FUSIONE POLESINE ACQUE - CVS ROVIGO Il sindaco Massimo Bergamin motiva al consigliere della Lega Nord, Fabio Benetti, i motivi del suo “voltafaccia”. Il consiglio comunale gli aveva dato il mandato di votare “no”, ma il suo “No” ha trasformato in “Sì” il

La forma torna comoda per cambiare la sostanza

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Il consigliere della Lega Nord Fabio Benetti ottiene risposta dal primo cittadino in merito alla vicenda della aggregazione per incorporazione di Polesine Acque in Cvs (LEGGI ARTICOLO).  Per motivare la sua presenza in assemblea, che fece così validare la riunione e portare al voto favorevole dei comuni alla fusione, Bergamin spiega: “attenzione: ho ricevuto mandato dal Consiglio comunale ad andare a votare No, non di non apartecipare alla votazione"


Rovigo – "Il Sindaco non poteva non rispettare la volontà del Consiglio comunale in quanto avrebbe contravvenuto alla Legge. La non partecipazione e quindi il mancato rispetto del mandato esponeva il Comune di Rovigo ad un possibile danno erariale". Questo, ed altro, scrive Massimo Bergamin nella risposta a Fabio Benetti dove, al raggiungimento dell’obiettivo, il tanto sbandierato No alla fusione, al quale all’inizio sembrava tenere moltissimo, avrebbe invece preferito il pro-forma dall'effetto contrario. È la sintesi della risposta del sindaco Massimo Bergamin all’interrogazione scritta del consigliere della Lega Nord, Fabio Benetti, in merito al dietrofront del primo cittadino che, entrando in assemblea dei soci quel 9 agosto 2017 permise, con la presenza delle sue quote, l’approvazione della fusione tra Polesine Acque e Cvs, nonostante il suo consiglio comunale si fosse espresso contrario a questa fusione. “Mi hanno dato mandato di andare a votare no, e io l’ho fatto”, questa la risposta del sindaco al suo consigliere leghista. Dunque, invece di fare il possibile perché la volontà del suo consiglio divenisse realtà, il primo cittadino del capoluogo ha preferito lasciare da parte l’obiettivo per seguire scrupolosamente i passaggi amministrativi ben consapevole che la sua presenza avrebbe prodotto l'effetto esattamente opposto all'indirizzo ricevuto.

E per quanto riguarda i “famosi accordi”, in merito ai quali Benetti chiedeva lumi, il sindaco risponde al consigliere che una volta appurato che non sarebbe stato possibile bocciare la fusione, avrebbe “intrapreso una trattativa che potesse portare al miglioramento dei rapporti e qualche vantaggio al Polesine e a Rovigo”. Quelli che il primo cittadino del capoluogo definisce “sostanziali miglioramenti” riguardano per esempio (probabilmente il punto dell’accordo che maggiormente lo avrebbe convinto presentarsi in aula e far passare la fusione) il recupero dei crediti del Comune di Rovigo, poco più di 3 milioni di euro, entro novembre 2017, crediti che il Comune vanta da Polesine Acque e che dovrà rifondere Acquevenete. Soldi che farebbero molto comodo a Palazzo Nodari in questo momento storico. Accordi portati avanti in solitaria, senza alcun passaggio in Consiglio comunale perchè, sempre dalla penna di Massimo Bergamin si legge che: "per votare positivamente (alla luce dei nuovi accordi raggiunti) bisognava tornare in Consiglio, cambiare, motivando la decisione, e tornare in assemblea. Con i tempi della burocrazia e normativa societaria sarebbero passati almeno altri 45 giorni rendendo impossibile concludere entro il 2017 tutte le operazioni indicate".

Ormai è improbabile che i soldi vengano restituiti al Comune di Rovigo entro la fine del mese, e forse anche dell’anno, visto che il procedimento anche solo per la costituzione della nuova società di gestione dell’acqua, dal punto di vista formale, sarà lungo e complesso, come confermato dal presidente della neonata Acquevenete, Piergiorgio Cortelazzo (LEGGI ARTICOLO)

La risposta di Bergamin al quesito di Benetti, dunque, è scarica di nuove argomentazioni se non quelle già sentite dire dal primo cittadino dal momento della retromarcia sulla questione della fusione. Accordi favorevoli a Rovigo (sostiene lui), il recupero del credito entro novembre (che così celere non sarà), il rispetto del mandato del consiglio comunale (discutibile. Sì nella forma, No nella sostanza). La risposta del sindaco si conclude con una “lezione” di vita indirizzata al consigliere: “La disponibilità al confronto politico non manca, ritengo però che manchi la volontà di ascoltare, rispettare le posizioni diverse. Ciò nonostante sono sempre a disposizione per una valutazione nel merito, specialmente con lei che appartiene a questa maggioranza di governo". Chi ha orecchie per intendere intenda.
23 novembre 2017
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