MAXI OPERAZIONE DEI CARABINIERI DI ADRIA (ROVIGO) Sgominato il gruppo che metteva a segno furti a raffica. Tutti stranieri, con regolare occupazione. Ma la sera...

Gli ordini arrivavano dalla Romania, poi furti a raffica in Polesine

Rolando Giusti, Umberto Carpin e Nicola Di Gesare
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Tutto confermato: il loro piccolo regno del terrore è finito (LEGGI ARTICOLO). La banda di romeni che rubavano nelle campagne e nelle case isolate è stata sgominata dall'indagine dei carabinieri della Compagnia di Adria, guidata dal capitano Rolando Giusti, assieme ai colleghi dell'investigativo, guidati dal maggiore Nicola Di Gesare a seguito di una brillante indagine

Adria (Ro) - Gli ordini arrivavano dalla Romania. Una lista della spesa. Attrezzi agricoli, soprattutto. Da rubare e portare in patria. Ma la copertura della banda romenia non ha retto all'indagine degli investigatori, i carabinieri, che hanno fatto scattare quattro fermi di polizia giudiziaria poi convalidati dal giudice, a suffragare la bontà dell'attività di indagine svolta. Convalida parziale, per furto e ricettazione, mentre non è stato al momento valroizzato l'aspetto associativo. Disposta comunque la custodia cautelare in carcere per le prime ipotesi di reato.

L'indagine comincia a maggio 2017, a seguito di furti ai danni delle imprese agricole in Bassopolesine. A Corbola e ad Ariano nel Polesine, in particolare. Nel corso degli accertamenti, era stato individuato un Fiat Scudo usato per caricare e portare via materiale, appunto, di questo tipo. Lavorando poi sui varchi elettronici, telecamere e simili, è stato possibile focalizzare l'attenzione su una medesima banda di stranieri. Dopo l'estate gli accertamenti prendono via via quota. Si definisce, sempre secondo questa ricostruzione dei fatti, come tutti i componenti risultassero romeni.

La sede operativa della banda era su Adria, in zona Grattacielo. Si trattenevano nel covo una decina di giorni al massimo, per colpire in serie varie aziende agricole. Poi, con un grosso mezzo e un'auto civetta che li precedeva per dare conto di eventuali posti di blocco, portavano tutta la refurtiva in Romania. I furti, secondo questa ricostruzione, avvenivano in base a una vera e propria lista della spesa fatta in Romania, con i colpi che venivano poi commessi nel nostro Paese e nella nostra provincia.

Il gruppo aveva un appoggio anche in un casolare di Gavello, dove, nel corso dell'accesso, sarebbero stati trovati anche veicoli provento di furto. I quattro sono stati descritti come persone esperte, caute, molto forti fisicamente, in grado di spostare a braccia mezzi di un certo peso e altrettanto veloci nella fuga. Sarebbero anche i responsabili del tentato furto all'azienda agricola Galassa di Gavello (LEGGI ARTICOLO). Tre romeni arrivavano solo per rubare, mentre uno di loro lavorava stabilmente in Polesine.

Il loro covo di Gavello era costellato, secondo questa ricostruzione dei fatti, di contromisure, una specie di "trappole": sassi, copertoni, manufatti che se urtati sarebbero caduti, dando l'allarme in caso di accesso da parte delle forze dell'ordine. Il gruppo era in grado di commettere almeno quattro furti a notte e il loro periodo di attività era di una settimana o dieci giorni, dopo di che tornavano in Romania col carico. Impressionante la loro conoscenza del territorio, che li metteva in grado di spostarsi tra viottoli in alcuni casi sconosciuti agli stessi polesani.
7 dicembre 2017




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