POLIZIA ROVIGO Nomi "storici" di Rovigo, ma non solo, nella maxi inchiesta portata avanti dalla squadra mobile. Gli indagati sono davvero numerosi

La squadra antidroga stronca lo spaccio: 30 indagati

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L'indagine, portata avanti dalla squadra antidroga della squadra mobile di Rovigo, guidata dal vicequestore aggiunto Bruno Zito, all'ennesimo successo investigativo, è molto più ampia di quanto, allo stato, emerge dalle 12 perquisizioni poste in essere nella mattinata di venerdì 10 novembre, che hanno portato a quattro arresti in flagranza di reato (LEGGI ARTICOLO). Gli investigatori avrebbero gettato luce su numerosi giri di spaccio, a vario livello, attivi non solo a Rovigo e in Polesine, ma anche a Padova e Bologna



Rovigo - Gli indagati che sono stati già perquisiti sono 12. Per quattro di loro, nella mattinata di venerdì 10 novembre, è arrivato l'arresto in flagranza di reato, a seguito del contestato rinvenimento, da parte del personale della squadra mobile della questura di Rovigo, di stupefacenti. Si tratta di Nicola Gasparetto, 30 anni, di Rovigo, al quale viene contestato il possesso di una cinquantina di grammi di marijuana; Astrit Gjeci, 48 anni, albanese domiciliato a Rovigo senza permesso di soggiorno, chiamato in causa per circa 12 grammi di cocaina; e i due fratelli albanesi Beqir e Taolant Domi, di 28 e 26 anni, che avrebbero nascosto una sessantina di grammi di cocaina in un thermos, nelle pertinenze dello stabile dove vivono, a Santa Maria Maddalena.

Sono altri otto, poi, coloro che si trovano indagati nel procedimento e che sono stati perquisiti dalla polizia, senza che emergessero elementi in grado di portare all'arresto. C. B., 42 anni, di Rovigo; M. A. M. B., 41 anni, marocchino senza fissa dimora; I. F., 41 anni, di Rovigo; S. M. 48 anni, di Padova; G. P., 40 anni, di Rovigo; R. R., 34 anni, di Rovigo; R. Z., 53 anni, di Padova; T. C., 40 anni, di Rovigo. Tra loro nomi noti, nell'ambiente dello spaccio o, comunque, del consumo di stupefacenti.

Si tratta di persone che, secondo quella che è l'attuale prospettazione dei fatti, avrebbero avuto parte in cessioni e commercio di cocaina, a vari livelli. Alcuni avrebbero ceduto dosi, altri quantitativi anche nell'ordine delle decine di grammi. Non apparterrebbero tutti a un medesimo gruppo, pur avendo connessioni tra loro, più o meno stabile. Già a questo punto, appare evidente come gli investigatori abbiano ottenuto uno spaccato ampio e variegato dello spaccio in città, con ramificazioni a Padova e anche a Bologna.

Ma il quadro non appare ancora completo: ci sarebbero almeno altre 18 persone che, per quanto non perquisite, sarebbero già coinvolte nell'indagine del personale della squadra mobile. In tutto, quindi, si arriva a un numero minimo di indagati di 30. Un'altra inchiesta di grandi proporzioni, quindi, della squadra mobile.

Per esempio, gli inquirenti ritengono di avere gettato piena e completa luce sui vari passaggi di mano di stupefacente parte del quale sarebbe finito a Enrica Boni, rodigina secondo questa ricostruzione dei fatti colpita da overdose il 3 dicembre, nella sua abitazione, in compagnia di Gasparetto  (LEGGI ARTICOLO), poi deceduta il 16 marzo nella struttura di Castelmassa dove era ospitata (LEGGI ARTICOLO). Un decesso a seguito del quale Gasparetto è stato anche indagato per morte come conseguenza di altro reato.

La fornitura, in particolare, sarebbe stata fatta a Gasparetto da tre persone, che avrebbero vantato un credito di oltre 13mila euro verso Gasparetto, a seguito di cessioni di stupefacente. Nulla, comunque, viene contestato ai tre in relazione al decesso di Boni.

11 novembre 2017
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