli a ripetizione consentendo agli azzurri non correre pericoli e di mettersi in tasca un successo previsto ma non scontato. I primi quaranta minuti hanno visto un'Italia padrona del campo che ha imbastito azioni su azioni senza mai, però, sfruttare la profondità. La superiorità azzurra è stata sancita al 5' con un penalty di Canna, ma al 20', alla loro prima uscita in attacco, le Fiji hanno pareggiato, sempre dalla piazzola, con Volavola. La squadra di O'Shea ha continuato a dominare il gioco e al 28' hanno sfondato la linea difensiva avversaria con una percussione di Ferrari dopo una serie di ripartenze del pack a ridosso della meta. 

Mentre tutti si aspettavano la crescita dell'Italia, sulla spinta di un grande possesso, le Fiji hanno rimesso in piedi la partita dapprima mettendo paura agli azzurri sull'unica incertezza di Hayward nel corso del match e poi pareggiando con una meta di Nakarawa che si è liberato sin troppo facilmente di un paio di difensori azzurri dopo una rimessa laterale. Per l'Italia tanta fatica per nulla, insomma. 

Nella ripresa la partita è stata meno brillante con un ritmo troppo spesso spezzettato da errori e falli. Questo ha permesso agli azzurri di giocare un rugby meno spettacolare, ma con il quale hanno maggiore confidenza. Con il pack diventato protagonista la partita dell'Italia ha preso una piega diversa nella quale è bastato avere un po' di pazienza. I falli dei fijiani sono puntualmente arrivati permettendo agli azzurri di allungare nel risultato con Canna che ha centrato due volte i pali, al 13' e al 17'. La reazione delle Fiji, troppo confusa e piena di errori, è sempre stata controllata dall'Italia che non ha saputo sfruttare, però, una superiorità numerica a metà ripresa arrivata con il cartellino giallo rimediato da Volavola. Nel finale, comunque, c'è stato il sigillo sul match con un altro piazzato, stavolta realizzato da McKinley il cui ingresso è parso dare maggiore incisività alla linea arretrata. Tra una settimana, però, una prestazione come quella vista a Catania potrebbe non bastare contro un'Argentina che ha venduto cara la pelle a Twickenham con l'Inghilterra. Il risultato finale (21 a 8 per gli inglesi con una meta dubbia che nemmeno il TMO ha saputo decifrare) non dice tutta la verità. Se i Pumas (che nel finale hanno segnato una meta dopo 30 fasi!) non avessero avuto un rendimento disastroso dalla piazzola, con almeno una dozzina di punti gettati alle ortiche, si parlerebbe di una partita diversa. Quello tra una settimana a Firenze è probabilmente il test-match più importante per gli azzurri che dovranno verificare contro un avversario forte, ma non fortissimo, le loro ambizioni e il loro reale valore.

Roberto Roversi

ITALIA – FIJI 19 – 10

MARCATORI: p.t. 5' c.p. Canna, 20' c.p. Volavola, 28' m. Ferrari tr. Canna, 38' m. Nakaraua tr. Volavola; s.t. 13' c.p. Canna, 16' c.p. Canna, 39' c.p. McKinley.

ITALIA: Hayward; Sarto, Boni, Castello, Bellini; Canna (25’ s.t. Mckinley), Violi (29’ s.t. Gori); Parisse (c); Steyn, Minto (17’ s.t. Licata); Budd, Fuser (29’ s.t. Lazzaroni), Ferrari (7’ s.t. Chistolini), Bigi (25’ s.t. Ghiraldini), Lovotti (11’ Zani). All. O’Shea

FIJI: Murimuriwalu; Tuisova, Tikoirotuma, Vatubua (12’ s.t. Botia); Nagusa; Volavola, Lomani (12’ s.t. Seniloli), Nagusa (28’ s.t. Voka); Qera (c), Kunatani; Nakarawa; Ratuniyarawa (28’ s.t. Nabou); Saulo, Talemaitoga (16’ s.t. Koto), Ma’afu (15’ s.t. Ravai). All. Mckee

ARBITRO: John Lacey (Irlanda)

NOTE: p.t. 10-10. Spettatori 12.343. Cartellino giallo per Volavola (Fiji) al 23' s.t. Calciatori: Canna 11 p.ti (c.p. 3/3, tr. 1/1), McKinley 3 p.ti (c.p. 1/1); Volavola 5 p.ti (c.p. 1/2, tr. 1/1). 

Man of the Match: Budd.

 

 

11 novembre 2017




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