GRUPPO BACHELET ROVIGO Un modo di procedere quello del sindaco Massimo Bergamin che si espone a critiche. Il gruppo politico culturale rodigino comincia ad intravvedere segnali di reazione nei cittadini

"Mancanza di trasparenza, voltafaccia, disinformazione"

Deltablues 2018

L’invito ad occupare il Celio, il voltafaccia su Polesine Acque (LEGGI ARTICOLO), ma anche la vicenda del recupero crediti da Acquevenete (LEGGI ARTICOLO), la gogna mediatica a chi la pensa diversamente (LEGGI ARTICOLO) e la mancanza di trasparenza e confronto in temi di estremo interesse per la città, come i contributi agli indigenti (LEGGI ARTICOLO) e la riqualificazione dell’ex ospedale Maddalena (LEGGI ARTICOLO). Il gruppo Bachelet fa il riassunto delle ultime vicende dell’amministrazione Bergamin, commentandole punto per punto



Rovigo – “L’ultima commedia, in ordine di tempo, messa in scena dal sindaco Massimo Bergamin è stata l’assemblea degli studenti del Celio in cui ha invitato all’occupazione, facendo finta di dimenticare che se gli studenti occuperanno la loro scuola dovranno farlo anche contro di lui che, in qualità di sindaco, è uno di quelli che devono trovare le soluzioni ai problemi anziché agitarli. Un comportamento che non è una sorpresa, ‘molto fumo e poco arrosto’”. Perlomeno, è quello che pensa il Gruppo Bachelet riunito per i tradizionali auguri di Natale, presenti, assieme al presidente e consigliere comunale, Andrea Borgato e il vice presidente, Antonio Barbiani, la consigliera comunale Giorgia Businaro, l’onorevole Diego Crivellari e il fondatore del gruppo, Francesco Milan.

Oltre che agitatore, il sindaco è anche un abile disinformatore, grazie anche a chi lo asseconda, considerata l’accusa ai consiglieri comunali avversari di essere responsabili della ritardata erogazione dei contributi a favore degli indigenti, con tanto di offensiva accusa di insensibilità – continua il gruppo Bachelet – La verità è che il sindaco ha presentato una delibera onnicomprensiva contenente, assieme a scelte condivisibili elementi di possibile illegittimità. Se davvero aveva a cuore i bisogni del sociale, come vuole rappresentarsi, bastava che accettasse la proposta di presentare delibere separate, consentendo un voto unanime sulle parti condivise e una legittima distinzione sulle parti, largamente preponderanti, non condivisibili e non trasparenti. La responsabilità del ritardo, quindi, è del sindaco e della sua maggioranza sempre più ristretta tanto da non essere in grado di votare l’immediata esecutività delle delibere”.

“Non bastasse il sindaco si è ‘pavoneggiato’ di avere ottenuto il pagamento di una parte del credito da Acquevenete grazie a suoi accordi con la nuova ‘governance’, ma è stato smentito dal vicesindaco di Adria, Federico Simoni, che è di centrodestra, che ha ricordato come tutti i Comuni siano stati trattati allo stesso modo, senza preferenza alcuna – continuano i rappresentanti del gruppo politico culturale – Anche in questa circostanza la notizia data da Bergamin non corrisponde ai fatti. Il sindaco voleva, in questo modo, giustificarsi per il ben noto voltafaccia sulla questione Polesine Acque, una vicenda da lui mai chiarita e tale rimane perché ad oggi ancora non si sa cosa lo ha portato a cambiare di fatto posizione dopo aver bloccato per anni la fusione stessa”.

“Anzi, ora propone di organizzare il Consorzio di Sviluppo sul modello area vasta” come Acquevenete (parole sue). A parte che si tratta di un’idea di altri, un ragionamento più volte avanzato da diversi interlocutori, anche dal gruppo Bachelet durante un convegno di qualche anno fa sull’area meridionale del Veneto o area vasta del basso Veneto nel quale aveva indicato in Consvipo lo strumento adatto, c’è da chiedersi se il sindaco abbia un qualche progetto coerente da portare avanti considerato che sino ad ora ha sempre proclamato il contrario”.

“Infine, ma se ne potrebbero portare altri di esempi, i contributi statali per la riqualificazione della Commenda Ovest, un progetto il cui finanziamento è merito del Governo e non dell’attuale amministrazione, presentato di corsa il consiglio il 12 dicembre scorso per avere la delega per firmare la convenzione con lo Stato, quando le opposizioni chiedevano da mesi di essere messe a conoscenza dell’iniziativa.  Sullo sfondo resta il fatto che questa amministrazione si muove in un ambito di scarsa trasparenza, nascondendo le proprie incapacità, offendendo gli avversari senza alcuna remora e additandoli alla ‘pubblica crocifissione’ attraverso un metodo basato su interpretazioni diciamo ‘discutibili’ dei fatti.

Per fortuna non tutti ci stanno e si cominciano ad intravvedere segnali di reazione, ancora insufficienti, ma che alimentano la speranza che Rovigo e i suoi cittadini si risveglino e si rendano conto che non sono bene amministrati, bensì condizionati da una sorta di ‘grande fratello’ della disinformazione”.

18 dicembre 2017
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