VIOLENZA SESSUALE (ROVIGO) Tutto sarebbe accaduto tra Delta polesano e Delta Ferrarese, nell'aprile del 2015. Un approccio sessuale molto pesante fatto da un ex poliziotto alla adolescente figlia dell'amico carabiniere

"Minore abusata": l'amicizia tra famiglie si spacca

Bagno e Calore - Caminetti e Stufe

Il caso era esploso a febbraio del 2017 (LEGGI ARTICOLO), mentre nella giornata di giovedì 7 febbraio c'è stata l'udienza cruciale del processo, di fronte ai giudici del collegio



Rovigo - Un processo delicatissimo. Sotto accusa si trova un ex poliziotto, oggi sui 60 anni, che avrebbe palpeggiato pesantemente la figlia, allora 17enne, dell'amico carabiniere, con le due famiglie legate da un rapporto di amicizia definita, dal genitore della minore che sarebbe stata abusata, addirittura "fraterna". "Lo amavo", ha detto il carabiniere, del Delta Ferrarese, parlando dell'ex amico, poliziotto in pensione, di 60 anni, bassopolesano, colui che avrebbe cercato di fare sesso con la figlia del primo, nell'aprile del 2015 ancora adolescente. 

Era, appunto, l'aprile del 2015, quando la figlia del carabiniere sarebbe andata a casa del 60enne, per vedere sul pc alcuni tatuaggi e scegliere quale farsi. Già al momento di salire le scale, l'uomo si sarebbe fatto precedere dalla giovane, toccandole le natiche e scatenando la sua violenta reazione.

Una volta davanti al Pc, le avrebbe fatto vedere film porno, poi la avrebbe poi abbrancata, buttandolesi addosso, palpeggiandola e leccandole un orecchio e le avrebbe chiesto se voleva fare le stesse cose che si vedevano sullo schermo. I familiari della ragazza sono costituiti parte civile nel procedimento, con l'avvocato Fulvia Fois.

L'udienza di giovedì 7 dicembre è stata particolarmente interessante, la prima "vera" udienza. E' stata sentita la giovane, ma anche la sorella e il padre. Audizioni molto tese, in un clima di acceso confronto tra le parti, conseguente anche alla natura dell'accusa contestata. Ascoltato anche il consulente tecnico Claudio Cesaro, esperto di informatica forense. Ha spiegato di non avere trovato film porno sulla memoria del pc e neppure ricerche in questo senso il giorno in cui si sarebbero verificati i fatti. Registrazioni di questo tipo sarebbero stati trovati in memorie esterne come pennette o dvd.

Da parte sua, l’imputato ha affermato che quel giorno non era successo nulla e che il materiale pornografico trovato nelle pen drive, che non ricordava di avere, era molto risalente nel tempo. L’imputato ha anche dato una spiegazione del movente delle accuse che gli sono state rivolte. L’uomo, infatti, avrebbe rivelato alla madre che la figlia aveva avuto una breve relazione, anche sessuale, con un ragazzo che aveva conosciuto in piscina. Si tratterebbe, quindi, di una vera e propria invenzione da parte della giovane, fatta per vendicarsi dl fatto che lui aveva "fatto la spia", secondo il suo punto di vista, sui sui affari di cuore.

A un certo punto dell’audizione, la tensione tra pubblico ministero e imputato, aveva raggiunto un punto giudicato dal presidente del Collegio Angelo Risi sufficiente a interrompere l’audizione, sospendendo il procedimento e criticando questa maniera di difendersi. L’imputato, infatti, aveva parlato di minacce a suo carico, tanto da doversi “guardare le spalle” quando cammina e questa informazione aveva indotto il pm a informarlo di fare attenzione ad eventuali accuse, delle quali avrebbe poi potuto essere chiamato a rispondere.
 
Al rientro in aula, l’imputato, più calmo, ha detto che all’epoca dei fatti, durante un incontro per un chiarimento avrebbe ricevuto un pugno in testa dal padre della presunta vittima e sarebbe stato minacciato. “Mi ha detto che avrebbe speso 20mila euro, avrebbe fatto arrivare due persone da Napoli e mi avrebbero ammazzato”. L’imputato inoltre ha detto che all’epoca era in attesa di trapianto di midollo, quindi preoccupato e debilitato.

L'udienza è stata quindi rinviata al 1° febbraio del 2018, per ascoltare i testimoni della difesa e una eventuale discussione.

7 dicembre 2017




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