SERVIZI PROVINCIA ROVIGO Stefano Gallo della Cgil e Antonio Ienco della Uil denunciato l’organizzazione di Poste Italiane nel recapitare la posta 

"Ricorso smodato agli straordinari, è molto più che un’emergenza"

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Dipendenti costretti a protrarre volontariamente la loro permanenza in servizio o fare obbligatoriamente straordinari pur di recapitare la posta ai cittadini del Polesine poichè nel giro di due anni sono diminuiti i posti di lavoro: questa la denuncia che arriva dalle segreterie Cgil e Uil nei confronti di Poste Italiane nel servizio di recepito posta che sta divenendo sempre più fallimentare 



Rovigo - Una riorganizzazione che non funziona, ma anche fallimentare. Così ritengono il servizio di recapito delle poste Stefano Gallo della Cgil e Antonio Ienco della Uil, che denunciano lo stato in cui sono costretti a lavorare gli operatori ed il servizio offerto alla cittadinanza. 

“Si raggiungono livelli qualitativi accettabili solo grazie all’impegno profuso dai dipendenti: molti portalettere in alcune realtà protraggono volontariamente la loro permanenza in servizio - spiegano - perché assillati psicologicamente da una mole di lavoro e di adempimenti richiesti che non riescono più a gestire nel normale orario di lavoro pur di garantire la consegna della corrispondenza ai cittadini. In altre realtà al contrario i dipendenti vengono obbligati a prestare straordinario per far fronte alle medesime situazioni. 

E’ bene ricordare che lo straordinario è uno strumento contrattuale da utilizzarsi solo in casi eccezionali dovuti a incrementi saltuari dei volumi di posta da recapitare. Nella quotidianità, invece, si registra un ricorso smodato a questo istituto per fronteggiare emergenze che non si possono più considerare tali essendo le stesse ormai giornaliere o quasi”.

La principale causa dell’impatto della riorganizzazione dei servizi di consegna della posta è da attribuire al taglio enorme di zone di recapito (leggasi posti di lavoro) che in Polesine hanno visto percentuali elevate: “nel 2015 le zone erano 142 mentre oggi sono 91 (meno 51 posti di lavoro) distribuite fra i bacini di Rovigo, Adria e Occhiobello. - raccontano - Come organizzazioni sindacali avevamo a suo tempo manifestato ai tavoli regionali il nostro dissenso sulla non praticabilità del progetto di riorganizzazione del recapito a giorni alterni stante il taglio eccessivo delle zone di recapito stesse in Polesine”.

Quello che ritengono inaccettabile è che “il risultato negativo di questa gestione si voglia far ricadere sui dipendenti, soprattutto quelli in prima linea come ad esempio i portalettere, che oltre a dover giornalmente subire le rimostranze della clientela sono anche soggetti a paventati richiami (con conseguenti sanzioni disciplinari) per situazioni le cui cause non sono certamente da imputare a loro. Tutto questo ha comportato un deterioramento anche dell’ambiente lavorativo con conseguente innalzamento del livello di stress - commentano - a tal punto che si sono registrati casi per i quali si è dovuto ricorrere all’intervento del soccorso pubblico (Porto Viro). Si sta assistendo ad una sorta di indifferenza/miopia da parte dei vertici aziendali regionali congiunta ad una gestione spesso improvvisata della dirigenza locale che di fatto non sta producendo effetti positivi per far fronte alla continua emergenza nell’intera filiera dei servizi postali, ivi inclusa la questione relativa all’arrivo in ritardo dei furgoni che alimentano i centri di distribuzione (Porto Viro e Castelmassa)”.

A loro avviso solo con una completa revisione del progetto riorganizzativo si può rilanciare in termini migliorativi, sia per la cittadinanza che per il personale, “un servizio che ad oggi dimostra tutta la sua inefficienza. Invitiamo quindi la dirigenza di Poste Italiane - conclude - ad abbandonare atteggiamenti che di fatto sviliscano i lavoratori i quali hanno una loro dignità professionale e che sono una risorsa ed un valore aggiunto per Poste Italiane”.

 

21 novembre 2017
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