IL CASO AD ADRIA (ROVIGO) Le ha disposte il giudice, accogliendo la richiesta dei familiari di Marco Fabbris, morto il 15 settembre 2016. Otto i medici indagati

Morto dopo la crisi al pronto soccorso: nuove indagini

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All’esito dell’indagine, passata anche attraverso una complessa consulenza (LEGGI ARTICOLO), la Procura della Repubblica aveva domandato di archiviare l’indagine. Ad opporsi, i familiari di Marco Fabbris, 24 anni, il giovane adriese morto in ospedale ad Adria il 15 settembre del 2016, in circostante ritenute meritevoli di un approfondimento (LEGGI ARTICOLO). In prima battuta, per consentire gli accertamenti tecnici non ripetibili, quindi anche e soprattutto come atto a loro garanzia, erano stati indagati otto medici (LEGGI ARTICOLO). Nella mattinata di martedì 5 dicembre, una decisione importante sul futuro della delicata indagine



Rovigo - Non è il momento, perlomeno non ancora, di chiudere l’indagine, sancendo che non ci sono responsabilità. Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Rovigo Pietro Mondaini, accogliendo quindi la richiesta dell’avvocato Federico Bardelle, di Adria, che assiste i familiari di Marco Fabbris, 24 anni, che sono parte offesa nella vicenda. 

Marco era morto nella tarda mattinata di giovedì 15 settembre 2016, dopo essere entrato - secondo questa ricostruzione dei fatti - al pronto soccorso nella serata di martedì 13, lamentando gonfiore e dolore alla gola, per poi venire colto da una crisi. All’esito delle indagini, passate anche attraverso una consulenza medica, la Procura aveva domandato l’archiviazione, ossia di chiudere il caso senza procedere contro nessuno degli otto medici indagati in prima battuta. Un atto sostanzialmente dovuto, per potere notificare autopsia e consulenza a tutte le persone che avrebbero poi potuto trovarsi coinvolte nella vicenda.

Fatte le proprie valutazioni, quindi, la Procura aveva ritenuto non ci fossero responsabilità, avanzando una istanza conseguente. La famiglia del giovane si è opposta. Non perché pretenda che sia individuato a tutti i costi un responsabile, ma perché ritiene, sostenuta dal proprio avvocato, che si possa ancora fare qualcosa per capire sino in fondo per quale motivo il 24enne sia morto e, soprattutto, se sarebbe stato possibile salvarlo.

Massimo riserbo sulla natura delle ulteriori indagini disposte dal giudice, ma uno dei punti fermi dell’opposizione pareva la richiesta di approfondire esattamente la scansione degli eventi al pronto soccorso, nella serata in cui il giovane vi fece accesso per poi subire un repentino peggioramento delle proprie condizioni.

7 dicembre 2017




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