COMUNE ROVIGO Cade la sanzione disciplinare che era stata comminata a Carla Cibola, sulla controversa vicenda della richiesta di ampliamento presentata da Unicomm Srl

Caso Famila: nessuna colpa della funzionaria

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Il giudice del Lavoro ha accolto il ricorso che era stato presentato da Carla Cibola, funzionaria del Comune di Rovigo, alla quale era stata comminata la sospensione dal servizio con privazione della retribuzione per cinque giorni, in relazione alla vicenda dell'ampliamento del Famila di via 8 Marzo (LEGGI ARTICOLO)



Rovigo - Era stata punita per la gestione di un procedimento del quale non era ufficializzato in nessuno modo fosse lei la responsabile. E' sostanzialmente questa la valutazione con la quale il giudice del Lavoro di Rovigo ha accolto il ricorso, presentato dall'avvocato Pierluigi Bonafin, per conto di Carla Cibola, funzionaria del Comune di Rovigo, alla quale erano stati inflitti cinque giorni di sospensione dal servizio con privazione della retribuzione.

La vicenda è una delle più note e, al tempo stesso, ingarbugliate, della storia recente di Rovigo. Tutto comincia quando Unicomm Srl, società di Due Ville, Vicenza, proprietaria dell'immobile Famila, chiede al Comune di Rovigo il permesso per ampliare la superficie di vendita. Non si parla di nuove costruzioni, ma di destinare alla vendita anche due locali prima usati per la semplice esposizione.

La proprietà ritiene che il Comune, non rispondendo entro i termini, sia scivolato nel silenzio assenso. Così che parte coi lavori. Palazzo Nodari prima pare suffragare questa impostazione, dal momento che avvia una indagine interna per capire chi abbia dimenticato la pratica (LEGGI ARTICOLO). Pochi giorni dopo però la linea cambia: nessun errore, si era entro i termini e quindi ha sbagliato la proprietà a partire con i lavori. Scatta un sopralluogo della polizia locale, con conseguente blocco dei lavori di ampliamento (LEGGI ARTICOLO). Sulla vicenda risulta aperto anche un contenzioso al Tar. Al di là di questo, però, il Comune decide di agire disciplinarmente.

Ne fanno le spese Cibola e un dirigente. Quest'ultimo non contesta la sanzione, comunque lieve, mentre per Cibola è questione di principio. Falliti vari tentativi di conciliazione si va in causa.

La ricostruzione della vicenda fatta dal giudice del Lavoro è chiara: Unicomm presenta la richiesta di ampliamento da 2.490 a 3100 metri quadrati il 20 maggio del 2015. Il 1° luglio, in sede di conferenza dei servizi, emerge come, secondo questa ricostruzione, manchi il requisito della conformità urbanistica dell'area interessata; il giorno dopo, il 2 luglio, la Regione del Veneto invia la bozza del verbale della seduta, mentre il 3 chiede al Comune di adottare il provvedimento conclusivo del procedimento. Così, però, non sarebbe avvenuto, tanto che Unicomm ritiene si sia formato il silenzio assenso e di potere quindi partire con i lavori.

A novembre - sempre del 2015 - la Regione invia una nota di censura dell'operato del Comune di Rovigo, mentre a febbraio 2016 si dà notizia dell'avvio del procedimento di annullamento dell'autorizzazione: alla fine, niente ampliamento. Arrivano però i provvedimenti disciplinari per le persone che vengono individuate, dalla apposita commissione del Comune, come le responsabili dell'errore. Una categoria nella quale Cibola ritiene di non figurare assolutamente.

La decisione del giudice del Lavoro le dà, in effetti, pienamente ragione: per un motivo molto semplice: il decreto dirigenziale che avrebbe individuato, secondo la tesi del Comune, Cibola come responsabile del procedimento, è in realtà tanto generico che "non individua in alcun modo il procedimento o i procedimenti attribuiti alla ricorrente". Come del resto sempre sostenuta dalla diretta interessata, che aveva spiegato di non avere mai seguito quella pratica. Risultato: ricorso accolto e sanzione caduta.

3 dicembre 2017




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